Chiarimenti: La Sea Watch è un pleasure yacht sottoposto peraltro a blocco amministrativo?

Ci segnalano i nostri contatti come tra le ultime definizioni della nave umanitaria Sea Watch ci sia finita nave di lusso e di piacere, ovvero “pleasure yacht”, quindi non adatta alle operazioni di salvataggio.

Ci sono tutta una lunga serie di inesattezze in questa definizione, che ha fatto il giro della Rete rimbalzando in un grottesco telefono senza fili che ha reso tale definizione una moderna Lettera Scarlatta, che ci toccherà esaminare dietro richiesta

Un pleasure yacht è una cosa da ricchi vero? Zecche buoniste col Rolex, kivvipaka?

Ancora? Scelga lei tra Soros, il Dottor X nemico di Action Man, il Conte Dacula e Pelleossa il Guardiano della Cripta le va?

Quando ha deciso di tornare serio, cancelli dalla sua mente l’immagine del Love Boat che scommetto in questo momento le naviga per la mente

E si ricordi che pleasure yacht è la traduzione inglese di nave da diporto.

Dove diporto non è una parolaccia, ma il termine tecnico e giuridico usato per

un’imbarcazione destinata alla navigazione per scopi sportivi o ricreativi

Praticamente per una imbarcazione che non potrà mai essere usata per fini di lucro.

Ora, sapendo che O.N.G. significa “Organizzazione Non-Governativa” ed “Ente no Profit” significa “senza fine di lucro”, e che la Sea Watch è la nave di una ONG No Profit, non vi sentite istantaneamente un po’ nel torto, come il ragazzino che si sente ferito nell’anima perché ha fatto solo una domanda e la signora maestra gli ha messo 3, ma quella domanda era “Signora Maestra, posso avere un etto di bresaola”, e l’aveva anche fatta durante il compito in classe?

Come ricordato da Il Post, primo a trattare la vicenda facendovi ordine

Comunemente, infatti, la parola inglese “yacht” viene usata per riferirsi alle imbarcazioni di lusso di proprietà di persone molto ricche. Tecnicamente, però, la parola indica in generale qualsiasi imbarcazione per uso non commerciale: quelle che in italiano sarebbero chiamate imbarcazioni “da diporto”.

Sì, ma chi ha detto che un diporto o come cavolo si chiama possa compiere operazioni di SAR?

Le autorità olandesi, ad esempio, nel momento in cui hanno immatricolato la Sea Watch e, nuovamente, interpellate da AGI (Agenzia Giornalistica Italiana) al riguardo

Le cose non sono in realtà così semplici. Le autorità olandesi, contattate da Agi, hanno messo le cose in un altro modo: nulla, hanno detto, impedisce a una imbarcazione da diporto di svolgere operazioni Sar (Search and Rescue), ossia di soccorso, a condizione che il comandante abbia avuto le certificazioni necessarie. E’ forse questo cui fa riferimento l’Ong quando parla di “correttezza accertata dalle autorità ispettive”.

E i lettori più attenti ricorderanno anche il fondamento giuridico alle spalle di tale parere, che abbiamo a lungo discusso qui quando il popolo della Rete decise in un momento di collettiva confusione che le ONG fossero associazioni di pirati come quelle di Cappello di Paglia e Gol.D Roger

Il mio "pleasure yacht"? Prendetelo pure se volete! Cercatelo! È una grandissima imbarcazione da diporto! Chissà se qualcuno di voi ce la farà...
Il mio “pleasure yacht”? Prendetelo pure se volete! Cercatelo! È una grandissima imbarcazione da diporto! Chissà se qualcuno di voi ce la farà…

Non è nostro uso riscrivere un intero articolo uno all’interno dell’altro: ma sostanzialmente ricordiamo che una lunga serie di trattati internazionali che vanno da Montego Bay a Dublino 3 passando per UNCLOS e finendo alle Convenzioni SAR di fatto non solo incoraggiano, ma obbligano a prestare soccorso a chi si trovi in grave pericolo nel mare portandolo nel primo porto “sicuro”, che spesso non coincide né col porto di bandiera né con quello geograficamente contiguo, laddove

La Convenzione SAR impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare “regardlerss (sic!) of the nationality or status of such a person or the circumstances in which that person is found”, senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico, stabilendo oltre l’obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”, che non è necessariamente il porto più vicino.

Se va bene all’Olanda, va bene a tutti, deve andare bene anche a noi.

Quindi, appurato che una nave da diporto (aka “Pleasure yacht” non è “un’imbarcazione di piacere” ma, appunto, un diporto usualmente impiegato per fini ricreativi e sportivi, quindi per fini non lucrativi, che lo stesso può benissimo essere usato per missioni SAR, resta l’ultima domanda.

Sì ma il fermo amministrativo?

Al momento non vi è, semplicemente, alcuna notifica.

Vi avviseremo se in futuro esse perverranno: al momento non vi sono.

AGGIORNAMENTO: Ancora nessun blocco amministrativo, anzi non è emerso alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3.

Abbiamo in compenso copia della documentazione di iscrizione della Sea Watch come nave di diporto (il citato pleasure yacht da intendersi, ricordiamo, come diporto).

Laddove la traduzione corretta di pleasure yacht viene indicata in yacht a motore non commerciale. Esattamente come avevamo già indicato, normativa alla mano.

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