DISINFORMAZIONE Villa storica espropriata per ospitare profughi a Udine – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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I social network negli ultimi anni si sono rivelati un ottima fonte di visite per i siti internet e i quotidiani. Più è virale una notizia e più utenti la condivideranno anche senza leggerla per forza, fermandosi ovviamente al solo titolo, il quale dovrebbe riportare l’estrema sintesi del racconto. È il caso di TGCom24, il quale pubblica un articolo dal titolo “Udine, villa storica espropriata per ospitare profughi” che di fatto è già in contrasto con le prime righe dello stesso presenti nella condivisione Facebook:
udine-villa-storica-espropriata-tgcom24-profughi
Il  titolo dell’articolo è stato modificato successivamente in “Udine, 38 profughi in una villa storica Ma uno dei proprietari non lo sa“. Non si tratta di una contraffazione a mezzo di Facebook, come nel caso della bufala ai danni del sindaco di Livorno Nogarin, siccome già nell’URL dell’articolo viene riportata la frase “villa storica espropriata”:

tgcom24-url-villa-storica-espropriata-udine
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/friuli-venezia-giulia/udine-villa-storica-espropriata-per-ospitare-profughi_2112925-201502a.shtml

Potremmo parlare in questo caso di allarmismo, visto i precedenti articoli dove si parlava di requisizioni ed espropriazioni di immobili per ospitare i profughi, ma non si tratta ne di uno ne dell’altro caso: “Villa Lovaria” non è stata espropriata.
Alessandro Viscovich, erede del conte Antonio Lovaria deceduto l’anno scorso, ha affittato alla Croce rossa per un anno i due appartamenti di sua proprietà situati nel complesso della villa (uno di 265 e uno di 396 metri quadri, con tanto di contratto e a prezzo di mercato). Capite già che non si tratta nemmeno dell’intera villa, ma solo di alcune sue parti e di proprietà di un privato cittadino al quale non gli è stato espropriato o requisito alcun bene immobiliare.
A contrastare l’iniziativa sono stati il conte Francesco Lovaria, discendente della famiglia e proprietario del 60% della villa insieme ai fratelli Andrea, Anna e Isabella, il quale ha chiesto al prefetto, tramite l’avvocato Maurizio Miculan, di vietare l’utilizzo degli immobili di proprietà di Viscovich e di porne il sequestro preventivo.
Già il 21 maggio 2015 il sindaco di Pavia di Udine, Nonino, precisò:

«Capiamo tutti che si tratta di una cosa seria e proprio per questo non vogliamo alzare barricate. Esprimo solo una preoccupazione per l’impatto che questo fatto potrà avere sulla nostra comunità. Allarma certamente il numero di persone, non poche per un Comune come il nostro. […] Pur trattandosi di una scelta fatta da un privato che mette a disposizione qualcosa di suo, sinceramente lascia perplessi il fatto che una villa storica, uno dei fiori all’occhiello non solo della nostra comunità, ma di tutto il Friuli, con dei vincoli culturali, venga deputata a questo uso».

Secondo quanto sostenuto dal proprietario degli appartamenti, Viscovich, in merito alla questione legata al loro utilizzo fece richiesta di parere alla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici lo scorso 21 aprile. Inoltre sostiene di esseri mosso per «sentimento di deferenza nei riguardi del prefetto che si trova a gestire, nell’interesse della collettività, un’emergenza di eccezionale e grave portata, nonché per carità cristiana e sensibilità sociale».
Gli appartamenti, inoltre, sarebbero stati sempre adibiti a privata abitazione e non comprenderebbero arredi o affreschi storici suscettibili a deterioramento in seguito all’accoglienza. I profughi in questione, inoltre, non sono “neo sbarcati”, ma persone già ospitate dalla Croce rossa a Lignano Sabbiadoro, persone che, secondo quanto dichiarato da Viscovich, nei mesi trascorsi in Italia hanno manifestato condotte corrette.

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