BUFALA Se vi arriva qualche messaggio con scritto “Vuoi giocare con me a Blue Whale Challenge” non rispondere neppure con un puntino – bufale.net

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Ci segnalano i nostri amici di Adotta anche tu un Analfabeta Funzionale un messaggio virale che sta circolando per i vostri profili proprio in queste ore:

ATTENZIONE SE VI ARRIVA QUALCHE MESSAGGIO CON SCRITTO “VUOI GIOCARE CON ME A BLUE WHALE CHALLENGE” NON RISPONDETE NEPPURE CON UN PUNTINO, PERCHE APPENA RISPONDETE GIA’ PER LORO COMINCIATE A GIOCARE!!.. mi raccomando non rispondete a persone che non conoscete, soprattutto diretto agli adolescenti e ai bambini di Facebook.. per favore fate copia e incolla a tutti.

Ma anche no.

Vi abbiamo già parlato del complesso rapporto tra i gruppi Blue Whale e la viralità, una sorta di perverso serpente che si mangia la coda nel quale una narrazione inizialmente mitizzante del suicidio e del disagio è stata poi raccolta da individui assolutamente privi di scrupoli ed usata per imbastire gruppi social (quindi generando traffico), se non per vero e proprio griefing, per il desiderio perverso che spinge qualcuno che si imbatte nel griefing (termine da noi mutuato dal linguaggio gaming per descrivere qualcuno che usa messaggi virali per l’apposito scopo di danneggiare o ledere il prossimo, causandogli sofferenza) a ostentare senso di superiorità infliggendo dolore agli “inferiori” (cosa che, psicologicamente, denota un profilo profondamente disturbato e narcisista).

E vi abbiamo mostrato gli effetti perversi di un allarmismo ingiustificato: ristoranti subissati di recensioni negative per avere balenottere negli arredi e nell’insegna, raccolte di foto di balenottere prese d’assalto con torce e forconi da commentatori convinti che basti una foto di una balena a causare il suicidio…

Ed ora questo post.

Preliminarmente, rassicuriamo con ogni probabilità, se qualcuno comincerà mai a reclutare aspiranti suicidi con sfacciati messaggi privati, questo qualcuno sarà un griefer ispirato dal testo che voi stessi gli avete fornito condividendo.

Come abbiamo detto, il fenomeno emulativo che ha portato ai “gruppi Blue Whale” nasce da gruppi pre-esistenti, e di molto, sulla sfera di VKontakte, dove giovani diseredati, destituiti e depressi, vuoi per una famiglia distrutta, vuoi al contrario figli di una famiglia benestante ma assente, incapace di comprendere la loro depressione, si riunivano per discutere dei loro dolori e, senza una guida, cadevano preda di ideazioni suicide poi cavalcate da persone con molti pochi scrupoli, qualcosa che contemporaneamente esiste e non esiste, o meglio, esiste in questa forma che noi, di allarmismo in allarmismo, stiamo dando ai griefers quando potremmo usare quelle energie per prevenire le situazioni di disagio sociale e psicologico che portano i ragazzi a cercare aggregazione tra altri emarginati potenziando il loro istinto suicida.

Partiamo da due paroloni “grossi”, perché purtroppo la storia di questa catena di allarmi è anche una storia di profonda ignoranza volutamente ricercata dallo stesso Popolo della Rete.

Ce ne siamo resi conto noi stessi, quando le nostre analisi sono state accolte da commenti del calibro di “Io non lo capisco il vostro articolo! È difficile! Io capisco quello che ho visto in TV ed è facile, quindi condivido!”

Miei cari lettori, se concordate con questo post, vi prego formalmente di chiudere questo brano (non articolo, notare) e di dedicarvi ad altre attività cerebralmente meno impegnative, perché è proprio un simile atteggiamento a creare i mostri.

Tutti gli altri devono partire da un po’ di storia della sociologia ed esaminare brevemente con noi due concetti: l’effetto Streisand e l’effetto Werther.

Partiamo dal primo: dicesi effetto Streisand la teoria secondo cui qualsiasi tentativo, specialmente se acritico, ostentato o applicato emotivamente e senza competenze specifiche, di rimuovere un fenomeno dall’orizzonte mediatico in realtà ne moltiplica esponenzialmente la presenza.

Il riferimento è alla famosa attrice Barbra Streisand che, volendo impedire la diffusione di una foto della sua villa a Malibù causalmente ritratta in una serie di scatti sull’erosione costiera, denunciò un blogger locale chiedendogli un cospicuo risarcimento danni e la rimozione delle immagini.

Per tutto risultato la stampa non solo locale, ma nazionale, diede ampio risalto alla vicenda giudiziaria, col risultato che la foto della villa di Barbra Streisand finì sulle scrivanie di ogni cittadino americano e, tutt’oggi, usiamo il cognome della Streisand per definire ogni tentativo di “arginare” un fenomeno che finisce a renderlo immortale.

L’effetto Werther, invece, è qualcosa di cui abbiamo discusso sulla nostra pagina social proprio in questi giorni, ed è il motivo per cui la sigla iniziale di Tredici contiene indicazioni che sconsigliano la visione a persone sofferenti di depressione o ideazioni suicide.

Dicesi effetto Werther quel particolare effetto per cui, dando ampio risalto a notizie, letteratura ed immaginario riguardanti il suicidio, si aumenta il rischio che tali informazioni cadano in mano a personalità difettive, traumatizzate, decostruite e tendenti al suicidio, diventando così il proverbiale ultimo filo di paglia che spezza la schiena del cammello, diventando l’ultimo stimolo in una catena già presenti che spinge un suicida che in presenza di uno stimolo benevolo avrebbe chiesto aiuto a farla finita.

Capirete che quando i due effetti si uniscono, diventa uno tsunami insormontabile: l’effetto Streisand si occupa che la viralità di Blue Whale si autoalimenti, armando la mano di chiunque voglia farla propria per operazioni di griefing e rendendola così ubiquitaria da fare in modo che tutto quello che un adolescente già in crisi debba fare per esservi esposto è andare in edicola e guardare i cartelloni.

L’effetto Werther fa in modo che altri adolescenti depressi vengano esposti, proprio da adulti incapaci di fermarsi per un attimo e ascoltarli perché troppo impegnati a “salvare il mondo” condividendo appelli a metà tra lo sviato ed il tragicomico (vedasi le varie chiamate alle armi verso gallerie di foto e filmati di balene in 3d…) allo stimolo suicida in grado di trasformare la loro ideazione (che, ricordiamo, è già presente) in azione. Generando così un suicidio, evento grave e luttuoso, che passerà ai media e innescherà un nuovo effetto Streisand.

Ouroboros, questa è la terza parola chiave: il mitico serpente che si morde la coda inghiottendo e sputando se stesso per l’eternità.

I media scoprono quindi che, ormai da anni, i social (in questo caso, VKontakte) sono pieni di gruppi di giovani destituiti e depressi, incapaci di trovare aiuto e catarsi in altro modo, tra cui avvengono suicidi, e si imbattono in alcune mitologie costruite al riguardo (la “ragazza con la sciarpa”, “Blue Whale”…), la controinformazione ne sceglie uno di alta viralità (proprio perché, come più volte vi abbiamo detto, la controinformazione vive di parassitismo verso l’informazione), ovvero Blue Whale, soggetti senza scrupoli ne mutuano gli stilemi ricompilati dalla controinformazione per usarli nei gruppi di cui sopra, la cosa arriva ai media alimentata dagli effetti e il circolo ricomincia.

Ouroboros. Appunto.

Possiamo ora tornare “all’appello“.

È reale? Assolutamente no, ma c’è il fondato rischio che diventi un’enunciazione performativa, una di quelle frasi e profezie che si avverano solo perché qualcuno l’ha detto.

Per effetto Streisand: nessuno impedisce al griefer che legga di persone convinte che Blue Whale nasca “solo” perché ci sono degli “uomini molto cattivi”, che casualmente parlano tutte le lingue del mondo e sanno tutto, che ti scrivono chiedendoti se vuoi suicidarti di inviarti messaggi di simile tenore.

Per scherno, derisione, o semplice cattiveria.

Inoltre, come i pochi media con coscienza sociale hanno dimostrato, se messaggi del genere pervengono, ignorarli non è la risposta giusta.

La risposta giusta è contattare le autorità e invitare, nella riflessione domestica e con l’aiuto di psicologi e non urlando e correndo in circolo come tanti polli senza testa, i propri figli a riflettere sul tema del suicidio chiedendo loro se hanno o sono a conoscenza di amici che patiscono la sofferenza ed il disagio.

Disagio che una situazione sociale precaria può aumentare, ma può covare anche nella proverbiale “buona famiglia”: pensiamo al caso del ragazzino figlio di “persone importanti” che però si sente inadeguato perché poco portato per gli studi e, preoccupato dal fatto di “deludere” i suoi genitori, si isola e scivola nella depressione.

Inoltre non esistono curatori onniscienti in grado di sapere tutto quello che l’adolescente fa ed uccidere le persone a lui care.

I veggenti non esistono: su Internet il prossimo sa di noi quello che noi stessi abbiamo detto di lui.

Invitare un giovane alla riflessione e ad usare la risorsa Internet con cautela sì: farne allarmismo e terrore no.

È esattamente quello che i griefers vogliono.