Perdono i documenti ma i cellulari degli immigrati arrivano in perfette condizioni…

Ci segnalano i nostri articoli l’ennesima, disumana variante della bufala dei cellulari degli immigrati.

L'ennesima variante della disinformazione dei "cellulari degli immigrati"
L’ennesima variante della disinformazione dei “cellulari degli immigrati”

Scomporremo questa plateale disinformazione nei due elementi costitutivi, uno dei quali avevamo affrontato in modo plurimo in passato.

Dove sono i documenti degli immigrati? Perché non prendono l’aereo?

Se ci fate questa domanda, significa che avete la mente così piena di pregiudizio dal non capire che nessuno sano di mente sfiderebbe il mare e la morte stessa su un barcone rugginoso, restando bloccato tra i flutti per un tempo illimitato e rischiando la morte se potesse prendere un aereo comodamente.

E non sono i soldi a fermarli: dimenticate una cosa. L’immagine del migrante come un miserabile poveretto per nascita è, essa stessa, un atto di inqualificabile xenofobia. Sovente il migrante è qualcuno che, quando le cose gli andavano bene aveva quello che avevamo tutti noi. Una casa, un lavoro, degli amici, dei risparmi, e che per una serie di situazioni che vanno dal conflitto alla carestia si ritrova a perdere ogni mezzo di sostentamento.

Ciò non significa che i risparmi di una vita si vaporizzino: ma tra il morire di fame o per le conseguenze di conflitti, epidemie ed altri malanni una volta finiti i risparmi e usarli per fuggire il più lontano possibile, “cellulari degli immigrati” o meno, ovviamente scelgono la fuga.

E non veniteci, per favore, ad ammanire la trita retorica nazionalpopolare del “Io sarei restato a combattere per la mia patria”: sappiamo entrambi, chi legge e voi che avete scritto queste parole, che nella loro stessa situazione fuggireste a gambe levate implorando per la vostra vita, perché l’istinto di sopravvivenza è pari per ogni essere vivente.

Partiamo infatti da una consapevolezza, riportata da qualcuno ben più accorto di noi

Il profugo è l’essere umano che per guerra, povertà, fame, ecc. Lascia il proprio Paese, pur non avendo ottenuto ancora il diritto di chiedere la protezione internazionale.

“Eh vabbe che ci vuole, preparano tutti i documenti dal loro paese e quando sono in regola partono.”

Non proprio. Lo status può essere richiesto soltanto e fisicamente nel paese di destinazione.

“Allora chiedono un permesso turistico e poi lo status di rifugiato.”

Non è possibile. O meglio lo è ma questo comporterebbe aver dichiarato il falso nella prima domanda – data la mancata volontà di rientrare nel proprio paese – quindi la bocciatura della seconda.

Si tratta di un Catch-22, un circolo vizioso che proveremo a spiegare alle vostre menti ottenebrate dalla troppa violenza nei videogiochi esattamente come se fosse un videogioco.

Cominciate la vostra partita in un paese dove siete vittima di discriminazione, guerra, conflitto… dove vi è insostenibile infatti l’esistenza.

Vi recate così in comune per chiedere i documenti.

Trovate le stesse persone che vi hanno reso vittima di discriminazione e guerra, incarnate da un omino con un machete che vi stacca la testa come si farebbe con un melone maturo. Game Over.

Inserite così un nuovo gettone, e provate ad investire i vostri soldi un un biglietto aereo.

Al check-in vi chiedono i documenti. Che non avete. Dovete quindi tornare dall’omino col machete. Game Over.

Come spiega con un linguaggio forse più in legalese, ma chiarissimo, l’avvocato Paggi interpellato da VICE

Secondo il legale, la spiegazione è molto semplice: “L’Europa è una fortezza blindata nella quale non si entra dalla porta principale.” Le quote per i flussi migratori “sono sostanzialmente bloccate. Attualmente esiste la possibilità di ingresso solo per investitori di somme considerevoli, come lavoratori autonomi o imprenditori; oppure lavoratori altamente specializzati—il che significa anche altamente retribuiti,” afferma Paggi.

Ed è chiusa anche per chi volesse fare domanda d’asilo politico: per fare la richiesta, infatti, bisogna essere presenti nello stato, non si può agire tramite ambasciate, né ottenere un permesso temporaneo per andare a chiedere protezione. “Chiedere asilo presso i consolati italiani,” aggiunge l’avvocato, “non solo concettualmente non è possibile, ma sarebbe anche considerato un atto di ostilità verso le autorità e i governi dei paesi ospiti.”

Sì, ok l’ingresso in Europa; ma non potrebbero comunque evitarsi quel viaggio bestiale su gommoni e barconi fatiscenti? In realtà no, considerato che alla maggior parte dei cittadini extra-Ue per salire su un aereo diretto nel vecchio continente è richiesto di possedere un visto, il cui ottenimento è complicato e costoso, quando non impossibile.

[…]

Per rendere meglio l’idea, l’avvocato fa un esempio: “Se un funzionario ministeriale del proprio paese con un bel posto di lavoro e un bel reddito si presenta al consolato italiano dicendo ‘ho comprato un pacchetto Valtur per me e per tutta la famiglia per 20 giorni,’ il visto turistico glielo danno di corsa. Se, invece, a presentarsi è una persona che dichiara di non avere lavoro, o di averne uno insufficiente, e dice di voler andare in Italia in vacanza ospite da amici, al consolato gli diranno che intende abusare del visto per turismo per poi restare illegalmente alla scadenza, e glielo negheranno. È fin troppo evidente.”

Il diniego per “rischio migratorio” a partire dal reddito può condurre a situazioni tipo quella capitata qualche giorno fa una donna del Gambia, che aveva richiesto un permesso temporaneo di 30 giorni per raggiungere in Italia il figlio, rifugiato politico, e partecipare al suo matrimonio con una ragazza piemontese. Nonostante lei avesse seguito tutte le procedure e specificato le ragioni del viaggio in Italia, l’ambasciata ha rifiutato il visto perché “le informazioni fornite per giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto non sono attendibili.”

Per l’avvocato Paggi, “chiedersi con tono sospettoso perché chi migra verso l’Europa non prenda l’aereo invece del barcone suona tanto come quella battuta che si attribuiva alla regina francese Maria Antonietta: ‘Il popolo protesta perché non ha pane? Che mangino brioches’.”

Sostanzialmente, semplificando per chi non capisse, o non volesse capire un linguaggio un filo più tecnico: chi parte da paesi afflitti da guerra, carestia, fame endemica e discriminazione parte anche perché in quei paesi non gli sarebbe consentito partire, in quanto affetti da

particolari condizioni di vulnerabilità dei soggetti, quali per esempio motivi di salute o di età, ma anche una grave instabilità politica del paese di origine, episodi di violenza o insufficiente rispetto dei diritti umani verificatesi nello stato di provenienza, carestie, disastri naturali o ambientali,

ovvero

atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia e\o giudiziari, discriminatori per loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie rifiuto di accesso ai mezzi di ricorso giuridici e conseguente sanzione sproporzionata e discriminatoria azioni giudiziarie o sanzioni penali come conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo comporterebbe la commissione di crimini o reati atti specificamente diretti contro un sesso o contro l’infanzia

Pensiamo il caso dell’Eritrea, dove, per ragioni dovute alla legislazione locale nessuno può avere un passaporto prima dei 60 anni di età e tutti sono tenuti al servizio militare a tempo illimitato, di fatto bloccando tutti i cittadini al loro paese fino alla terza età ed oltre.

Ingiusto, direte voi: ma ovviamente non potete lamentarvi di un’ingiustizia verso la persona che vi sta sottoponendo alla stessa. E per presentare il vostro caso ad un ente terzo, dovete scappare.

Ma ecco che se provate a scappare, arriva il “cattivista sovranista” medio su Facebook a parlarvi di cellulari degli immigrati

E perché, non è vero che i cellulari degli immigrati ci sono sempre?

È almeno dal 2014 che lo scrivente ve ne parla di questa storia dei “cellulari degli immigrati”, anche più volte nell’arco di uno stesso anno e periodicamente i nostri collaboratori devono sottoporre tutti ad un ripassino.

Un cellulare, ricordavo all’epoca, è molto più che il costoso oggetto del desiderio che pagate vendendovi anche l’anima per avere l’ultimo modello di iPhone e giocare a Candy Crush fino allo sfinimento.

Con soli cento euro circa, ma salendo di prezzo naturalmente sale la qualità, è possibile per chiunque ottenere un dispositivo, i famigerati cellulari degli immigrati che sia contemporaneamente:

  1. Un GPS non di precisione militare, ma abbastanza preciso da sapere in ogni momento, in ogni luogo dove ti trovi
  2. Un dispositivo in grado di metterti in contatto coi tuoi cari anche se sei fisicamente lontano da un centro abitato
  3. Una macchina fotografica con memoria dove stivare i ricordi di una vita che hai dovuto lasciarti alle spalle
  4. Una memoria di massa dove conservare documentazione preziosa ai fini dell’ottenimento dello status di rifugiato

Uno Smartphone sostituisce dispositivi e necessità che un tempo avrebbero richiesto un costo ben più elevato per essere soddisfatte, e tutti necessari: alcuni, prosaicamente, alla sopravvivenza, altri come contatti coi propri cari e con la propria vita passata.

Vita passata che, ricordiamo, un tempo poteva anche essere stata felice e con le risorse necessarie per comprarselo un cellulare.

A parte il fatto che molti dei costosi cellulari degli immigrati che gli occhi di falco a casa possono aver visto sono, probabilmente cloni made in Dubai con le fattezze dei brand del desiderio, ma un prezzo infimo.

Infine, sempre ai nostri occhi di falco, ricordammo già all’epoca che una foto che raffigura alcune persone di colore con un telefonino in mano non sempre è la foto di un gruppo di immigrati che hanno comprato quegli strumenti coi soldi datigli dagli Italiani.

Una persona di colore con uno smartphone in mano è semplicemente… una persona di colore con uno smartphone in mano. Nessuno può distinguere, tra diverse persone di colore con un cellulare, e guardandone solo l’immagine, quali di quelle persone siano rifugiati, profughi, immigrati o cittadini, e come siano venuti in possesso di quei cellulari.

Siamo quindi di fronte ad un chiaro caso di disinformazione a scopo di clickbait.

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