AGGIORNAMENTO Le scarpe nuove per i terremotati? Vanno ai migranti

di Elisa Frare |

AGGIORNAMENTO Le scarpe nuove per i terremotati? Vanno ai migranti Bufale.net

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6 aprile 2009: una serie di scosse in poche ore cambia il volto del centro-Italia, aprendo una ferita che ancora non può essere richiusa. Parte una catena di solidarietà che ha dell’incredibile, e il partito di CasaPound effettua una donazione imponente di scarpe e vestiario di ogni genere per i terremotati del territorio colpito.

Febbraio 2016, 7 anni dopo: gli agenti del Nipaf della Forestale, durante dei controlli all’interno dell’autoparco comunale aquilano di via Rocco Carabba, quasi per caso scoprono una montagna di scarpe, pantaloni, abiti da lavoro e indumenti nuovi, ancora imballati, rimasti preda dell’incuria per anni. Quella che viene all’inizio scambiata per una discarica è invece la generosa donazione di CasaPound, mai andata a buon fine.

La notizia viene lanciata da Il Messaggero, “L’Aquila, doni agli sfollati del sisma abbandonati all’autoparco comunale”, Rete 8 “Doni destinati agli sfollati del terremoto del 6 aprile 2009 e mai arrivati a destinazione. Scarpe e indumenti rimasti imballati per sette anni e abbandonati all’interno dell’Autoparco comunale, già di per sé monumento all’abbandono”, News-Town “L’Aquila: scoperta discarica di scarpe firmate e vestiti, donazione agli sfollati del sisma”, che qui citiamo:

Centinaia di paia di scarpe di pregevole qualità, ancora imballate e dentro le rispettive scatole, da destinare agli sfollati del terremoto del 2009, ma da anni abbandonate all’interno dei capannoni dell’Autoparco comunale dell’Aquila, alla mercé di degrado, intemperie e animali.

E’ con sorpresa che gli uomini del Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) dell’Aquila hanno scoperto stamane all’interno dei magazzini di via Rocco Carabba una vera e propria discarica di rifiuti, composta però da abiti di vario tipo e soprattutto da centinaia di scatole ancora imballate contenenti scarpe della marca Vans.

Secondo quanto si apprende, il materiale, assieme ad abiti da lavoro, giubbotti, giacche e pantaloni sarebbe oggetto di una donazione di un’associazione ai terremotati dell’Aquila, colpiti dal sisma ormai quasi sette anni fa. Vestiti e calzature che, se ben conservate, sarebbero potuti servire per altre emergenze, come quelle che coinvolgono da tempo i migranti. L’operazione nella vasta area intorno all’Autoparco comunale, riportata già stamane dal sito di Radio L’Aquila 1, ha portato stamane al sequestro dell’ingente materiale stamane.

Le indagini, frutto del lavoro del Corpo Forestale e la cui titolarità è del pubblico ministero dell’Aquila Roberta D’Avolio, mira ora a capire il perché così tanto materiale, nuovo di zecca, sia stato abbandonato. E di chi sono le responsabilità.

Nell’articolo di Rete8 si denota già a febbraio l’intenzione futura, una volta capite le dinamiche, di donare il “tesoretto” di indumenti a varie associazioni benefiche:

Intanto il Comune assicura che i beni saranno presto consegnati alle associazioni di volontariato dell’Aquila.

Il giorno dopo, Il Messaggero fa seguire all’articolo l’aggiornamento “Scarpe di lusso e vestiti per sfollati all’autoparco, Casapound: è grave” che contiene un’intervista a Gianluca Iannone, leader di Casapound, che giustamente mostra sconcerto e rabbia e rivela che nelle donazioni erano presenti migliaia di scarpe di marca Vans. Si apre un’inchiesta per il reato di discarica abusiva, che a maggio viene chiusa senza imputati, come riporta “Scarpe donate e abbandonate il caso va verso l’archiviazione”:

Nessun colpevole per la giustizia ma resta senza ombra di dubbio l’aspetto morale. Va nella direzione dell’archiviazione l’inchiesta della Procura (pm Roberta D’Avolio) aperta nel mese di febbraio scorso quando all’interno dell’autoparco comunale di via Rocco Carabba, gettate tra cumuli di rifiuti di vario genere, all’interno di una vera e propria discarica coperta, erano emerse duemila paia circa di scarpe Vans donate nel post sisma dall’Associazione di promozione culturale Casapound. Lo sconcertante ritrovamento era stato portato a galla dagli agenti del Nipaf della Forestale, insieme a quelli della stazione dell’Aquila e di Tornimparte, oltre agli agenti della Pg in servizio presso la Procura della Repubblica. Tra le donazioni mai giunte a destinazione anche abiti da lavoro, tra giacche, pantaloni e giubbini. Materiale tutto rigorosamente imballato ed incelofanato ma gettato tra i rifiuti. Addirittura gli agenti della Forestale, diretti da Antonio Rampini e Alberto Maurizi della Sezione di Pg, avevano scoperto come diverse scatole delle scarpe fossero stati aperte, segno che qualcuno aveva rubato per sé le pregiate scarpe destinate alla popolazione terremotata. Contrariamente di quanto non ha fatto subito dopo il sisma qualche amministratore, la Forestale si è prodigata a donare la cospicua merce ad associazioni di volontariato presenti in città, nel Comune di Fontecchio ed in quello di Giulianova. Sulla vicenda era stato sentito in qualità di persona informata dei fatti il sindaco Massimo Cialente.

Una ricostruzione completa la riporta Libero Quotidiano in “Le scarpe per i terremotati finiscono ai profughi”:

Ennesima beffa per i terremotati dell’Aquila. Oltre 5mila scarpe di marca destinate agli sfollati del sisma del 2009 sono infatti finiti alle associazioni che si occupano di accoglienza. Ergo, agli immigrati. A loro, riporta il Giornale, sono andati cappotti, giacche, pantaloni e scarpe, appunto.

Ma facciamo un passo indietro. Il 5 agosto 2009 CasaPound riceve dall’azienda di abbigliamento americana Vf International Sagl una donazione per i terremotati: 5.493 paia di calzature Vans. CasaPound le affida all’amministrazione del Comune di Poggio Picenze che, in attesa di poterle distribuire, le mette nel bocciodromo del paese. Non si sa esattamente per quale ragione però nessuno le consegna agli sfollati. Così nel gennaio 2011 le scarpe finiscono in un magazzino comunale a l’Aquila e nel 2012 vengono spostate nell’Autoparco Comunale. Così insomma le scarpe del valore complessivo di 39.175 euro finiscono nel dimenticatoio, sepolte nel magazzino. Nel febbraio 2016, per puro caso, gli agenti del Nipaf della Forestale trovano gli scatoloni .

A questo punto scattano le indagini coordinate dal pm Roberta D’Avolio ma nel fascicolo non ci sono indagati. Pochi giorni fa, nel mezzo dell’emergenza neve in Abruzzo, le autorità decidono di “liberare” le Vans dal blocco burocratico per donarle a chi ha bisogno. Peccato che nel frattempo parte di quelle scarpe siano state destinate alle associazioni che gestiscono l’accoglienza, per i richiedenti asilo ospitati nei centri profughi abruzzesi. Casapound si dice “sconcertata”. “La volontà degli italiani di aiutare i propri compatrioti è stata tradita ancora una volta dalle istituzioni”, commenta Simone Laurenzi.

Da qui è sorta la polemica di Casapound riportata da Il Giornale e che avevamo già trattato in “ANALISI IN CORSO Le scarpe nuove per i terremotati? Vanno ai migranti”, insieme alle dichiarazioni ufficiali che CasaPound lancia dai suoi canali. Riportiamo ad esempio la citazione dell’articolo di Abruzzo Live Tv “L’Aquila, CasaPound: ‘Ecco come scarpe per i terremotati sono finite agli immigrati'” citandone una parte nel post di condivisione su riportato in un post su Facebook dalla pagina CasaPound Italia:

“La conclusione della vicenda delle scarpe “Vans”, rinvenute in un deposito dopo essere state da noi consegnate ai volontari operanti in loco per la distribuzione nei campi di accoglienza, ci lascia francamente sconcertati: donazioni, fatte in buona fede da chi desiderava aiutare gli italiani vittime del sisma dell’aprile 2009, sono state dapprima volontariamente occultate per anni, da qualcuno che non apprezzava la provenienza degli aiuti, ed infine arbitrariamente consegnate dalle forze dell’Ordine non solo ad associazioni che assistono gli sfollati dal centro Italia, cosa perfettamente giusta e comprensibile, ma anche ad associazioni operanti nel campo dell’accoglienza dei cosiddetti rifugiati” così Simone Laurenzi, responsabile abruzzese di CasaPound Italia, in una nota.

È difficile capire se il caso è attribuile al fenomeno di cattiva gestione che purtroppo a volte intacca gli aiuti umanitari, o se sia davvero il caso di una discriminazione verso il partito di Casapound, dato che l’inchiesta si è chiusa senza nomi da poter accusare. Resta il fatto che sicuramente, a cose fatte, gli indumenti non potevano più servire agli sfollati del 2009, e hanno quindi preso la via più congeniale ad un tipo di aiuto simile: quello delle associazioni che ne hanno bisogno al momento. Le donazioni non sono andate interamente ai rifugiati, bensì anche a loro, oltre che effettivamente agli sfollati delle ultime scosse del centro-Italia. Un aiuto “misto”, destinato a italiani e rifugiati.

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