BUFALA Ponte Morandi, la lettera del padre di Marta Danisi

di Luca Mastinu |

Sul Ponte Morandi abbiamo creato una raccolta di tutte le bufale comparse in rete. Quella della lettera del padre di Marta Dionisi, tragicamente spirata durante il crollo insieme al suo fidanzato Alberto Fanfani, si unisce al prontuario. I viralizzatori, come abbiamo già precisato, hanno sempre fame di morti. Succede, dunque, che ad ogni tragedia compaiono contenuti commoventi elaborati per far leva sui sentimenti del pubblico, dunque perfetti per creare una viralità senza freni.

In questi giorni, infatti, la foto sorridente di Marta Dionisi è comparsa sui social, accompagnata da una lettera attribuita al suo papà:

Scrivi quando arrivi.

“Mi avevi pregato tanto per andare in Sardegna col tuo fidanzato. Ti avevo detto che, fosse stato per me, non ci saresti andata. Però poi ho visto il tuo sorriso mentre programmavi i tuoi itinerari di viaggio, le escursioni, le giornate al mare. Ti ho detto di sí. Dovevi tornare a casa e raccontarmi come fosse stato. Dovevi dirmi che quel ragazzo ti aveva chiesto di sposarlo sulle note di quella canzone che cantavi sempre sotto la doccia, quella che hai messo anche oggi, prima di uscire. Prima di dirmi che mi volevi bene, stringendomi in un abbraccio. Tu con la tua testa sulla mia spalla e io con le mie mani ad accarezzarti quei capelli che non pettinavi mai. “Papà sono ricci.” E non era vero che “ogni riccio, un capriccio”. Per ogni tuo riccio si scatenavano dieci tempeste. Però eri buona. Eri tanto buona. Eri tua madre, senza la sua paura di vivere, con tanta voglia di guardare le cose belle del mondo.
Ti ho dato un bacio sulla fronte “scrivi quando arrivi, prima di prendere il traghetto”. “Scrivi quando arrivi”, era il mio dirti che ti volevo bene, che ero un papà preoccupato, ma felice di vederti felice a tua volta.

Poi ho sentito un boato, forte. Ho pensato a cosa potesse essere stato, ho cercato risposte, poi la notizia. Il ponte crollato, le vittime, era un inferno, dicevano. Ho sperato che mi chiamassi piangendo, dicendomi: “hai visto papà, c’è stato un crollo, ma io sono stata fortunata, avevo già attraversato il ponte” Avrei puntato il dito contro i politici corrotti, la scarsa manutenzione, la noncuranza di chi aveva compiuto una tale mattanza, ma avrei ringraziato di vedere di nuovo i tuoi occhi nocciola.
Ho sperato che tra quei morti non ci fossero i vostri nomi. Ho sperato di non vedervi ridotti ad una riga su un quotidiano.
Vorrei sapere di chi è la colpa, chi si è portato via le tue mani affusolate o le tue magliette sempre a maniche corte. Chissà cosa hai provato. Chissà come ti stava il terrore addosso.
Mai avrei pensato di poter avere cucita su di me la consapevolezza che fosse finita e che non avresti avuto più possibilità dalla vita. Niente laurea. Niente nuovi posti del mondo da fotografare, niente più “ti scrivo quando arrivo, papà”.

E mi chiedo come staranno gli altri genitori. Come starà chi ha perso il figlio senza una parola di cortesia. O un marito, una madre, un pezzo di cuore.

Mi chiedo perché. Perché tu. E non ottengo risposte se non un disperato silenzio. Ho pianto. Ho fatto scorrere quelle lacrime che tu mi recriminavi. Mi faccio pervadere dal dolore consapevole che non ti vedrò più. Consapevole che non ti accompagnerò all’altare. Consapevole che qualcuno, magari un padre come me, ha ignorato il problema per anni e ora parla di vincoli europei, governi precedenti e altre idiozie, cercando invano qualcuno contro cui puntare il dito, mentre ha addosso l’odore di morti che continuano ad aumentare. Consapevole che non ci sarai. Mai più.
Voglio che tu sappia che sono fiero di essere tuo padre. Fiero di averti avuta accanto. Fiero dei tuoi abbracci che mi hanno fatto diventare un uomo migliore. Fiero di averti accompagnata nelle tue piccole vittorie e nelle tue grandi sconfitte. Sono fiero di averti vista crescere. Con una morsa al cuore per non poterlo fare più.
E mentre c’è chi dal posto caldo dietro la propria scrivania discute sui vaccini, gli immigrati, le famiglie arcobaleno, mentre l’Italia crolla a pezzi, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà. Riposa in pace figlia mia.
Scrivi quando arrivi, in paradiso
Scrivi quando arrivi.

Per sempre tuo,
papà”

Chiunque si commuove, chiunque sente una stretta al cuore quando legge queste parole toccanti, lo strazio di un’ultima lettera di un padre mutilato dalla morte della propria figlia. È cinico, sicuramente, ma dobbiamo dirvi che si tratta di un falso. Ce lo fa notare Web Svelato (che ringraziamo) in un post pubblicato nelle ultime ore, ricordando che la falsa lettera attribuita al padre di Marta è solo una nuova versione di un’altra diffusa nel web in corrispondenza dell’attentato terroristico al Bataclan:

Qual è, però, la parte peggiore di questa bufala virale? Il padre di Marta non avrebbe mai potuto scrivere questa lettera, perché purtroppo è venuto a mancare precedentemente. Lo conferma un servizio di AMNotizie. Il padre di Marta è deceduto a 41 anni in seguito a una malattia:

Numerosi sono i siti web che smentiscono la lettera virale, come L’urloIl Sussidiario. Un lavoro che i mendicanti del web ripropongono puntualmente, calpestando la memoria e il rispetto delle vittime delle tragedie.

Dopo la tragedia del Ponte Morandi non vi è stata alcuna lettera scritta dal padre di Marta perché l’uomo, purtroppo, è già defunto.

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