“Il PD condona 98 miliardi alle multinazionali delle Slot Machine!” – Approfondiamo la bufala

di Shadow Ranger |

La macchina della propaganda agisce sempre a pieno motore, e quando non ha benzina, ricicla i combustibili fossili che ha per rilasciare miasmi inquinanti.

Il PD condona 98 miliardi alle multinazionali delle Slot Machine! è quel genere di bufala che, nonostante la sua anzianità, funziona sempre.

C’è di mezzo il PD, nemico da sempre di una certa parte politica i cui tru fanz ritengono di recare vantaggio diffondendo bufale. Ci sono le multinazionali, i Poteri Forti, che fanno sentire il bugiardello da tastiera un po’ Adrian, un po’ ribelle. E, infine, ci sono le Slot Machine, con quella propaganda un po’ tastierista, un po’ nazional-popolare per cui la ludopatia non è una grave malattia che va curata, ma un’imposizione dei poteri forti che si cura come per magia punendo gli stessi e senza altro sforzo.

Ma, come vedemmo già in passato, bufala era e bufala resta.

La bufala dei 98 miliardi alle multinazionali delle Slot Machine

I “98 miliardi di euro regalati alle Slot” infatti sono una vecchia bufala già nota.

Come espresso già da fonti dell’epoca, cfr . Marco Meloni, nonché come evincibile da una analisi della vicenda giuridica, in tale caso non si poteva parlare di condono. Nè di regalo, né di altro. Ma semplicemente di giustizia. Quella che si fa nei tribunali, non nei sottoscala, nei garage nei luoghi dove i cattivisti da tastiera in effetto permamente cucinano le loro bufale.

Riassumendo la vicenda, nel corso di un Procedimento innanzi alla Corte dei Conti per alcune irregolarità, la Procura della CdC, che in questo caso rappresenta l’accusa, ipotizzò un danno iniziale di 98 miliardi di euro derivato dalle Slot Machines.

Ma non da ipotetiche e fantasiose regalie del PD.

Semplicemente, il gioco d’azzardo, come molte cose nella vita, è sottoposto a tassazione. Una pressione fiscale più alta su attività inerentemente pericolose (vedi ludopatia) come il Gioco d’Azzardo ne scoraggia l’abuso, e, quantomeno, fa in modo che dal male possa sorgere del bene. In questo caso, maggiori risorse per l’erario.

Riassunto delle puntate precedenti

Cominciamo infatti dal 2004, pieno Governo Berlusconi, dove come ci ricorda Fanpage si decide per una liberalizzazione “condizionata” del Gioco d’Azzardo. Bar ed altri esercizi commerciali sono autorizzati a installare macchinette per il gioco d’azzardo a patto che esse siano collegate ad un network gestito da SoGei, la società che si occupa della gestione telematica per l’Agenzia delle Entrate.

SoGei è nota a commercialisti ed esercenti: le sue strutture telematiche sono quelle su cui viaggiano i dati relativi alla fiscalità, e avrebbero dovuto viaggiarvi anche i dati relativi al gioco d’azzardo. Le macchinette avrebbero dovuto essere interconnesse h24, in modo da verificare la correttezza del numero di vincite, dei guadagni e delle elargizioni in tempo reale, con pesanti sanzioni in caso di truffe.

Come sempre accade in Italia, ci sono stati sin dall’inizio una serie di casi in cui le macchinette sono rimaste disconnesse.

Niente connessione, niente calcolo di ricavi, guadagni e spese. Niente calcolo di ricavi guadagni e spese, niente correttezza. Anche i pagamenti “forfettari” si dimostrano quindi del tutto fuori controllo.

Spingendo la Corte dei Conti a richiedere alla Guardia di Finanza una quantificazione.

In sostanza, per un periodo piuttosto ampio di tempo, decine di migliaia di slot sono state del tutto fuori controllo, non solo per quel che riguarda la quantificazione degli introiti tassabili, ma anche per la restituzione delle vincite ai giocatori. Su quest’ultimo punto però, la Gdf nulla può fare: resta, dunque, una montagna di denaro svanita nel nulla, che dalle tasche dei giocatori è finita ai componenti della filiera, esercenti e gestori, ma non allo Stato, se non nella componente forfettaria di cui vi abbiamo parlato in precedenza.

Si tenta quindi una ricostruzione, che viene demandata agli atti introduttivi del procedimento di cui sopra dall’accusa, o dall’attore principale in giudizio, su un semplice criterio matematico.

Criterio matematico che porta una prima stima ad arrivare ai 98 miliardi citati.

Ma la decisione ha portato la corte a ritenere il criterio matematico-algebrico inesatto, sicché

Le aziende delle slot machines hanno evaso 98 miliardi. Sono anni che Grillo ripete questa storia, quindi la domanda è: evasi da quando a quando? Che siano l’evaso annuo? No, visto che tutto il gioco d’azzardo nel 2012 ha totalizzato 80 miliardi di euro. Si tratta in realtà della cifra delle multe calcolate al secondo per i due anni che le slot machines sono state scollegate dalla rete nazionale dei Monopoli di Stato. Infatti la Corte dei conti stabilì che l’importo reale da pagare era 2,5 miliardi. Importo che è stato pagato.

A questo punto, ovviamente, ogni ulteriore tentativo di recupero delle somme effettuato dal Governo, che casualmente nel 2013 era a guida PD, non poteva che naufragare, come una definizione agevolate sui 2,5 miliardi effettivamente pattuiti che, a quel punto non fu accettata.

Del resto, la sentenza c’era. E la sentenza era a favore delle “multinazionali delle slot”, o meglio un caso di soccombenza parziale.

Soccombenza parziale? Allora c’è la sanatoria!

Spieghiamo così la soccombenza parziale: il vostro vicino di casa decide di installare una nuova televisione da 60 pollici per guardare Netflix. E lo fa sulla parete confinante con la vostra.

Aprendo diversi buchi sulla stessa.

Giusto? Avete diritto ad un risarcimento. Ma voi adottate i dati forniti dalla vostra ditta di fiducia, che dichiara necessario per il ripristino della parete un pagamento di 2000 euro tondi tondi.

Controparte dichiara che no, il danno c’è, loro hanno bucato la parete, ma bastano 500 euro di vernice e stucco.

Il Giudice stabilisce che controparte vi debba pagare 800 euro. Potete anche a questo punto chiederne 900 o mille, ma controparte 800 vi deve e non più di 800 vi darà.

È quindi logico che il “Governo non si sia pronunciato”. Perché doveva farlo la Corte dei Conti. Che infatti l’ha fatto, determinando l’ammontare corretto da pagare ed esigendone il pagamento.

Nessuna sanatoria, nessun mistero, nessuna opera del PD. Come vi abbiamo detto giusto poco fa.

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