Ivoriano aggredito ad Arzano: “Sono nero e quindi devo morire?”

di Luca Mastinu |

Un post pubblicato su Facebook da Ossuele Gnegne, un ivoriano di 28 anni, ci è stato segnalato dai nostri lettori in quanto si presentava nella formula di un’immagine con didascalia, senza il supporto di fonti che consentissero il confronto.

Mi chiamo Ossuele Gnegne, ho 28 anni e sono originario della Costa d’Avorio.
Sono in Italia da 10 anni e come tutte le mattine, ieri notte, mi recavo in bici, alla palestra dove lavoro regolarmente, dove sono un dipendente come tutti.
All’improvviso un’auto mi viene incontro e mi investe
… la macchina si ferma e realizzo che non è stato un incidente, quell’auto, quegli “uomini” nell’auto volevano proprio me.

Quattro uomini scendono dalla vettura, inizio a tremare, gli domando “Cosa ho fatto?” e loro armati di bastoni, spranghe, sassi, armati di odio negli occhi mi rispondono “Vogliamo ucciderti”.

Mentre mi colpiscono penso a mia moglie, a mia moglie che non avrebbe mai accettato che degli uomini avessero potuto ucciderle il marito per un colore di pelle diverso dal loro.

Lei mi ha dato la forza di scappare, non è stato facile mantenere la calma, sono riuscito a nascondermi sotto una macchina, pioveva, tremavo ma nn era per il freddo, era per l’incubo che stavo vivendo. Ho preso il cellulare dalla tasca, ho chiamato i carabinieri, che fortunatamente pattugliavano nella zona e sono intervenuti immediatamente e hanno fermato e identificato quei carnefici.

Non pensavo di poter incontrare ancora persone così, a lavoro, nel mio quartiere svolgo una vita “normale” e tutti mi rispettano e mi vogliono bene.

Sono stato fortunato; ho lividi, contusioni, un braccio spezzato, ma tutto questo passerà.
Ciò che non passerà è il colore della mia pelle, che in questo mondo crea problemi.

Comprensibilmente – sono tantissimi i casi in cui le immagini associate a didascalie si rivelavano delle bufale o delle notizie distorte – tantissimi utenti hanno storto il naso, specie nel leggere la contraddizione che abbiamo evidenziato in rosso. Non sappiamo perché Ossuele abbia commesso l’errore, ma potrebbe essere dovuto a un problema di distrazione.

L’aggressione

L’episodio ha avuto luogo alle 4 del mattino del 31 gennaio ad Arzano (NA), mentre Ossuele stava transitando lungo via Napoli. Una Smart, improvvisamente, lo ha raggiunto e investito e dalla vettura sono scesi quattro ragazzi per infierire contro di lui. Agli schiaffi e i pugni gli aggressori hanno aggiunto l’utilizzo di un cric per batterlo ancora più ferocemente. Ossuele ha chiesto agli assalitori il perché di quell’aggressione, e i quattro ragazzi hanno risposto che volevano ucciderlo.

Ossuele, tuttavia, è riuscito a divincolarsi e si è nascosto nel cortile di una scuola – nel post racconta di essersi riparato sotto una macchina – dove è riuscito a chiedere aiuto ai carabinieri di Arzano. I militari sono intervenuti subito e sono riusciti a bloccare i quattro malviventi. Si tratta di quattro pregiudicati del luogo: due di essi hanno 18 anni, l’autista 21 e il quarto 24. Ossuele, a quel punto, è stato soccorso dal 118 che lo ha trasportato all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Frattamaggiore.

Come scrive anche l’Ansa, la vittima ha riportato contusioni multiple e la frattura dell’ulna. I quattro giovani sono stati fermati dai carabinieri e denunciati per lesioni aggravate. Non è ancora accertata la natura razzista dell’aggressione, e difatti le indagini sul movente sono ancora in corso. La pista razzista viene presa in considerazione da Francesco Emilio Borrelli, consigliere comunale dei Verdi: «Hanno tentato di uccidere un giovane immigrato con regolare permesso di soggiorno per il colore della sua pelle. Hanno organizzato una caccia all’uomo proprio come faceva il Ku Klux Klan».

Ripetiamo, tuttavia, che al di là della testimonianza rilasciata dalla vittima e dalle considerazioni di Borrelli, le indagini non hanno ancora confermato la natura razzista del vile gesto.

La solidarietà dei colleghi di lavoro e la testimonianza di Ossuele

Come riporta Il Mattino Luigi Tibello e Massimo Iermano, proprietari della palestra “Imperial” presso la quale Ossuele lavora come dipendente, hanno esposto un cartello all’ingresso con la scritta “Vietato l’ingresso ai violenti e ai razzisti». Sulle ragioni della brutale aggressione, la vittima si esprime così: «Non riesco a spiegare perché mi abbiano aggredito con tanta violenza. Sono un lavoratore, ho un regolare contratto e tutti i documenti in regola. Sarò costretto a portare il gesso per trenta giorni ma questo episodio mi ha fatto male non solo fisicamente»

La notizia è dunque vera e riportata anche dalle agenzie di stampa. Non è confermata, per il momento, la natura razzista dell’aggressione ai danni del giovane ivoriano residente ad Arzano.

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