GUIDA UTILE Anatomia di una bufala, ecco gli ingredienti della viralità

anatomia bufala MC

L’obiettivo di chi crea una bufala è quello di farla diventare virale.

Chi crea notizie false quindi punta alla massima diffusione delle stesse attraverso i social network, in primis Facebook, e per sperare che questo avvenga deve confezionarle secondo canoni ben precisi.

Questo perché quello delle bufale, non dimentichiamolo, è innanzitutto un business economico ed arrivare al maggior numero di persone possibili equivale ad aumentare la possibilità di fare più soldi con i banner pubblicitari.

Per diventare virali però le bufale devono rispondere ad alcuni criteri che i creatori di notizie false conoscono ormai alla perfezione.

Vediamo quali sono le caratteristiche principali della “bufala perfetta”:

Un titolo che susciti una reazione emotiva:

Nella creazione di una bufala di successo, il titolo ricopre un ruolo fondamentale. È la seconda cosa che l’utente guarda in un link (la prima è l’immagine di anteprima) e deve colpire il lettore suscitando in lui una reazione forte.

La principale reazione a cui puntano i creatori di bufale è l’indignazione.

Questa viene suscitata nel lettore da titoli provocatori come “Italiani dormono in strada, mentre gli immigrati sono al caldo negli hotel di lusso!” oppure “Cosa fa la Boldrini durante le feste di Natale? Visita i poveri cristiani, gli sfollati del terremoto? No! Visita i musulmani!“.

I toni sono sempre da denuncia sociale ed abbondano i punti esclamativi.

Questi titoli scritti a caratteri cubitali portano quasi istintivamente l’utente a condividere la notizia con lo scopo di diffondere quanto ha appena scoperto, manifestando contemporaneamente il suo sdegno di fronte ad una situazione che egli crede vera.

Chi condivide bufale spesso lo fa aggiungendo al post il suo pensiero in merito, che quasi sempre si accoda ai toni esasperati della bufala, generando catene di commenti sempre più accesi.

Immagini forti per attirare l’attenzione

Per rafforzare ed amplificare la reazione emotiva del lettore i bufalari utilizzano come anteprima ai loro articoli sempre immagini forti, che catturano l’attenzione degli utenti mentre scrollano le notizie sullo schermo.

Scene di violenza, sangue, bambini o animali feriti sono i principali soggetti in grado di realizzare l’obiettivo in questione. La stragrande maggioranza delle volte queste immagini non hanno nulla a che vedere con la notizia trattata, ma sono prese dal web, rubate da altri siti secondo la legge non scritta che tutto ciò che si trova sul web è di pubblico dominio.

Spesso bufale che parlano di crimini o rivolte commesse dagli immigrati hanno come anteprima foto scattate all’estero o in situazioni e contesti differenti, ma che fanno gioco al creatore della bufala perché ben rappresentano quanto indicato dal titolo.

Tematiche al centro della polemica

Immigrazione, terrorismo, politica e rom sono tra gli argomenti prediletti dai creatori di bufale perché dividono da sempre l’opinione pubblica.

Inventare una dichiarazione scioccante ed attribuirla ad un politico in vista susciterà immediatamente l’indignazione di chi simpatizza per la parte opposta, innescando cosi il processo di viralizzazione ovvero un post di condivisione della bufala con annesso commento indignato.

Lo stesso accade quando leggiamo di uno zingaro che non riceve l’elemosina ed aggredisce chi glie l’ha negata (una tema diventato ormai classico per le bufale) o di immigrati che protestano perché hanno il WI FI troppo lento o non hanno la pay-tv nei centri di accoglienza.

Ancor più facile rendere virale una bufala che ha come oggetto una presunta nuova legge rigorosamente a discapito del cittadino o a favore della classe politica, come l’ormai celebre fondo del senatore Cirenga per i parlamentari in crisi o la tassa sulla bicicletta.

Creare una bufala su uno di questi temi vuol dire avere un alta probabilità di successo nel meccanismo della sua diffusione virale.

Rivelazione di notizie “scomode” a tempo indeterminato

Un tecnica molto usata per attirare il lettore in trappola è quella di indurlo a credere che si trovi davanti ad una notizia che a breve potrebbe essere eliminata dal web dai “poteri forti” e che va quindi letta e diffusa il più possibile “prima che la censurino“.

In rete abbondano le bufale di questo genere, come quella del poliziotto che protesta sotto Montecitorio in un “VIDEO DEVE ESSERE CONDIVISO PRIMA CHE LO CENSURINO!!!“.

In questo caso l’effetto curiosità gioca un ruolo fondamentale, portando tantissimi utenti a cliccare su video e link che circolano da anni senza alcun rischio di censura, visto che si tratta di notizie inventate e video che non rivelano alcun segreto di Stato.

Questo tipo di bufale dal taglio rivoluzionario puntano a quella parte di utenti che ama la dietrologia, i complottismi ed è convinto che in rete ci sia la verità nascosta (che però è alla portata di tutti) su qualunque mistero, dagli ufo ai terremoti, dalla massoneria alla cura per il cancro. Tutti cose che ovviamente “quelli che comandano” non vogliono che noi sappiamo.

Esperti, associazioni, enti… tutti inventati

Per dare maggiore credibilità alle bufale i loro creatori aggiungono spesso le dichiarazioni e i commenti di esperti luminari, ricercatori di università quasi sempre straniere, giuristi di fama internazionale, medici e scienziati, presidenti di enti e  associazioni tutti rigorosamente inventati.

È noto che la stragrande maggioranza degli utenti non verifica praticamente nulla di ciò che legge in rete, prendendo per vero tutto quello che legge, e questo i creatori di bufale lo sanno bene.

Ecco quindi apparire nelle bufale personaggi di fantasia come il neuro chirurgo Alvaro Porfido, cittadine inventate come Rignano sul Membro, leggi inventate come quella che obbliga ad ospitare un Rom in casa o associazioni inventate come quella anti banche della Raggi.

Tutte cose che una semplice ricerca su Google potrebbe aiutare a svelare come false nel giro di pochi click, ma che invece vengono usate per dare credibilità alle bufale.

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