“Vi segnaliamo un’altra pagina del libro che abbiamo commentato…” – ma era un libro diverso

di Shadow Ranger |

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Ci è pervenuta una condivisione dal nome “Vi segnaliamo un’altra pagina del libro che abbiamo commentato…”

"Vi segnaliamo un'altra pagina del libro che abbiamo commentato..." - ma era un libro diverso
“Vi segnaliamo un’altra pagina del libro che abbiamo commentato…” – ma era un libro diverso

Riportiamo il testo: riflessioni condivisibili, ma con un errore che dimostra come basta omettere la verifica delle fonti perché anche la più acuta delle riflessioni cominci a perdere colpi.

Vi segnalo quest’altra pagina dal medesimo libro che abbiamo commentato in questi giorni.
Tanto per chiarire: mettere in testa a un/a bambino/a di 6-7 anni che un determinato tipo di treccina sia “buffo”, che una bambina nera abbia gli occhi “birbanti” e che “nero” e “sporco” siano equivalenti, non è una cosa bella. Così come suggerire che i bambini neri parlino un italiano stentato e caricaturale.
Perché questi sono concetti che vengono introiettati nel minore e ne plasmano le idee.
La prima cosa che a un bambino viene in mente è che le persone con un colore diverso della pelle: a. Sono birbanti, cioé non oneste; b. La loro cultura, compreso il modo di vestire e farsi i capelli è completamente incompatibile con la nostra; c. Che il colore della pelle diverso è dovuto a questioni igieniche e suggerisce l’idea che siano sporchi; d. Che non sanno parlare correttamente la nostra lingua e siano pertanto primitivi e/o stupidi.
Questo inserito all’interno di un oggetto di uso comune come un libro scolastico che normalizza il concetto. Perché il pensiero del minore è: “se è scritto nel libro è così”.
Questo non è un bene né per il bambino che sulla base di quei pregiudizi primitivi forma la sua coscienza né per la società in generale, e soprattutto è un male per chi quei pregiudizi li subisce.

Come dimostrano le parti evidenziate, il riferimento evidente è alla controversia su “Le avventure di Leo” per la classe di seconda elementare, edito dal Gruppo Editoriale Raffaello.

Ma la fotocopia contenuta nella screen non proviene da “Le Avventure Leo”, edizione corrente, bensì da un testo del 1972, “Caro Bruco Capellone” di Mondadori, ristampato da Giunti nel 1996 col titolo di “Caro Librino Mio”.

Circostanza questa, già discussa a suo tempo, quindi nel 1995. In termini di conquiste educative e di diritti, ere geologiche fa.

Ma ci tocca ora provare a riassumere

La controversia originale: “Le Avventure di Leo”

La controversia su “Le Avventure di Leo” riguarda una pagina in cui vengono presentati dei ragazzini esprimere le loro volontà per l’anno appena iniziato.

"Le Avventure di Leo"
“Le Avventure di Leo”

Un bambino di colore dichiara “Quest’anno io vuole imparare italiano bene”, in un linguaggio stentato che ricorda un po’ i serial televisivi di Tarzan l’Uomo della Giungla.

La questione comunque si è risolta così velocemente che non abbiamo avuto neppure bisogno di trattarla su questi lidi: l’editore si è scusato e ha approntato una nuova edizione della pagina.

Nell’edizione futura, il bambino di colore dichiara in italiano perfetto di voler “aiutare di più i suoi compagni”, accludendo una nota di scuse

Gentili genitori e docenti,
è con grande rammarico che scriviamo questa comunicazione, in merito ad una segnalazione che ci è pervenuta e che ha riscosso molto clamore mediatico.

Il Gruppo Editoriale Raffaello è da sempre molto attento a tematiche quali l’inclusione, l’interculturalità e l’ascolto delle esigenze dei bambini e dei genitori.
Questi sono i valori che orientano il lavoro delle nostre redazioni, dei nostri collaboratori e degli esperti che ci affiancano, sempre portato avanti con la massima cura, dedizione e passione.

I tantissimi docenti e le famiglie che utilizzano da anni i nostri testi possono confermarlo.

In molteplici occasioni siamo stati portati ad esempio per aver promosso nei nostri libri di testo temi come la parità di genere e l’integrazione multiculturale.

Ci scusiamo per l’illustrazione oggetto di molte critiche, che ha urtato la sensibilità e offeso, non era certamente nostra intenzione.
Ci teniamo a sottolineare che il libro in questione è un progetto di oltre seicento pagine e il messaggio veicolato è di totale inclusione.

Abbiamo già provveduto a modificare la pagina, subito disponibile per chi utilizza il testo in questo anno scolastico. Ovviamente il libro, in fase di ristampa, sarà modificato.

“Vi segnaliamo un’altra pagina del libro che abbiamo commentato…” – ma era un libro diverso

Ovviamente, la “seconda pagina” non viene affatto da un gruppo delle edizioni Raffaello, ed auspichiamo una celere nota di rettifica da chi ha accomunato le due cose.

Come dimostrato, il testo viene dal libro del 1972, “Caro Bruco Capellone” di Mondadori, ristampato da Giunti nel 1996 col titolo di “Caro Librino Mio”.

Abbiamo infatti traccia di un vivace scambio epistolare sulle pagine di La Repubblica, che denunciò la cosa, tra l’autrice e Barbara Palombelli

SCRIVO a proposito della lettera e della sua risposta sui libri scolastici da censurare. Sono [L. T.], autrice del libro ‘Caro bruco capellone’ (Mondadori), ripubblicato nel ’96 dalla Giunti col titolo ‘Caro librino mio’ , e da cui presumo sia stato ripreso, non so quando, non so da chi, il breve racconto citato. Sono antifascista, antirazzista, ex partigiana, di madre ebrea, sono nota – nella letteratura per l’ infanzia – per essere ossessivamente impegnata nell’ antirazzismo, ma non da ora, come molti radical-chic o buonisti, ma dagli anni in cui scrivere quel che scrivevo (e scrivo) era un modo per essere esclusa da certi circuiti catto-ministeriali. Rodari, Argilli, Lodi e qualcun altro, pochi, fra i quali io, siamo fra gli autori moderni più “impegnati” e innovatori. E lei mi dà di razzista? Da non credere. Provi ad avere la volta prossima, se le capita, l’ umiltà di informarsi e soprattutto di capire un racconto scritto per un bambino di 5 anni.
Il racconto è lapalissiano, ma cercherò ugualmente di spiegarglielo.
I bambini piccoli (ieri più di oggi) non hanno mai visto un loro simile di altro colore e, se lo vedono, la prima reazione, come per qualsiasi altra novità, è di sorpresa. Ma la sorpresa non è razzismo.
Il bambino per prima cosa vuole toccare quel che non conosce: è sporco? è cioccolata? è cacca il marroncino che vede? Che ne sa un bambino di neri, gialli o verdi? Passando per lo stupore e la curiosità nasce la ‘simpatia’ . La bambina nera del racconto (il protagonista è maschio), che fa le capriole meglio di lui, è qualcosa di straordinario che suscita ammirazione e simpatia, tant’ è che il bambino spera di rivederla. Ma scusi, questo non è il principio dell’ integrazione? Detesto il buonismo ipocrita, la superficialità, il perbenismo coatto che non aiuta a crescere. Mi dispiace che la Signora Hassan non abbia capito niente, forse perché (quello sì) scottata da altre esperienze. Ma lei? Queste cose le dovrebbe sapere, se non altro per esperienza diretta. O pensa che l’ integrazione si effettui solo a comando? E magari proibendo (Minculpop, siamo a questo!) i libri come i miei! Sono certa che Berlinguer ne avrebbe riso, di certo lo hanno fatto i critici letterari cui ho mandato via fax il suo pezzetto.

Cui Barbara Palombelli, con la sua verve costante e vivace che l’ha caratterizzata sin dagli esordi, agilmente rispose

LA SUA lettera – in verità – non meriterebbe commenti. Chiunque può leggerla e trarre le proprie conclusioni. Lei paragona il colore scuro della pelle di un bambino allo sporco e alla cacca… e insegna questo, grazie al suo prezioso libro di testo, fin dalla tenera età di cinque anni ai nostri bambini. Tanto per essere sicuri che non abbiano dubbi, da grandi: nero uguale sporco, uguale cacca. Chiarissimo: anziche fare un passo indietro, lei ribadisce l’ utilità di un simile insegnamento.P. S.Si informi meglio: grazie a Walt Disney e alla televisione, tutti i bambini di cinque anni sanno che esistono colori di pelle diversi.

Sicuramente fu una controversia discretamente dura, anche per gli standard attuali, ma non attribuiamo all’editore Raffaello colpe addizionali.

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