No, questo non è un video che raffigura la AI nelle auto del 1934

Ci segnalano i nostri contatti un video che raffigura la AI nelle auto del 1934 pubblicato su YouTube. Nonostante Ada Lovelace di fatto avesse teorizzato gli elementi necessari per pervenire ad un LLM prima ancora che il concetto di informatica esistesse, Turing formalizzato i principi nella generazione successiva e i primi ChatBOT sono apparsi negli anni ’60, avere una macchina con guida AI negli anni ’30 è semplicemente impossibile.

No, questo non è un video che raffigura la AI nelle auto del 1934
“AI” per la fascia alta della Generazione Y, la Generazione Z e la Generazione Alpha è sostanzialmente quello che era la parola “Ninentendo” per i genitori Boomer, X e fascia bassa della Generazione Y. Se per loro qualsiasi console esistente al mondo è infatti “un Nintendo” da spegnere per fare i compiti, fosse anche stata il SEGA Mega Drive, un Commodore 64 o fosse anche una PlayStation 5, per i loro figli e nipoti qualsiasi oggetto in grado di azioni inspiegabilmente autonome diventa “una AI”.
No, questo non è un video che raffigura la AI nelle auto del 1934
Partiamo dalle basi: ovviamente una AI nelle auto del 1934 non poteva esistere.
Se una AI è l’acquisizione e l’elaborazione di dati e informazioni (sia provenienti dall’esterno, sia contenuti nel sistema in modo opportunamente organizzato) sulla base di opportuni modelli; un ambiente hardware e software idoneo a garantire l’esecuzione delle elaborazioni e l’interazione con l’esterno; un modello di obiettivi e vincoli del sistema, in grado eventualmente di adattarsi all’ambiente circostante (Treccani) la tecnologia degli anni ’30 difettava di una serie di elementi essenziali.
L’assoluta mancanza di hardware necessario a far fuzionare il software in grado di elaborare il flusso di dati e generare un modello di obiettivi e vincoli per esempio.
Un’auto del 1930, in un’epoca in cui il computer più piccolo era grosso come un paio di frigoriferi e le interazioni col mondo esterno erano limitate a interruttori meccanici e l’occasionale telescrivente riadattata, semplicemente non poteva avere un computer di bordo.
Poteva avere dei sensori, e il video viene infatti tagliato da un video più elevato in cui vengono mostrate le soluzioni provate più per fascino sperimentale che per utilità.
Ovvero un paraurti collegato con un interruttore che spegneva il motore se premuto da un lieve impatto, un dispositivo con sonar che frenava se l’ecolocazione percepiva ostacoli e una “quinta ruota” per aiutare i parcheggiatori distratti a fare manovre risicate.
Perché non lo rifacciamo ora?
Non erano le soluzioni più bizzarre: ad esempio l’influencer Alex Apollonov ha provato a ricostruire un “acchiappauomini”, una specie di “airbag per i pedoni” montato in alcune auto in video sperimentali dell’epoca, una specie di “tenda” per catturare i pedoni senza colpirli con il parafango.
Il risultato spiega perché contrariamente a quanto insinuato in alcuni commenti, abbiamo smesso di provarci. Non perché i “Poteri Forti” ci nascondono la verità, ma con le vetture per uso comune ancora rare e sottoposte a limiti di velocità che oggi definiremmo draconiani simili esperimenti potevano funzionare, ancorché a costi proibitivi per renderle tecnologie comuni.
Torniamo al video di Apollonov: lo stesso “acchiappauomini”, montato su una vettura recente, oltre a richiedere la disabilitazione meccanica di sistemi di sicurezza più rilevanti come l’Airbag al primo impatto ha devastato il veicolo, coi pezzi della struttura pronti a strappare e lacerare parti del pianale.
Semplicemente, quando guidi a 15-20 Km orari, un paraurti che “protude” dalla macchina con un bottone che spegne il motore se prendi un palo può avere senso, come può avere senso un sensore optomeccanico, termomeccanico o fonomeccanico (un sensore che recepisce oggetti, temperature o cambi di suono) che prema i freni in una condizione di traffico zero.
Con traffico elevato e velocità maggiori, semplicemente i danni sono superiori ai benefici.
Se il nostro servizio ti piace sostienici su PATREON o
con una donazione PAYPAL.