“La sindaca di Monfalcone (Go) ha chiesto a tutti gli studenti delle scuole del territorio di segnalare i professori che dichiarano opinioni contrarie alla Lega”

di Bufale.net Team |

“La sindaca di Monfalcone (Go) ha chiesto a tutti gli studenti delle scuole del territorio di segnalare i professori che dichiarano opinioni contrarie alla Lega” Bufale.net

Il 26 ottobre la pagina Facebook Anonymous Antifascisti ha pubblicato un post sulla sindaca di Monfalcone (Gorizia) Anna Maria Cisint, la quale avrebbe chiesto a tutti gli studenti di segnalare i docenti con posizioni contrarie alla Lega, partito nel quale milita la prima cittadina.

La sindaca di Monfalcone (Go), la leghista Anna Maria Cisint, ha chiesto a tutti gli studenti delle scuole del territorio di “segnalare” i professori che dichiarano opinioni contrarie alla Lega, per poterli “schedare”.

Come ai tempi di Mussolini.

Forza, facciamo girare questa terribile notizia.
Che questa fascista si dimetta immediatamente.
Chi non rispetta la Costituzione non può rappresentarci!

Antefatto: il post dell’1 agosto

Una sua dichiarazione pubblicata l’1 agosto sul profilo Facebook era stata ripresa dalle principali testate italiane e da TPI. Anna Cisint aveva condiviso un articolo del giornalista Nicola Porro dal titolo: “La scuola pubblica? È occupata da insegnanti di sinistra e aveva commentato: “Ho molte segnalazioni anch’io… di ragazzi e ragazze delle scuole superiori. Valuteremo se da settembre far partire un servizio di ascolto riservato“.

Repubblica, il 4 agosto, aveva parlato di “almeno 10 segnalazioni” che la sindaca avrebbe ricevuto dai ragazzi delle scuole che manifestavano “preoccupazione e disagio”.

Dopo la pubblicazione del post la sindaca, a tal proposito, era stata travolta dalle polemiche. A queste si era unita Debora Serracchiani, ex presidente del Friuli Venezia-Giulia, che in un tweet del 4 agosto aveva scritto“A #Monfalcone la Lega apre la caccia alle streghe contro i terribili “insegnanti di sinistra” che infestano le scuole pubbliche. La sindaca Cisint vede “comunisti” dappertutto e invita i ragazzi a fare i nomi di chi la critica. Parola d’ordine: bocca chiusa e ubbidire al Capitano”.

Alla Serracchiani si affiancava Camilla Sgambato, Responsabile Scuola della Segreteria Nazionale del PD, che aveva dichiarato:

Ieri abbiamo toccato il punto più basso della deriva cui ci sta costringendo l’attuale classe dirigente, convinta che tutto sia nelle sue disponibilità.

L’uscita agghiacciante della sindaca di Monfalcone, che annuncia un imminente schedatura dei professori di sinistra, mostra che siamo ritornati ad un uso politico delle liste di proscrizione basate su una presunta avversità dei docenti non allineati al nuovo corso del leghismo.

In un Paese normale il Ministro dell’Interno, leader del partito della sindaca, ma soprattutto il Ministro dell’Istruzione avrebbero già censurato le scelte di questa sindaca. Evidentemente, oltre a non essere più un Paese normale, siamo un Paese senza memoria?

La replica di Anna Cisint del 5 agosto

Come anticipato poche righe fa, Repubblica il 4 agosto aveva raccolto le dichiarazioni di Anna Cisint, la quale aveva riferito che il suo intento – alla redazione aveva riferito di parlare da madre – era quello di fornire alle scuole degli strumenti di spirito critico autonomo e per questo aveva affidato al Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza un punto di ascolto riservato per valutare ogni singolo caso e, qualora necessario, segnalarlo a chi di competenza.

All’ondata di polemiche aveva risposto, in seguito, la diretta interessata con un post pubblicato su Facebook il 5 agosto:

Ancora pure invenzioni. Ricapitolo per coloro che proprio non ce la fanno a leggere oggettivamente la realtà (da La Repubblica ai vari Moretti e c.).
Giorni fa ho commentato un post di Porro che allegava la lettera di un’insegnante che denunciava la pressione degli insegnanti di sx all’interno della sua scuola: “Anch’io ho ricevuto segnalazioni di ragazzi e genitori e qualche insegnante – ho scritto- e per questo stiamo valutando di istituire uno sportello di ascolto’. Una cosa normale, ovvia credo, a tutela di tutti.
A Monfalcone c’è il garante dell’infanzia e adolescenza che potrà occuparsene. E Invece apriti cielo! Lesa maestà! La sinistra in coro (e la stampa di regime scrivendo e affermando falsità come spesso ormai succede) distorce la realtà a partire dalla signora Lucarelli (un’altra comunista con il Rolex) che ha twittato senza nemmeno verificare che ‘Il sindaco leghista vuol fare le liste di proscrizione.” Niente di più falso ovviamente ma tutto molto figlio di un certo stile…
La realtà però è molto più semplice e banale: i ragazzi, i genitori e gli insegnanti con cui ho parlato hanno evidenziato un disagio molto grave e nessuno meglio di un professionista (il garante è un ex insegnante) può valutare il ‘da farsi’. Nessuna lista di alcun tipo! Non fatevi imbrogliare dalle castronerie che scrivono sui giornaloni… però BASTA con questa dittatura consolidata a danno dei ns ragazzi!

Riepilogando, dunque, si trattava di creare un punto di ascolto affidato al Garante per l’infanzia e l’adolescenza con lo scopo di raccogliere le segnalazioni e, eventualmente, segnalarle alle autorità competenti, dunque al direttore scolastico o al Ministero. A più riprese, infatti, Anna Cisint aveva ribadito che non esisteva alcuna lista di proscrizione.

L’intervista a TPI del 6 agosto: “È un punto di ascolto non politico”

Il 6 agosto la redazione di TPI ha intervistato Anna Cisint, che ha nuovamente ribadito la sua posizione e la strumentalizzazione della stampa.

Visto il malessere che abbiamo percepito in maniera chiara per queste persone, valuteremo la possibilità di aprire un punto di ascolto. Sicuramente un punto di ascolto non politico. Abbiamo istituito la figura del garante della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza: per queste situazioni è utile che ci sia un tecnico a cui rivolgersi. Sono colpita della polemica montata ad arte. Io non ho mai detto né pensato di fare liste di proscrizione.

A quel punto la giornalista ha chiesto alla sindaca in base a quali segnalazioni fosse stata presa la decisione. Anna Cisint ha riferito che su una decina di casi erano state riferite situazioni di imbarazzo in merito ad alcune ore di lezione, durante le quali alcuni docenti avrebbero ecceduto nella manifestazione di posizioni personali in merito a temi sensibili che interessano più o meno direttamente la politica sul tema della sicurezza e dell’immigrazione, – lo aveva dichiarato anche al quotidiano locale Il Piccolo – perplessità che la sindaca ha precisato di non voler interpretare e per questo ha scelto la figura del Garante come strumento di ascolto per raccogliere i disagi presentati dalle famiglie. Soprattutto, Anna Cisint ha voluto sottolineare che la sua non è una demonizzazione del corpo docente.

Dalle polemiche che vedevano nella scelta della prima cittadina una mossa politica, l’11 agosto, aveva preso le distanze anche Francesco Orlando, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza che per questo caso era diventata una figura chiave della vicenda. Intervistato dal Piccolo aveva dichiarato: Non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di stilare liste di proscrizione di colleghi. Il mio compito precipuo è ascoltare, dialogare ed eventualmente segnalare alle autorità competenti gli estremi di un possibile disagio riscontrato”.

Orlando parlava di “colleghi” in quanto fino al 2017 era docente di religione presso la scuola media. Entrambi i protagonisti della vicenda, dunque, hanno parlato di ascolto non politico e soprattutto hanno negato l’esistenza di liste di proscrizione, un’attribuzione arrivata dalle correnti politiche opposte alla Lega.

Parliamo di acchiappalike, dunque, perché le parti coinvolte hanno ribadito a più riprese che l’argomento “liste di proscrizione” è stato frutto di una strumentalizzazione politica divenuta poi virale, mentre le intenzioni erano quelle di rispondere al disagio manifestato da alcune famiglie su una decina di casi in cui, durante le ore di lezione, alcuni docenti avevano espresso posizioni personali sul tema immigrazione e sicurezza. Lo scopo del punto di ascolto affidato al Garante, dunque, era solamente quello di valutare i singoli casi e decidere per un eventuale intervento degli organi competenti, senza schedature né censimenti.

L’intento, in poche parole, non era quello di raccogliere i nominativi dei docenti “di sinistra”, bensì quello di evitare che si facesse politica nelle aule scolastiche.

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