ALLARMISMO Il Bail in ed il prelievo forzoso – Bufale.net

di Shadow Ranger |

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Ci sono delle volte in cui dobbiamo affrontare notizie in fieri, ovvero ancora nel loro svolgimento, ripromettendoci di tornare a giochi fatti.
Come ad esempio per il nostro precedente articolo su c.d. “prelievo forzoso”, dato per certo ed approvato alla data di richiesta del quesito ed in realtà ancora in corso di discussione.
Adesso che la normativa ha preso forma, possiamo tranquillamente dichiarare che le nostre prime ipotesi su come la normativa si sarebbe sviluppata erano sostanzialmente corrette.
Il Sole24 Ore, riportato per i non abbonati in cartaceo da Nextquotidiano ha infatti pubblicato proprio in questi giorni una infografica che chiarisce come, esattamente nel modo da noi preventivato, il bail in sarebbe stato una mossa di limite, destinata ad attivarsi solo in caso di emergenza e, soprattutto, con effetti negligibili, se non nulli, per le tasche del consumatore medio.
Ribadisce il Sole24Ore:

Il cosiddetto “bail -in” consiste nella riduzione forzosa del valore delle azioni e del debito della banca in crisi, e/o nella conversione di quest’ultimo in capitale. In questo, si passa da un sistema in cui la risoluzione delle crisi è imperniata sul ricorso ad apporti esterni, forniti dallo Stato (bail-out) a un nuovo sistema,che ricerca all’interno degli stessi intermediari le risorse necessarie tramite il coinvolgimento di azionisti e creditori (bail in). Sono escluse dall`applicazione del bail -in alcune categorie, come i depositi di valore inferiore a 100.000 euro, oltre che agli azionisti e agli obbligazionisti meno assicurati. Fra i criteri di delega figura quello per cui il Governo dovrà valutare «l’opportunità di stabilire modalità applicative del bail-in coerenti con la forma societaria cooperativa». Potranno poi essere previste soglie più alte per le comunicazioni rilevanti, e dovrà essere di almeno 20mila euro la sanzione per insider trading.

Riassumendo quindi: nel solo caso di crisi grave ed irreversibile, quelle in cui lo Stato sarebbe stato chiamato ad intervenire con massicci fondi pubblici (quindi, presi dalle tasche di tutti), la crisi verrà gestita nell’ordine:

  1. Utilizzando le risorse degli azionisti
  2. Se queste non bastassero, passando ai valori obbligazionali
  3. Se anche questi non bastassassero, ricorrendo ai crediti non garantiti
  4. Se ancora non fosse possibile mobilitare queste ingenti risorse, allora e solo allora, attingendo ai soli depositi non garantiti superiori ai 100 mila euro ed ai debiti con la Bei

Capirete come l’eventualità di un simile evento, che colpirebbe comunque i soli depositi “ingenti” non già il risparmio “comune” diviene a questo punto rarissima.

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