«Mario Mieli: “Possiamo amare i bambini, possiamo fare l’amore con loro”»

di Luca Mastinu |

«Mario Mieli: “Possiamo amare i bambini, possiamo fare l’amore con loro”» Bufale.net

La pagina Facebook Sentinelle in Piedi – Siracusa ha pubblicato un meme, il 16 luglio, nel quale vengono riportate le frasi pronunciate da quattro personaggi sul tema della pedofilia, argomento oltremodo ricorrente, in in questo periodo storico, per l’esplosione del caso Bibbiano.

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Orchi pedofili

Aldo Busi: «Esiste una pedofilia blanda, quella praticata dai bambini agli adulti. I bambini in alcuni casi sono corruttori degli adulti» (leggi la nostra analisi).

Mario Mieli: «Possiamo amare i bambini, possiamo fare l’amore con loro».

Daniel Cohn Bendit: «Non potete immaginare quanto sia eccitante farsi spogliare da un bambino di 5 anni» (leggi la nostra analisi).

Richard Dawking: «Una pedofilia mite non provoca alcun danno psicologico ai bambini» (leggi la nostra analisi).

Considerando la necessità di un’analisi approfondita e suddivisa per parti – tante quante i personaggi citati – divideremo il nostro fact-checking in 4 articoli che analizzeranno, dunque, le affermazioni attribuite a questi personaggi in senso orario. Con l’analisi di oggi continuiamo con Mario Mieli.

Mario Mieli (1952 – 1983)

Mario Mieli, per chi non lo conoscesse, è stato un attivista e scrittore italiano, teorico degli studi di genere. Il suo nome è riconosciuto principalmente per la pubblicazione del saggio Elementi di critica omosessuale pubblicato da Einaudi nel 1977 – che in realtà era una rielaborazione della sua Tesi di Laurea in Filosofia Morale – un libro dal quale è tratta l’affermazione presa in prestito dagli autori della pagina Facebook Sentinelle In Piedi – Siracusa fanno riferimento. L’intero volume è presente in formato PDF sul sito mariomieli.net a lui dedicato, e a pagina 55 troviamo la frase presa di mira dai social:

Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. La società repressiva eterosessuale costringe il bambino al periodo di latenza; ma il periodo di latenza non è che l’introduzione mortifera all’ergastolo di una «vita» latente. La pederastia, invece, «è una freccia di libidine scagliata verso il feto» (Francesco Ascoli).

Il Complesso di Edipo

Appare chiaro il riferimento di Mario Melio al complesso di Edipo, teorizzato da Sigmund Freud e presentato brevemente da Treccani con queste parole:

Cruciale momento evolutivo, organizzatore della vita psichica dell’individuo, in cui si sancisce la differenza tra i sessi e tra le generazioni. Tra i tre e i cinque anni di età, il c. di E. positivo si manifesta con un desiderio amoroso del bambino verso il genitore di sesso opposto, mentre il genitore dello stesso sesso, vissuto come un rivale, è oggetto di sentimenti ostili. Nella forma negativa del complesso edipico la situazione appare capovolta, con attrazione per il genitore dello stesso sesso e ostilità per quello di sesso opposto. Tuttavia, nella maggior parte dei casi il complesso si presenta in forma completa, complessa e articolata: entrambi i genitori sono oggetto d’amore e di ostilità, sia pure in diversa e variabile misura a seconda dei singoli casi.

Non è questo il luogo nel quale approfondire il Complesso di Edipo teorizzato da Freud e ripreso da Mieli per esternare il suo pensiero, anche perché chi scrive non dispone degli strumenti adatti per argomentare una tale materia.

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Mario Mieli / iltascabile.com

La liberazione dell’Eros secondo Mario Mieli

UCCR ha ricordato che Mario Mieli è stato oggetto di un articolo pubblicato su Liberazione l’11 marzo 2008 nel quale si spiegava:

Altra grande rottura di senso è il riconoscimento della sessualità indistinta, gioiosa e vitale del bambino. Il bambino è, secondo Mieli, l’espressione più pura della transessualità profonda cui ciascun individuo è votato. È l’essere sessuale più libero, fino a quando il suo desiderio non viene irregimentato dalla Norma eterosessuale, che inibisce le potenzialità infinite dell’Eros. Discorso eversivo e scomodo oggi più che mai, in una società attanagliata dal tabù che investe senza appello il binomio sessualità-infanzia, ossessione quasi patologica che trasforma il timore della pedofilia in una vera e propria caccia alle streghe.

Per aiutarci a individuare una chiave di lettura più facile, un articolo dell’8 agosto 2015 pubblicato su Gay.it ci spiega, senza mezze parole, che Mauro Mieli non era affatto un pedofilo e che il suo modo di teorizzare la sessualità aveva fatto tanto rumore contestualmente al periodo storico: alla fine degli anni ’70, infatti, l’omosessualità era ancora considerata un disturbo e si dovette aspettare la metà degli anni ’80 perché l’OMS eliminasse questo dato dall’elenco dei disturbi comportamentali e ancora, nel 1990 sempre l’OMS eliminò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.

Inoltre, precisa Gay.it:

È scientificamente accertato – anche dalla psicologia, nel frattempo cambiata – che la sessualità debba avvenire tra soggetti paritari e consenzienti. E non può esserci rapporto simmetrico tra un adulto e un bambino. Ciò porta, va da sé, tutta una serie di implicazioni morali che il movimento LGBT non ha mai messo in discussione, ovvero: non si fa sesso con i bambini.

Più chiaramente:

La psicologia di allora (era il 1977) condannava l’omosessualità come perversione e per opporsi a quelli che l’autore chiamava “psiconazisti”, riabilita tutte le parafilie: coprofagia, zoofilia, necrofilia e sesso con i minori. Il punto di partenza era però estremamente diverso: Mieli, infatti, non teorizzava la libertà dell’adulto di abusare a suo piacimento del minore. Era semmai l’individuo sessualmente libero a poter disporre del suo corpo sin dalla più giovane età.

Secondo un editoriale pubblicato sul blog del Fatto Quotidiano il 12 marzo 2013, inoltre, leggiamo che Mario Mieli affermava che l’omosessualità non esistesse, con l’intento di attaccare duramente ogni etichetta che categorizzasse gli orientamenti sessuali. Mieli, come sostiene la maggior parte degli intellettuali e delle fonti bibliografiche, era un intellettuale provocatore che viveva nella sfida perenne, e da più parti vi è accordo nel sostenere che Mario Mieli non fosse un pedofilo.

Mario Mieli non era un pedofilo

La cronaca italiana è priva di articoli nei quali si parla di arresto per molestie sessuali verso i bambini da parte dello scrittore e attivista. Nel dicembre 1974 fu condannato al pagamento di una multa per essersi aggirato seminudo e in stato di alterazione psichica all’aeroporto di Londra, nel quale si aggirava perché cercava un poliziotto con il quale voleva fare sesso, e poco prima era stato arrestato a Piccadilly Circus durante una manifestazione gay perché era vestito da suora.

È comprensibile, tuttavia, che i temi della violenza sui minori e della pedofilia siano oltremodo delicati e non liquidabili con una semplice analisi fatta di link e riferimenti, ma ricordiamo che quanto affermato da Mario Mieli nel suo saggio Elementi di critica omosessuale richiede, ancora oggi, la contestualizzazione storica delle sue affermazioni, una logica consigliata da più fonti bibliografiche e da più teorici.

Sulla base di una lettura affrettata di tali teorie, infatti, la scrittrice Silvana De Mari nel giugno 2019 è stata condannata per diffamazione a una multa di 1000 euro per aver sostenuto, durante un’intervista rilasciata al quotidano La Croce, che al circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” di Roma si provasse simpatia per pedofilia, necrofilia e coprofagia.

Con la sua frase riportata dalle Sentinelle In Piedi – Siracusa, dunque, Mario Mieli rispondeva con provocazione e sentimento di sfida a un contesto storico durante il quale l’omosessualità era ancora considerata una perversione e una malattia mentale.

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