Cassazione: il crocifisso in aula può restare, col parere della comunità scolastica

di Bufale.net Team |

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Contrordine amici, il crocifisso in aula può restare. Questo dice la Cassazione Civile, con sentenza a Sezioni Unite 6 luglio – 9 settembre 2021, 24414.

Può restare, ma la sentenza, definita a ragione “fiume” dall’autorevole portale Altalex fa molto di più che affermare la possibilità del crocifisso in aula di restare al suo posto. Ribalta completamente il paradigma: con un inglesismo, potremmo dichiarare che il crocifisso diventa “opt-in” e non più “opt-out”.

In Italiano per i non anglofoni o per chi dovesse storcere il naso, vince il principio per cui la parete scolastica nasce bianca e intonsa, priva di ogni simbolo, ma le classi hanno il ruolo di “colorirla” coi simboli della loro collettività.

Simbologia che può ben comprendere il crocifisso, per tutta una serie di ragioni storiche e sociali che vedremo con l’aiuto degli esperti, ma anche altri simboli legati al luogo, alla comunità ed alla storia locale.

Ma come suggerisce Altalex, conviene partire dall’inizio

La Vicenda

Ci ritroviamo in una scuola superiore, un professionale. Il docente di lettere, evidentemente contrario all’esibizione del simbolo religioso, continuava a esigere la rimozione dello stesso quantomeno in sua presenza.

Difatti, dinanzi all’opposizione degli studenti che richiedevano la permanenza del simbolo religioso, questi regolarmente entrava in aula, rimuoveva il crocifisso, teneva le sue lezioni e lo riappendeva solo al momento di andar via.

Gli studenti contattarono il dirigente scolastico, vi furono contrasti anche aspri tra lo stesso ed il docente che finì sanzionato con un provvedimento disciplinare.

La questione finì in tribunale, dove ora ne è uscita. In modo, continuando la metafora religiosa, assai salomonico

Andava ricercato il dialogo di tutti

La soluzione di prime cure, confermata in Tribunale del Lavoro come irrogata dal dirigente scolastico,  fu di sanzionare il docente con la sospensione per trenta giorni dal lavoro.

La Cassazione, salomonicamente, ritiene che la sanzione non andava irrogata.

Ma neppure arbitrariamente rimosso il simbolo.

Come nella metafora religiosa, ma anche nel film “Demolition Man” in cui il poliziotto John Spartan interpretato da Sylvester Stallone invitava sia i ribelli che i capi della società futuristica in cui viveva a “incontrarsi a metà strada” e dopo aver accettato il compromesso decidere insieme del futuro, la Cassazione dichiara che la scelta migliore era il dialogo.

Il docente avrebbe dovuto essere posto nella posizione di esprimere il suo dissenso e spiegare le sue ragioni. Anche gli studenti avrebbero dovuto essere posti nella stessa situazione. Il Dirigente Scolastico avrebbe dovuto ascoltare entrambi e trovare una soluzione di mezzo, senza riconoscere “diritti di veto” a nessuna parte.

Né al docente “in quanto docente” né alla classe. Semplicemente un democratico processo di scambio di idee in cui vagliare le plurime possibilità per contemperare esibizione e disagio del docente.

In mancanza della prova di detto scambio, non era irrogabile la sospensione.

A latere, la sospensione per la rimozione del crocefisso: è ancora aperto, con rinvio in Appello, il tronco relativo agli aspri contrasti che secondo gli atti processuali si sono concretati in espressioni sconvenienti e irriguardose rivolte dal docente al dirigente scolastico.

Tema questo per cui il dirigente avrà un’occasione in sede processuale per richiedere l’ascolto delle sue ragioni, ovviamente.

Ma il piatto forte è l’ultimo pezzo

Cassazione: il crocifisso in aula può restare, col parere della comunità scolastica

Il crocifisso in aula può restare dunque. Come riporta il Sole 24 Ore, la conclusione raggiunta dal Supremo consesso è in linea con la giurisprudenza della Corte di Strasburgo, secondo la quale l’esposizione di un simbolo delle radici culturali italiane non è una forma di proselitismo e di indottrinamento. Il crocifisso non è invasivo dal punto di vista psicologico e non condiziona gli allievi, come può fare un discorso didattico o la partecipazione ad attività religiose. E tantomeno può condizionare un docente. In quanto simbolo neutro parla solo a chi ha fede.

Sostanzialmente, proprio la natura neutra del Crocifisso lo rende inadatto a creare condizionamento psicologico e a giustificare la necessità di rimozioni di imperio per evitare situazione di disagio.

Se credi nel crocifisso ha valore, se non vi credi è semplicemente un arredo tra i tanti, come planetari, poster, fotografie e altro materiale scolastico.

Le mura di un’aula scolastica nascono bianche: è la comunità che le riempie.

E se la comunità decide di mettervi un crocefisso, dei planetari, o qualsiasi altro simbolo sociale o religioso caro al tessuto sociale e che non sia contra legem, potremo definirlo benvenuto.

Si registra la soddisfazione del segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo, per il verdetto del Supremo consesso «È innegabile – afferma Russo- che quell’uomo sofferente sulla croce non possa che essere simbolo di dialogo».

AGGIORNAMENTO: Data la natura bipartisan e salomonica della sentenza, che sostanzialmente descrive l’ambiente scolastico come neutro ai simboli all’origine, e da colorire su consenso della collettività, dobbiamo e possiamo registrare il parere positivo di UAAR stessa

«L’Uaar esprime viva soddisfazione per l’accoglimento del ricorso da lei patrocinato e che ha finalmente sancito nero su bianco la non compatibilità del crocifisso con lo stato laico». Questo il commento di Adele Orioli, responsabile delle iniziative giuridiche dell’Uaar in merito alla sentenza della Cassazione depositata oggi. Le sezioni unite civili scrivono infatti che «l’esposizione autoritativa del crocifisso nelle aule scolastiche non è compatibile con il principio supremo di laicità dello Stato. L’obbligo di esporre il crocifisso è espressione di una scelta confessionale. La religione cattolica costituiva un fattore di unità della nazione per il fascismo; ma nella democrazia costituzionale l’identificazione dello Stato con una religione non è più consentita».
Anche se rimangono aperti non pochi profili problematici è grande la soddisfazione nell’aver potuto difendere la legittima posizione di un insegnante di scuola pubblica.

Del resto, come per i migliori accordi, le migliori sentenze sono quelle dove tutti cedono un po’ per ottenere molto di più, e nessun diritto viene negato.

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