Cosa comporta la mancata convalida dell’arresto del Capitano Rackete?

di Shadow Ranger |

La mancata convalida dell’arresto del Capitano Rackete (chiamarla “Carola” ci pare un insopportabile e misogino atto di patronismo…) ha una serie di conseguenze che non a tutti sono chiare.

Ecco che arriviamo al soccorso, spiegandovi cosa comporta tutto questo per il soccorso, e dintorni.

Per quanto riguarda il Decreto Sicurezza Bis

Scrivere una legge è una cosa assai complicata. Bisogna, sostanzialmente, essere puntuali e precisi, dato che la legge è una enunciazione performativa. Ovvero, la forma più alta del linguaggio giuridico, qualcosa al confine con la ritualità Romana.

Io, legislatore, ordino qualcosa e questo qualcosa è così potente da modificare la realtà.

Ma tale modificazione della realtà non è assoluta. Ad esempio, il divieto di fumo crea una serie di “bolle”, i locali chiusi, dove fumare è inibito, ma non cancella il concetto del fumo.


In questo caso, abbiamo scoperto che il Decreto Sicurezza Bis

Secondo il gip di Agrigento, Alessandra Vella, che non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch Carola Rackete il decreto legge Sicurezza bis “non è applicabile alle azioni di salvataggio in quanto riferibile solo alle condotte degli scafisti”.

Incidentalmente, il provvedimento contiene un fortunato obiter dicta: nell’affermare che il Decreto Sicurezza Bis non si applica al caso di specie, dimostra che, agli occhi della legge, chi salva vite umane in mare non è assimilabile ad uno scafista.

Certo, mi direte voi miei piccoli giuristi da tastiera, patriotti dell’Internet, Somaristi con master all’Università della vita, ometti dai sogni più grandi delle vostre conoscenze: non siamo in un sistema di Common Law e le sentenze non formano diritto.

Giusto, ma formano giurisprudenza.

Che è un modo molto dimesso, perché gli avvocati sono persone dimesse ed eleganti anche quando spiegano mille volte la stessa cosa, per dire che tra il parere colto della Dottoressa Vella, Gip di Agrigento, ed il parere di Goccediluna2005, colei che lavora in Sono un pochitto pazzerella!11!111 e oltre alla licenza media ha anche ottenuto la prestigiosa laurea all’Università della Vita con master in Prendiamo a calci i perzone farze!!!111, probabilmente il primo è degno di studio nel diritto e di approfondimento, ed il secondo di sdegno ed un cauto scuotimento di testa.

Per quanto riguarda le ONLUS

Come vi abbiamo detto, il teorema ONLUS uguale Scafisti oggi subisce una fortissima battuta di arresto.

Difatti Libero, di solito non tenero verso posizioni progressiste verso l’immigrazione, ci ricorda che

Nel corso di un’audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, infatti, Patronaggio ha affermato: “I porti libici non sono da considerare porti sicuri”. Dunque, la toga ha aggiunto: “Quando si parla di porti sicuri non si intende solo un porto dove il naufrago può mettere piede sulla terraferma, ma un porto dove il migrante possa avere tutti i diritti garantiti”. Infine, Patronaggio ha concluso spiegando come “la zona Sar libica non appare presidiata dalla Guardia Costiera libica”. Parole con le quali il pm alleggerisce, e non poco, la posizione della Rackete. Per inciso, le parole di Patronaggio si intrecciano perfettamente con quelle di Enzo Moavero Milanesi, secondo il quale “si riscontrano oggettivi elementi che non possano far considerare la Libia come porto sicuro”.

Nonché

“Fino ad oggi non abbiamo avuto una prova di collusioni tra le ong e i trafficanti di esseri umani“.

Non è quindi la condotta di uno scafista che funge da tassì del mare, bensì è acclarato che:

  1. I porti Libici non sono porto sicuro. Come vi avevamo detto, ma del resto non è con piacere che ammettiamo di avere ragione
  2. La Guardia Costiera Libica non presidia correttamente la zona SAR, quindi a qualcuno tale incombente tocca
  3. Gli elementi oggettivi relativi alle operazioni di salvataggio che postulano la Libia come porto sicuro sono evidenti
  4. Non esistono prove di collusioni tra le ong e i trafficanti di esseri umani. Non sono esistite fin’ora, non esistono ora.

Per quanto riguarda Carola e il suo futuro processuale

Il provvedimento di diniego della convalida praticamente fornisce a Carola forti indizi sul fatto che la sua linea difensiva per il suo futuro processuale è ben corretta.

Ed è la stessa che noi stessi abbiamo descritto in modo molto esteso in questo approfondimento.

Il nostro parere in realtà non era nostro: era condiviso da personalità importanti nel diritto e nella navigazione come il Comandante De Falco e la Professoressa De Vittor.

Lo stato di necessità, presente in diversi ordinamenti tra cui il nostro (e quindi noto anche ad un cittadino tedesco di media istruzione) all’art 54 del codice penale dichiara che

Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo

Il provvedimento lo mette nero su bianco: non era solo una metafora di De Falco. Di fatto una nave nella situazione in cui era stata posta il Capitano Rackete è nella medesima situazione di una Autoambulanza, o una vettura privata con un ferito a bordo, costretta a violare il codice della strada per evitare la morte o la grave infermità permanente del ferito al suo interno.

E non solo! Il provvedimento esclude l’esistenza dei reati di resistenza e violenza a nave da guerra in toto, anche questo per le ragioni da noi esposte ed oltre, e si pone anche oltre

escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una “scriminante” legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare. Viene dunque meno la misura degli arresti domiciliari deciso dalla procura che aveva chiesto la convalida della misura restrittiva e il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Il gip sottolinea anche che la scelta del porto di Lampedusa non sia stata strumentale, ma obbligatoria perchè i porti dell Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri.

Infatti come era prevedibile, agli occhi del diritto scopriamo che una nave della guardia di finanza non è una nave da guerra, come prevedibile.

E come era prevedibile, viene riconosciuto il fatto che il Capitano Rackete, come tutti è sottoposto alle leggi della fisica e dell’inerzia.

Ed è applicabile alla resistenza a pubblico ufficiale la scriminante.

Un pesante indizio per il futuro, non pensate?

Ci sono provvedimenti cautelari che contengono in sé una cosiddetta “anticipazione”: un assaggio delle cose a venire, materiale per il concilio difensivo.

Uno smacco per chi, cattivista per forza voleva anticipare una condanna che vedeva già sicura, ed ora vede anticiparsi una ragionevolissima linea difensiva.

Carola Rackete è libera. Carola Rackete ha una linea difensiva perfettamente valida da giocare nel merito.

Cosa comporta per il mondo della politica

Al momento, un turbinare di vociare che non si spegnerà per molto, molto tempo. E che va considerato cursorio e non esaustivo. Molte dichiarazioni arriveranno nei prossimi giorni.

Il Ministro degli Interni conferma e tuona il suo desiderio di espellere Carola Rackete dall’Italia (anche se è opinabile che la stessa brami rimanervi…), spingendo il suo commento a qualcosa che La Stampa riporta come un affondo nei confronti della Magistratura.

Il Ministro del Lavoro Di Maio si dichiara sorpreso ed esprime vicinanza alla Guardia di Finanza (anche se riteniamo il provvedimento sia stato chiaro su ciò) insistendo per il sequestro di Sea Watch 3.

Il Presidente della Camera Fico ci richiama al rispetto per la Magistratura e le sue decisioni, Matteo Orfini esprime soddisfazione, e Gentiloni critica con asprezza il citato “affondo” verso la Magistratura che evidentemente sembra anche lui percepire.

La Portavoce del Governo Francese si era già rimessa ad ogni decisione del GIP, ma considera inaccettabile la posizione espressa sull’immigrazione, Leoluca Orlando annuncia la liberazione con giubilo.

Il portavoce di Sea Watch auspica un intervento politico attivo e non di mera discussione

«Serve una soluzione politica in modo che situazioni del genere non tornino a ripetersi», ha detto il portavoce Ruben Neugebauren. Ed ha aggiunto: «Siamo molto delusi dal governo tedesco e dall’Europa».

Già dalla vicenda della nave Aquarius un anno fa la situazione si sarebbe dovuta risolvere ma «si sono accampate scuse, si è dato la responsabilità agli altri dicendo che bloccavano la situazione e dicendo che serve una soluzione europea», prosegue il rappresentante della Ong. «Si, una soluzione europea sarebbe bella ma il governo tedesco dovrebbe impegnarsi in modo pro-attivo senza aspettare gli altri», ha proseguito. In questo senso, ha aggiunto, si dovrebbe permettere alle città tedesche che hanno chiesto di accogliere i migranti, di renderlo possibile. Oltre 60 città e comuni in Germania hanno dato la disponibilità ad accogliere le persone salvate in mare. L’organizzazione ha poi reso noto di avere raccolto «oltre un milione di euro» per coprire le spese legali della comandante Carola Rakete.

Cosa comporta per il Mediterraneo

Le operazioni SAR proseguiranno.

La sfida ora è trovare entro breve un’altra nave, visto che la Sea Watch 3, lasciata Lampedusa, verrà posta sotto sequestro nel porto di Licata per consentire ai magistrati di completare gli accertamenti. E’ invece tornata davanti alla Libia, dopo Open Arms e Sea Eye, anche Mediterranea Saving Humans: non con la Mare Ionio, anche lei sotto sequestro, ma con la Alex, la
nave appoggio. «Dovevamo partire e tornare in mare – dice la capomissione Alessandra Sciurba – E’ un lavoro fondamentale in
un mare che è sempre più svuotato di testimoni per via di questa assurda guerra dei governi europei alle navi delle Ong».

Ci racconta il Giornale di Sicilia.

E dal fronte delle donazioni, sono stati raccolti abbastanza soldi per le spese legali di Carola, e quindi possiamo dire che la solidarietà si è quantomeno riattivata.

Restiamo umani non è più un’auspicio: timidamente torna ad essere realtà.

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