DISINFORMAZIONE Le portano via bambino per darlo a coppia gay, l'atroce storia di Rosanna – Bufale.net

di David Tyto Puente |

DISINFORMAZIONE Le portano via bambino per darlo a coppia gay, l'atroce storia di Rosanna – Bufale.net Bufale.net

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Le bufale e la disinformazione sul tema delle unioni civili tocca anche questi punti. Abbiamo già trattato due casi in cui le notizie venivano date in maniera scorretta e alterata, ora ci troviamo di fronte ad un altra trattata da certi siti solo perché tra i protagonisti c’è una coppia omosessuale: il tutto per comunicare agli italiani che gli omosessuali sono pedofili, violentatori o mostri che strappano i figli dalle madri.
L’articolo in esame è stato pubblicato dal noto sito bufalaro “Gazzetta della Sera” (di cui ricordiamo la guida utile) pubblicato il 9 febbraio 2016 dal titolo “Le portano via bambino per darlo a coppia gay, l’atroce storia di Rosanna“. Anche in questo caso si tratta dell’ennesimo copia incolla, stavolta da un altro sito noto a Bufale.net anche per i due precedenti articoli sul tema.
La fonte originale è l’articolo del Daily Mail del 13 novembre 2015 in cui “Rosanna” (nome di fantasia dato alla signora di origine rumena) racconterebbe la sua versione dei fatti sull’allontanamento del bambino. Una versione dei fatti che, tuttavia, non è in accordo con quanto sentenziato dal tribunale britannico.
Ecco quanto riportato da Gazzetta della Sera:

Tutto inizia nel 2013, quando Rosanna, scienziata e ricercatrice, chiede ad un amico gay di donarle il seme per diventare genitori, prima che per lei, mamma, fosse troppo tardi. Moralmente sbagliato, ma mai quanto quello che accadrà dopo.

Ciò farebbe presupporre che per “Rosanna” fosse l’ultima possibilità di diventare madre. Apprendo invece che la signora è già madre di due ragazze adolescenti avute dall’ex marito britannico. Questa informazione viene data dallo stesso articolo del Daily Mail, ma viene appositamente negata al lettore italiano per sostenere la storia della donna vittima e la sua ultima occasione di diventare madre.
L’articolo prosegue:

Dopo la nascita, la donna battezza la bimba in una chiesa cristiana senza dirlo a Peter e al suo amante gay. Tiene la figlia con sé.
Ma poi, Peter, questo il nome dell’amico gay, decide con suo ‘marito’ di volere il bambino tutto per loro. E denuncia Rosanna: secondo lui avevano un accordo, lei sarebbe dovuta essere ‘solo’ la madre surrogata (Cirinnà) e al momento della nascita, avrebbe dovuto ‘cedere’ il figlio a loro. Peter e ‘compagno’.
Rossana nega di avere mai accettato un accordo simile. Non che sia importante, eticamente, ma lo sarà legalmente, perché la magistrato boldriniana darà ragione ai gay.

A parte ricordare il fatto che il Ddl Cirinnà non cita e non legalizza la pratica della “gravidanza surrogata” (illegale in Italia, anche per gli etero) e che l’articolo in esame riporta di fatto un’informazione sbagliata e scorretta per alterare il giudizio degli utenti in merito, informiamo i lettori che tale pratica è legale nel Regno Unito solo in maniera altruistica (non è concesso tramite pagamento in denaro).
“Rosanna”, nella sua versione dei fatti, sosterrebbe di non aver mai accettato di essere la madre surrogata del suo amico e di aver fatto un accordo con lui.
Come avrebbe fatto il giudice a sostenere che si trattasse di una gravidanza surrogata e non una gravidanza comune avvenuta in seguito ad un rapporto sessuale tra “Rosanna” e l’amico? Nel Regno Unito la gravidanza surrogata non deve avvenire tramite rapporto sessuale. Questo di fatto avvale la situazione in cui la donna si sia sottoposta alla fecondazione assistita. Non solo, lo stesso Daily Mail ne parlò nell’articolo del 5 maggio 2015:

The child was conceived by an artificial method at the gay couple’s home.

Come sono avvenuti i fatti riscontrati in tribunale e riportati nella sentenza del 4 maggio 2015? La battaglia legale iniziò ancora prima che la bambina compisse un mese, quando “Rosanna” diede alla luce senza avvertire il padre biologico. Oltre ad averle dato il nome alla bambina in segreto dal padre, la stessa “Rosanna” decise di battezzare la bambina senza il suo consenso (tramite il rito ortodosso, mentre il padre è protestante ed il compagno cattolico) e sfidando l’ordinanza del tribunale. Non solo, la donna cercò di influenzare non solo il magistrato, ma anche la comunità social, riportando immagini stereotipate e descrizioni negative sugli omosessuali e sulla coppia stessa:

The mother had used ‘stereotypical images and descriptions of gay men’; ‘insinuated that gay men in same-sex relationships behave in a sexually disinhibited manner’; and had said they were ‘sexually disloyal to each other’.
The mother also took the baby to hospital when nothing was wrong with her to try to smear the gay couple, the judge said.
The judge said she publicised her case on Facebook and social media as a means of ‘conducting her case not through the court alone but by recruiting support from others’.

Ecco il perché del divieto di parlarne, visto che già lo stava facendo screditando l’amico ed il suo compagno per il fatto di essere omosessuali e dichiarando pubblicamente che non si tratterebbe di una coppia “normale”, facendosi passare inoltre come “vittima” cercando il sostegno della comunità. Tutto questo si chiama diffamazione.
Nella sentenza viene dichiarato il fatto che la madre della bambina aveva deliberatamente ingannato il padre e il suo compagno circa le sue reali intenzioni, adescando il padre in qualità di donatore in modo di avere un altro figlio/a. Sia i comportamenti dimostrati dalla madre e la sua aggressività non l’hanno di certo aiutata nel processo, infatti l’affidamento è stato dato al padre biologico, ritenuto in grado dal giudice di crescere una bambina felice, equilibrata, sana ed in grado di soddisfare ogni sua necessità:

She declared: ‘While to move a young child from her mother is a difficult decision and is one which I make with regret as I am aware it will cause the mother distress, I conclude that the father is the parent who is best able to meet the girl’s needs both now and in the future.
‘It is he who has shown that he has the ability to allow her to grow into a happy, balanced and healthy adult and it is he who can help her to reach her greatest potential.’

Non solo, il magistrato Russell rilasciò all’epoca una chiara dichiarazione sollevando il problema legato agli accordi di questo genere:

This case is another example of how agreements between potential parents reached privately to conceive children to build a family go wrong and cause great distress to the biological parents and their spouses or partners

Come sempre le informazioni vanno date per intero, senza omettere o alterarne il contenuto, affinché i lettori possano farsi un’idea corretta, completa e senza filtri ideologici dei reali accadimenti.
Riportiamo per questa particolare occasione quanto riportato nell’articolo 9 del “Testo unico dei doveri del giornalista”  (PDF) in vigore dal 27 gennaio 2016:

Il giornalista:
a) rettifica, anche in assenza di specifica richiesta, con tempestività e appropriato rilievo, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate;
b) non dà notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica. Nel caso in cui ciò si riveli impossibile, ne informa il pubblico;
c) verifica, prima di pubblicare la notizia di un avviso di garanzia che ne sia a conoscenza l’interessato. Se non fosse possibile ne informa il pubblico;
d) controlla le informazioni ottenute per accertarne l’attendibilità;
e) rispetta il segreto professionale e dà notizia di tale circostanza nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate; in tutti gli altri casi le cita sempre e tale obbligo persiste anche quando si usino materiali – testi, immagini, sonoro – delle agenzie, di altri mezzi d’informazione o dei social network;
f) non accetta condizionamenti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione;
g) non omette fatti, dichiarazioni o dettagli essenziali alla completa ricostruzione di un avvenimento.

Ricordiamo ai lettori che i siti Gazzetta della Sera e la sua “fonte copia incollata” non sono testate giornalistiche e che i soggetti che li gestiscono, citati nelle nostre “guide utili“, non sono giornalisti iscritti all’albo. Il loro intento non è riportare reale e corretta informazione, ma un’informazione falsa e distorta con chiari obiettivi ideologici ed economici.

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