“Il cibo italiano fa male”, altro euro-schiaffo. Salvini: “Siamo alla follia!”

di Luca Mastinu |

bufala sindaco di lonigo
“Il cibo italiano fa male”, altro euro-schiaffo. Salvini: “Siamo alla follia!” Bufale.net

Nelle ultime ore Matteo Salvini ha scatenato l’ira dei suoi sostenitori a seguito di una schermata proveniente da un ritaglio del Giornale, che titola: “Il cibo italiano fa male, altro euro-schiaffo”. La denuncia è rivolta al poco noto sistema-semaforo.

QUI SIAMO ALLA FOLLIA!!!
Bollinati come “nocivi” Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, salumi e olio d’oliva, promosse come “sane” ben note bevande zuccherate.
La Lega farà le barricate, l’unico “semaforo rosso” utile è quello per fermare questi matti.

Non “nocivi”, ma diversamente sani rispetto a bibite come Pepsi Light, Coca Cola Zero Red Bull sugar free, dati che certamente fanno saltare la mosca al naso ma che necessitano di un’interpretazione. Matteo Salvini, in ogni caso, ha annunciato una feroce battaglia anche dal salotto di Porta a Porta.

Cos’è il Nutri-Score?

Come spiega Next Quotidiano, riportando la spiegazione pubblicata da Il Giornale e ripresa anche dal sito ufficiale del Confartigianato:

Si tratta di un’etichettatura stampata sul fronte della confezione che semplifica il giudizio su ogni alimento assegnandogli un colore e una lettera sulla scala: verde (A), verdino (B), giallo (C), arancio (D), rosso arancio (E). Verde indica maggior contenuto di nutrienti giudicati positivamente: fibre, proteine, frutta, verdura, leguminose e oleaginose. Il rosso è l’allarme per nutrienti da limitare: calorie, grassi saturi, zuccheri e sale.

Bollino rosso su prosciutto e parmigiano: il problema è l’apporto calorico

Adnkronos ci spiega che questo sistema di etichettatura è stato studiato da un gruppo di ricercatori francesi e le cinque categorie sono calcolate in base alla quantità di nutrienti contenuti nell’alimento cui si riferiscono. Il bollino rosso vieta la vendita/consumazione del prodotto? No, mai e poi mai. Il bollino rosso indica l’impatto sulla dieta, che in questo caso potrebbe essere negativo specie se il prodotto viene consumato da persone che devono mantenere un certo equilibrio calorico. Perché sì, si parla in sostanza di apporto calorico e non si può negare che prosciutto, gorgonzola, parmigiano reggiano rappresentino un significativo apporto calorico nell’alimentazione degli italiani.

Informare correttamente, infatti, non significa bandirli dalla dieta o dalla cultura alimentare di un Paese. Con le etichette a semaforo si aiutano le persone a riconsiderare con quale frequenza consumano prodotti di eccellenza come la mozzarella di bufala campana e con quanto olio extravergine condiscono l’insalata. I consumatori spesso non conoscono le linee guida per una sana alimentazione, o non sono in grado di applicare queste informazioni nelle scelte alimentari quotidiane e di interpretare correttamente le dichiarazioni nutrizionali dei prodotti. Ed è proprio qui che scendono in campo le etichette a semaforo.

“Pensare alla frequenza e alla quantità con cui si consumano certi alimenti”

Del resto fu lo stesso Serge Hecberg, tra i ricercatori francesi del Nutri-Score, a contestare fortemente l’indignazione degli italiani. Lo fece in un articolo in cui spiegava chiaramente: “Il problema non è la qualità ineccepibile degli ingredienti, ma le quantità con cui essi sono contenuti negli alimenti”. Soprattutto, Hecberg scriveva:

Mentre (certi alimenti) possono far parte di una dieta sana, non dovrebbero essere consumati all’eccesso. Avvertire i consumatori sulla composizione nutrizionale degli alimenti tradizionali non compromette la loro inclusione in una data cultura alimentare. Etichettare la loro qualità nutrizionale permette semplicemente ai consumatori di pensare circa la frequenza e la quantità di cibo che consumano.

Perché Coca Cola Zero, Red Bull sugar free e Pepsi Light sono considerate buone?

Ovviamente non parliamo delle versioni classiche delle note bevande, ma delle loro versioni light, dunque, con una presenza di calorie vicina allo zero, un valore approssimativo che tuttavia troviamo enunciato nei portali ufficiali.

  • La Coca Cola Zero ha 0,2/0,3 kcal per 100 grammi (fonte)
  • La Red Bull sugar free ha 5 kcal per 100 grammi (fonte)
  • La Pepsi Light ha 0,4 kcal per 100 grammi (fonte)

Il Parmigiano Reggiano, invece, come dichiarato sul sito ufficiale contiene 402 kcal per 100 grammi mentre il Prosciutto San Daniele contiene 272 kcal per 100 grammi. Le differenze sono notevoli.

Perché parliamo di disinformazione?

Gridare allo scandalo e al complotto sul Nutri-Score significa non aver appreso il suo significato: il sistema a semaforo non categorizza alcuni cibi italiani (certo è che l’esempio viene preso da Salvini e correlati sui cibi più ricchi di grassi saturi e di grassi in generale) come pericolosi invendibili. Il senso è quello di informare il consumatore su ciò che andrà a inserire nella sua dieta, per favorirne un consumo sensato e scongiurare un eccesso che potrebbe dare noie alla salute. Nient’altro. Soprattutto, niente è stato deciso, anche se alcuni lettori non la prendono benissimo:

Serpente di un cane maledetto impestato cane lurido…
Quelli ai piani alti, qualche tumore, lo prendono mai?

Ecco.

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