DISINFORMAZIONE L'Europa vorrebbe farci produrre il formaggio con il latte in polvere – Bufale.net

di David Tyto Puente |

DISINFORMAZIONE L'Europa vorrebbe farci produrre il formaggio con il latte in polvere – Bufale.net Bufale.net

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Ci segnalano uno spot video realizzato dal canale TV Alice per dire NO al formaggio prodotto con il latte in polvere. Ad intervenire nel video sono Daniele Persegani, Franca Rizzi, Fabio Campoli, Grancesca Romana Barberini, Mattia Poggi e Monica Bianchessi, chef e volti del canale televisivo in questione.
Ecco come inizia il video:

Mattia Poggi: “L’Europa vorrebbe farci produrre il formaggio con il latte in polvere”

Avevamo già trattato questo tema in merito all’articolo pubblicato il 28 giugno 2015 da La Stampa, dal titolo “L’Ue ci impone il formaggio senza latte”. Non c’è alcuna imposizione a far produrre i formaggi con il latte in polvere.
Il tutto nasce dalla legge italiana del 1974 che vieta l’utilizzo del latte in polvere per la produzione di formaggi. Questa legge va contro i principi dell’Unione Europea in merito alla libera circolazione delle merci al suo interno.
Leggiamo quanto riportato dall’articolo pubblicato dal sito Alice.tv:

È grazie a quella legge (la n. 138 del’11 aprile 1974) che l’Italia primeggia oggi a livello internazionale nella produzione casearia, con quasi 500 diversi tipi di formaggi censiti a livello territoriale e tutelati da produttori appassionati, grandi e piccoli, che sono i custodi di un patrimonio gastronomico davvero unico.
Oggi quel patrimonio è in pericolo, dal momento che la Commissione Europea ci chiede con insistenza (e minaccia di aprire nei nostri confronti una procedura di infrazione) di abolire la legge 138, che considera una restrizione alla libera circolazione di merci come appunto il latte in polvere e il latte concentrato.
Inutile dire che l’eliminazione del divieto di produrre formaggio e yogurt senza il latte “vero” provocherebbe l’abbassamento della qualità, l’omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella unicità che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura al formaggio e allo yogurt italiano.

Siamo al limite dell’allarmismo sul patrimonio gastronomico italiano, già compiuto da Coldiretti presumendo il fantomatico “addio a 487 formaggi tipici“. Nel nostro precedente articolo avevamo ben specificato la questione legata ai formaggi DOP (“Denominazione di Origine Protetta”). I prodotti tipici nostrani, formaggi DOP come il Grana Padano, non potranno mai essere prodotti con il latte in polvere visto che la loro produzione è già protetta dall’Unione Europea.
Nonostante la legge 138 del 1974 in Italia è comunque possibile produrre alcuni tipi di formaggi con il latte in polvere? Si, ma solo nei formaggi fusi (come sottilette e formaggini).
Rischio di frodi? Nonostante la legge 138 del 1974 sia ancora in vigore, così come tante altre leggi, si continua a parlare di frodi in ambito alimentare. Il problema in Italia non è abolire questa legge, ma farne una che obblighi di aggiungere nell’etichetta se è stato utilizzato latte in polvere oppure no. Si, avete capito bene: mangiamo prodotti fatti con latte in polvere senza neanche saperlo visto che non è obbligatorio indicarlo in etichetta.
Noi avevamo parlato di questo argomento il 29 giugno 2015, successivamente fu Ilfattoalimentare.it con un articolo del 8 luglio 2015:

“Formaggio senza latte” lo chiede l’Unione Europea. È l’ennesima storiella di Coldiretti. Ecco cosa vuole davvero la Commissione. Nessuna imposizione. I latticini con latte in polvere li consumiamo tutti i giorni

Nell’articolo de Ilfattoalimentare vengono esposte numerose informazioni riguardo all’utilizzo del latte in polvere in Italia:

Il latte in polvere il più delle volte viene aggiunto per aggiustare il contenuto di proteine e grassi e standardizzare la materia prima e rappresenta un costo aggiuntivo e non un risparmio. La composizione del latte varia nei mesi. In estate quando fa molto caldo, come in queste settimane, il contenuto  proteico e di grasso diminuisce. Per ovviare a questi problemi  si aggiunge una piccola quota di  latte in polvere cercando di avvicinarsi il più possibile alla formula standard e proseguire con l’aggiunta del caglio fino ad ottenere il formaggio. Per contro  bisogna precisare che qualcuno potrebbe comunque trovare un modo per produrre nuovi formaggi solo con latte in polvere. A questo punto la cosa importante è dichiaralo in etichetta.
Una cosa però deve essere chiara: nessun caseificio può pensare di sostituire il latte fresco con il latte in polvere per produrre i formaggi italiani attualmente sul mercato come hanno scritto molti giornali. L’operazione non funziona perché la cagliata non riesce e il prodotto finale è deludente sia da un punto di vista estetico sia organolettico. Soprattutto se parliamo di mozzarella e crescenza. Stesso discorso vale per gli yogurt, ai quali viene aggiunta una piccola quantità di latte concentrato, per evaporazione od osmosi inversa, per dare più consistenza e densità. Questa procedura non è una furberia come qualcuno lascia intendere, ma solo un processo di lavorazione industriale per proporre uno yogurt con una consistenza diversa. I migliori yogurt stranieri, molto apprezzati in Italia, contengono dal 2 al 4% di latte in polvere.  Il latte in polvere il più delle volte viene aggiunto per aggiustare il contenuto di proteine e grassi e standardizzare la materia prima e rappresenta un costo aggiuntivo e non un risparmio. Per contro bisogna precisare che in futuro si potrebbe trovare un modo per produrre nuovi formaggi solo con latte in polvere. Nella realtà gli italiani comprano ogni giorno formaggi e yogurt francesi, olandesi o tedeschi corretti o standardizzati con latte in polvere e tutto ciò è legale perché non esistono problemi di salute o di igiene. Mentre è vietato aggiungere latte in polvere nel processo di lavorazione fatto in Italia.  Tutto ciò non  vuol dire che d’ora in poi il formaggio si farà con il latte in polvere, perché nessuno ha queste intenzioni, come si vuole lasciar credere.

Non solo, ecco come le grandi aziende ovviano il divieto:

Un altro elemento poco conosciuto è che oggi i grandi produttori per ovviare al divieto di utilizzo di latte in polvere  procedono alla concentrazione del latte fresco ultra o microfiltrato (retentato) e in questo modo ottengono un semilavorato arricchito in grassi e/o proteine da usare per standardizzare la composizione del latte prima della lavorazione. Altri invece acquistano direttamente questo semilavorato e tutto risulta assolutamente legale.

In conclusione, nello spot video di Alice si parla della Germania:

Mattia Poggi: “..magari proveniente dalla Germania…”
Franca Rizzi: “…che casualmente è il primo esportatore di latte in polvere.”

La Coldiretti riportò la tesi dell’asse franco-tedesco contro il Made in Italy. In merito a questo presunto “complotto alimentare” riportiamo quanto dichiarato dal professor Dario Casati, georgofilo, economista agrario e già prorettore dell’Università di Milano:

Se un produttore ottiene, con la tecnica casearia che conosce, un buon formaggio non è obbligato a usare la polvere di latte. È una facoltà, non un obbligo, e non possiamo sostenere che i formaggi europei, alcuni dei quali sono ottenuti con l’impiego di polvere, siano cattivi.
È l’approccio classico dell’Europa e fu usato anche in una lunghissima serie di controversie giuridiche fra Ue e Italia in materia di pasta.
Secondo la legge italiana è pasta solo quella ottenuta dall’utilizzo di grano duro mentre in altri paesi era possibile produrre pasta partendo da miscele di frumento tenero e duro. L’Italia fece ricorso e lo perse, ma il risultato fu paradossale.
Nonostante la possibilità di produrre anche in Italia pasta mescolando grano tenero e duro, il consumatore italiano rimase fedele alla pasta di grano duro e all’estero, sulla scia delle produzioni made in Italy a base esclusivamente di grano duro, i consumatori si orientarono verso il modello italiano. Per l’industria italiana della pastificazione fu un successo, con conseguente incremento di export.

Non solo con la pasta, anche con il caso riguardante il cioccolato ci fu un risultato simile:

Anche se l’interesse italiano come agricoltura è irrilevante, perché non produciamo né cacao né quei grassi coi quali il burro di cacao può essere sostituito. Per non nuocere ai paesi esportatori di cacao si stabilì di inserire nella norma comunitaria la possibilità di introdurre una piccola percentuale di materia miscelata, purché il grasso vegetale, definito con la consueta meticolosità pedante che caratterizza l’Unione europea, provenisse dallo stesso paese di produzione del cacao.
Chi lavorava il cioccolato con le miscele ha continuato a farlo, mentre la cioccolateria italiana ha continuato a farsi vanto di non utilizzarle.

Inoltre, afferma che già in Italia vengono importate materie prime per la produzione “tipica”:

Non dimentichiamoci che l’Italia ha bisogno di importare materia prima come il latte e già oggi importa cagliate, paste filate e semilavorati per fare formaggi, che non sono quelli tipici.

Ripetiamo ancora una volta: non vi è un’imposizione da parte dell’Unione Europea a produrre formaggi con latte in polvere, nessuno dovrà obbligatoriamente cambiare tipo di produzione del formaggio, e soprattutto quelli DOP. Il Governo italiano, per garantire la possibilità di scelta da parte del consumatore, dovrebbe imporre nell’etichetta se per la produzione è stato utilizzato latte in polvere oppure no.

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