DISINFORMAZIONE Dal burqa alla museruola

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In questi giorni si sono registrate copiose polemiche su un articolo pubblicato dal quotidiano Libero del 30 Gennaio 2017:

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Il sito Il Post offre un’analisi dettagliata che noi di Bufale riprendiamo. L’articolo di Libero porta la firma di Souad Sbai, giornalista e politica italiana, ex Popolo della Libertà e ora Lega Nord. Su Libero e Il Sussidiario è opinionista. Nel suo articolo parla di silenzio imposto alla voce delle donne, di buonismo da parte degli italiani e di giustificazionismo generalizzato. Di fatto, però, nell’articolo si parla di museruola d’ottone ma non si spiega effettivamente di cosa si tratta.

In realtà questo genere di accessorio viene usato dalle donne Bandari, una popolazione del sud dell’Iran. Troviamo un’esauriente spiegazione in questo report di Eric Lafforgue. Il suo reportage si apre con questa introduzione:

In southern Iran, many Bandari women still wear on a daily basis the «boregheh», an intriguing face mask. The traditional accessory has given them a mysterious air for centuries. Through patience, diplomacy and the drinking of liters of tea, I was able to break the secrets of these adornments and their significance as I visited villages along the Persian Gulf and on the island of Qeshm. The masks are worn both by Shias and Sunnis.

Nel sud dell’Iran, molte donne Bandari indossano ancora quotidianamente il «boregheh», una maschera intrigante. Questo accessorio tradizionale ha dato loro un’aria misteriosa per secoli. Attraverso la pazienza, la diplomazia e il consumo di litri di tè, sono stato in grado di rompere i segreti di questi ornamenti e il loro significato, durante le mie visite lungo il Golfo Persico e l’isola di Qeshm. Queste maschere vengono indossate sia da sciiti che da sunniti

Scorrendo lungo il photobook leggiamo:

The Qeshm mask is astonishingly similar to big mustaches, calling to mind Thomson and Thompson from the Tintin books. It was allegedly designed several centuries ago in order to deceive invaders by passing their women off as men during battles!

La maschera dell’isola di Qeshm è sorprendetemente simile a dei grandi baffi, tanto da ricordare Thomson e Thompson dei libri di Tintin. Presumibilmente è stata progettata diversi secoli fa per ingannare gli invasori camuffando le donne per farle apparire come uomini durante le guerre.

Sulla BBC leggiamo che sempre più donne stanno abbandonando la tradizione e optando per il semplice velo. La funzione delle maschere è anche quella di proteggere occhi e pelle dal sole, perché l’estate del Golfo Persico è molto torrida.

Si tratta dunque di una tradizione anziché di evoluzione, come forse ironicamente o con scherno riporta Souad Sbai su Libero. Chiamarla museruola è declassare, disinformare. Anche Wired non si tira indietro dal fare chiarezza sull’argomento. C’è un’ulteriore precisazione che riteniamo necessaria: Libero parla di estremisti salafiti.

Il salafismo è una scuola di pensiero sunnita che fonda la propria connotazione sul ritorno alle fonti, dunque sulle condizioni in cui visse il profeta Maometto e i suoi seguaci. Durante gli anni ’30 del XX secolo il salafismo si convertì da riformista a fondamentalista, con la conseguenza di vedere la nascita del fondamentalismo islamico che diede i natali alla milizie jihadiste tra cui al-Qāʿida.

Il popolo Bandari, però, è collocato in Iran dove prevale la confessione sciita, che non riguarda il salafismo che invece è di confessione sunnita. Ancora, se consultiamo nuovamente il reportage di Eric Lafforgue leggiamo che le maschere della comunità Bandari sono indossate sia dalle donne sciite che da quelle sunnite. Su Daily Mail, addirittura, leggiamo che molte donne sono passate dal boregheh al niqab, semplicemente perché quest’ultimo è più economico.

A distinguere il popolo dei Bandari dal resto dell’Iran è la spiccata colorazione degli abiti tradizionali, che ben si differenziano dal nero totale tipico delle altre regioni. Ancora, dal reportage di Eric Lafforgue emerge che il boregheh è reperibile in diverse varianti che cambiano in base all’occasione in cui li si indossa. Infine, leggiamo che al giorno d’oggi tali maschere vengono indossate sempre meno dalle donne giovani, mentre quelle anziane continuano ad indossarle per nascondere le rughe.

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Riepilogando, non abbiamo a che fare con museruole bensì con maschere tradizionali, usate un tempo per ingannare gli invasori. Oggi vengono indossate principalmente dalle donne anziane, mentre le più giovani sempre meno fanno uso del boregheh, passando dunque al niqab per ragioni economiche. Tacciare di salafismo il popolo Bandari è errato, perché l’Iran è a maggioranza sciita, mentre il salafismo riguarda la confessione sunnita. A indossare il boregheh sono le donne sia della confessione sciita che di quella sunnita, in una regione a sud dell’Iran di cui fa parte l’isola di Qeshm.

L’intento di chi parla di museruola è servirsi della lotta per i diritti delle donne – ammirevole e lodevole, giusta e da portare avanti sempre e comunque – per fare disinformazione. Un esempio è Italiapatriamia che copia-incolla l’articolo di Sbai pubblicato su Libero aprendo con «I “cacciatori di bufale” ci hanno stufato».

Anche voi e la vostra disinformazione. Ciò che succede è che dopo una precisazione del genere, chi cerca la verità viene tacciato di ignorare la condizione della donna in certi contesti. Inutile dire loro che non è così. In questi casi sì, ci vorrebbe il silenzio.