Le informazioni sulle ONG che stavi cercando per discutere

di Shadow Ranger |

Qui ti daremo tutte le informazioni sulle ONG che stavi cercando senza alterazione e solo da fonti ufficiali.

Puoi sempre discutere con una persona, ma è tuo interesse avere dati ufficiali che puoi mostrare per far stare zitto quello che ha come fonte “tuo cugino” o mister “lo sanno tutti”.

NIn anni di carriera di Bufale abbiamo risposto più volte, in più articoli diversi, alle domande più svariate. Alcune dettate da curiosità, altre da provocazione. Alcune sensate, altre ingenuamente o volutamente assurde come una commedia di Ionesco.

Ma arriva il momento in cui è bene tenere tutte le uova nello stesso cestino: quindi raduneremo tutte le domande più richieste in un piccolo elenco. Ogni risposta indicherà quando applicabile l’articolo in cui abbiamo parlato più approfonditamente della questione. Non è lì per caso. Vi preghiamo di leggerlo. Ora più che mai, cliccate sui link interni. Del resto, non potete andare a vedere il finale di una saga cinematografica saltando tutti i capitoli precedenti.

Informazioni sulle ONG: ci sono legami tra le ONG e gli Scafisti?

Partiamo da un’inevitabile premessa: l’ente deputato a tali valutazioni è, ovviamente, la magistratura.


Ente che fino ad ora, con gli elementi a sua disposizione ci conferma che ad oggi la risposta è falso.

Parliamo pur sempre dell’ente che secondo la nostra Costituzione è deputato a fare simili valutazioni.

Nella fattispecie l’abbiamo dimostrato riportando recenti interrogazioni parlamentari ed i risultati di sentenze, provvedimenti ed indagini ai tempi del caso Sea Watch 3.

Riportammo un rescritto (offerto, peraltro, da Libero), per cui:

Nel corso di un’audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, infatti, Patronaggio ha affermato: “I porti libici non sono da considerare porti sicuri”. Dunque, la toga ha aggiunto: “Quando si parla di porti sicuri non si intende solo un porto dove il naufrago può mettere piede sulla terraferma, ma un porto dove il migrante possa avere tutti i diritti garantiti”. Infine, Patronaggio ha concluso spiegando come “la zona Sar libica non appare presidiata dalla Guardia Costiera libica”. Parole con le quali il pm alleggerisce, e non poco, la posizione della Rackete. Per inciso, le parole di Patronaggio si intrecciano perfettamente con quelle di Enzo Moavero Milanesi, secondo il quale “si riscontrano oggettivi elementi che non possano far considerare la Libia come porto sicuro”.

Nonché

“Fino ad oggi non abbiamo avuto una prova di collusioni tra le ong e i trafficanti di esseri umani“.

Mi hanno fatto vedere un video dove le navi ONG sono sempre là? Come mai?

La risposta è nella statistica. Non troppo tempo fa vi facemmo un esempio:

Immaginate che in una determinata città, come accade in tante città, vi sia una rotonda in una posizione pericolosa. Succede, la viabilità non è una scienza esatta.

Per cui, statisticamente parlando, tutti gli abitanti del paese sanno che quello è un posto maledetto che ogni tanto qualcuno finisce all’ospedale.

Quindi i paramedici, le ambulanze e i vigili sanno già che se in piena stagione turistica a mezzogiorno squilla il telefono è perché un camper di turisti ha investito una signora anziana che andava a buttare l’immondizia dall’altro lato della strada, oppure che è successo ogni sorta di incidente che richiede il loro intervento.

E sanno che bisogna intervenire celermente.

A questo punto immaginiamo che arrivi un inqualificabile individuo a dichiarare che esiste una lobby delle ambulanze colluse coi pirati della strada, perché siccome le ambulanze sanno che ci sono gli incidenti è evidente che chiamano i pirati della strada e gli dicono di fare strage per poter intervenire.

Direste cose assai brutte di questo individuo. Gli direste di farla finita derubricando quanto dichiara a mero complottismo.

Anche cambiando i personaggi di questa favola, la storia parla di nessun altro che di te, diceva il narratore greco Esopo (nei rescritti del latino Fedro).

Statisticamente parlando, i principali attori del soccorso nel Mediterraneo sanno cosa accade in quelle terre, e sanno come, purtroppo, vanno le cose.

Sanno che ci sono disperati che pagano per fuggire dalle coste, e sanno che ci sono scafisti che, una volta incassato il valsente, non hanno scrupoli.

Scaricano nelle acque internazionali gommoni di disperati, naufraghi che forse arriveranno vivi alla terraferma, forse no, e se ne vanno.

A quel punto la statistica stessa ti suggerisce che in determinate aree troverai naufraghi.

Naufraghi che non è che se non li soccorri vanno via: se non li soccorri muoiono.

E per le hotline dove chiamano?

Come abbiamo più volte spiegato, il profugo non vive in una realtà parallela. Non è l’ottentotto stereotipato dei film di Tarzan la cui unica tecnologia è un calderone per bollire gli esploratori ed un osso per rimestare il brodo o acconciarsi.

L’immigrato viene dal nostro stesso mondo, ha un livello di tecnologia pari al nostro. Ha radio, televisioni, automobili e cellulari come vedremo e come abbiamo già visto. Non è il personaggio di un mondo fantasy, un elfo domestico vestito di stracci o un hobbit che non ha mai visto il mondo moderno.

Non è quindi verosimile, nonostante al cattivista da tastiera susciti un immenso piacere immaginare e pascersi di simili immagini, la figura dell’immigrato scheletrico, vestito di stracci e del tutto incapace di vivere nel mondo moderno. Si tratta un po’ una perversione della Schadenfreude.

Breve digressione: schadenfreude è un termine tedesco, intraducibile in Italiano (se non in parte come aticofilia, concetto simile ma non del tutto sovrapponibile), che tradotto letteralmente significa quel piacere dettato dalla sfortuna.

La schadenfreude è l’intraducibile sentimento, verificato solo negli esseri umano, che prova un essere umano di fronte ad un suo simile colpito dalla sventura. Un sentimento positivo: praticamente si gode dello stato di miseria altrui perché, paragonato al nostro, ci dà validazione e sicurezza.

Sostanzialmente, il cattivista sogna di vedere uno scheletro umano che agonizza in mezzo al mare senza possibilità di salvezza, perché improvvisamente la sua miserabile vita di cattiveria, bollette non pagate e guai gli sembra un successo di cui vantarsi e la prova di una inesistente superiorità.

Ciò premesso, la schadenfreude impedisce di capire che il naufrago di quell’evento è qualcuno che fino a non troppo tempo prima aveva una vita, aveva una casa, aveva un lavoro ed aveva tutto.

Quindi, aveva anche un cellulare (non necessariamente costoso) che in emergenza può usare per chiedere aiuto.

Mistero risolto.

Allora perché non prendono l’aereo ? Perché non si fanno il passaporto? Perché non gli danno i documenti?

Perchè i diritti fondamentali spariscono durante una guerra assieme alla normalità come andare a fare la spesa. Tutto cambia, non ci sono regole.

Troverete maggiori dettagli qui: vi riassumeremo qualcosina giusto per non lasciarvi a bocca asciutta e per i frettolosi che hanno bisogno di un riassunto da esibire riservandosi, con buona volontà, di leggere le fonti dopo.

Ancora una volta non siamo noi, ma i maggiori esperti di diritto dell’immigrazione, internazionale e politica estera a spiegarci un paio di cose.

In primo luogo, non si fugge solo dalla miseria, ma anche dalla discriminazione e dalla guerra civile.

Provate a mettervi nei panni del discriminato che si reca dall’ente stesso responsabile delle sue miserie chiedendo un documento valido per l’espatrio con motivazione “Voglio andar via perché così non sarò oggetto di discriminazione”.

Insomma, parafrasando Boris, provate ad andare voi a chiedere di non essere menati dalla stessa persona che prima o poi vi menerà.

E, per carità, non venite ad ammanirci la storiella sovran-popolar-tastierista del “Se ci fosse la guerra nel mio paese non fuggirei come un codardo ma combatterei con l’Elmo di Scipio”, perché sappiamo entrambi che probabilmente, dall’altro capo della canna di un fucile piangereste come vitelli implorando per le vostre vite e giurando di essere pronti di fuggire fino agli angoli più remoti dell’Antartide pur di avere salva la vita.

Come spiega con un linguaggio forse più in legalese, ma chiarissimo, l’avvocato Paggi interpellato da VICE

Secondo il legale, la spiegazione è molto semplice: “L’Europa è una fortezza blindata nella quale non si entra dalla porta principale.” Le quote per i flussi migratori “sono sostanzialmente bloccate. Attualmente esiste la possibilità di ingresso solo per investitori di somme considerevoli, come lavoratori autonomi o imprenditori; oppure lavoratori altamente specializzati—il che significa anche altamente retribuiti,” afferma Paggi.

Ed è chiusa anche per chi volesse fare domanda d’asilo politico: per fare la richiesta, infatti, bisogna essere presenti nello stato, non si può agire tramite ambasciate, né ottenere un permesso temporaneo per andare a chiedere protezione. “Chiedere asilo presso i consolati italiani,” aggiunge l’avvocato, “non solo concettualmente non è possibile, ma sarebbe anche considerato un atto di ostilità verso le autorità e i governi dei paesi ospiti.”

Sì, ok l’ingresso in Europa; ma non potrebbero comunque evitarsi quel viaggio bestiale su gommoni e barconi fatiscenti? In realtà no, considerato che alla maggior parte dei cittadini extra-Ue per salire su un aereo diretto nel vecchio continente è richiesto di possedere un visto, il cui ottenimento è complicato e costoso, quando non impossibile.

Ma pensiamo anche al caso emblematico: l’Eritrea.

In Eritrea, per legge, puoi avere un documento valido per l’espatrio solo dopo aver effettuato il servizio militare. Ma puoi essere richiamato all’infinito per prestare servizio militare fino ai sessanta anni di età.

Teoricamente? Puoi espatriare quando vuoi. Di fatto? Fino ai sessanta anni di età nessuno ti darà un documento valido per farlo.

E i cellulari chi glieli dà?

Domanda questa che porta in dote altre domande.

Ad esempio: voi sapete quanto costa un cellulare? Dico meglio, sapete identificare costo e modello di un cellulare da una foto sgranata? Siete andati personalmente a riscontrare la vita privata e personale della persona che stringe in mano quel cellulare fino a quel momento per sapere da dove viene? Sapete se il cellulare è un modello di marca, un’imitazione o un modello acquistato in tempi migliori?

Sono tutte domande alle quali non avete una risposta: e quando la risposta non vi è, non si può inventarne una. Bisogna usare il Rasoio di Occam, e quindi la logica.

Vi abbiamo detto più volte che con cento euro (perché, pensate siano iPhone originali? Siete andati voi a strapparglieli di mano, o guardate i pixel nelle foto?) un migrante si mette in tasca le foto dei suoi cari, una mappa ed uno strumento per salvarsi la pelle.

Vi abbiamo anche detto che, un tempo, quelli che vedete laceri nei CIE e negli Hotspot erano gente normale come vite normali come me e te.

Dove l’avete trovato voi il cellulare? Così hanno fatto loro.

Informazioni sulle ONG: le Navi ONG sono navi pirata illegali?

Falso anche in questo caso.

Esistono una serie trattati, che potrete consultare cliccando proprio su questa riga, che giustificano la loro attività dal punto di vista internazionale.

Sì, ma se una nave ha bandiera dello stato tot allora è parte dello stato tot e i profughi devono andare nello stato tot!

Ma davvero?

Se una nave ha bandiera Irlandese o Americana gli facciamo varcare le Colonne d’Ercole rischiando la pelle?

Fortunatamente non è così che funziona.

La bandiera attiene ai rapporti interni: serve ad esempio ad evitare che un capitano ebbro di potere decida, lasciate le acque internazionali, di sottoporre i suoi marinai a giri di chiglia o altre punizioni illegali lette nei romanzi di Sandokan.

Difatti il Trattato di Dublino considera competente per la domanda di asilo, qualora ogni altro criterio (visti, ambasciata…) sia fallito

Se il richiedente l’asilo ha varcato irregolarmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da uno Stato non membro delle Comunità europee, la frontiera di uno Stato membro, e se il suo ingresso attraverso detta frontiera può essere provato, l’esame della domanda di asilo è di competenza di quest’ultimo Stato membro.

E il porto sicuro per i salvataggi, come ormai noto a chiunque è il primo porto sicuro più vicino

Oppure se avete confuso la vita vera con One Piece o altri cartoni animati pieni di pirati.

Perché l’Italia? Buona osservazione, ma ora prendiamo una cartina geografica annotata

La Libia? Sebbene ci sia chi guardando foto su Internet arguisca il contrario, la Comunità Internazionale è concorde nel ritenere che no, la Libia non sia un porto sicuro. Affatto.

Tunisi? Mancano con la Tunisia accordi per le richieste di protezione umantiaria. Questione burocratica? Forse, ma se non hanno leggi sui rifugiati, semplicemente non si saprebbe, legalmente, cosa fare in seguito. Sarebbe un bel problema: salvare qualcuno per poi non sapere cosa accadrà dopo? Sarebbe come non salvare nessuno.

Parliamo di un porto che formalmente non è sicuro, quindi per il Diritto Internazionale non lo è.

Restano quindi Lampedusa e Malta: laddove Malta ha una presenza di immigrati ben maggiore dell’Italia, ed è un dato reale.

Li paghiamo per le crociere, non è giusto!

Lo vedete che succede se usate le traduzioni automatiche di Google?

Come abbiamo visto, le ONG spesso usano le prime navi che hanno a disposizione: Alex era un veliero, ricordiamoci.

Pleasure Yacht (termine usato spesso ultimamente) non è la “Nave del piacere”, ma il diporto, l’imbarcazione senza scopo commerciale.

Eh, ma caricano tutti questi uomini muscolosi! Perché non vedo le donne ed i bambini denutriti?

Proviamo ad analizzare il percorso di terra e non solo quello di mare. Attraversano deserti, si fermano in campi di prigionia libici e poi trascorrono giorni da naufraghi su gommoni senza cibo ed acqua, probabilmente (anzi, sicuramente) il bambino o la mamma denutriti arriverebbero morti. Peraltro, proprio il citato articolo su Alex vi smentisce: Alex aveva, nel suo carico umano, un ingente numero di donne di cui diverse incinta.

Uomini muscolosi poi?

Mai pensato che, appunto un essere umano normale, specialmente dopo aver fatto un tour de force che neanche il Triathlon, debba essere fatto così?

Prendersela perché durante gli sbarchi non vedi gli “scheletri umani” è cattiveria pura, pari solo a quella del borghesuccio annoiato che nell’800 esigeva di andare allo “Zoo ottentotto” a vedere persone di colore imprigionate per il suo sollazzo.

I confini?

Prima comprendiamo le leggi internazionali che tutelano anche noi

Ai tempi della Kater i Rades, furono redatti fior di testi giuridici. Parliamo di testi come Extraterritorial Immigration Control: Legal Challenges che a pagina 294, collazionando gli studi di giuristi di pregio come Enzo Cannizzaro, arriva alla conclusione che

Esiste un’obbligazione di ogni Stato a limitare le azioni a difesa dei propri confini entro i limiti necessari ad evitare un danno sproporzionato rispetto al rischio di intrusione

Unitamente a quanto abbiamo appurato sullo stato di necessità da applicarsi al soccorso in mare possiamo agevolmente trarre le seguenti conclusioni. E del tutto legittime e legali.

  1. Nessuno ha mai affermato che non sia diritto di uno Stato difendere i propri confini
  2. Tale difesa deve essere però proporzionata rispetto al rischio di intrusione
  3. Tale difesa non può diventare scudo per atti che, senza alcuna effettiva difesa del confine, danneggino o ledano vite altrui.

Se un’ambulanza si dirigesse a gran velocità verso il confine di uno stato per portare un grave ferito, sparare all’ambulanza col ferito all’interno non sarebbe un atto di difesa, ma un atto sproprorzionato.

Così il caso Sea Watch 3 ha dimostrato essere il soccorso: esiste un limite alla difesa. Il limite della proporzionalità.

Esiste un contrappeso alla legge: lo stato di necessità.

Fortunatamente li applica di volta in volta il magistrato, e non il cattivista da tastiera.

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