DISINFORMAZIONE Emma Bonino candidata con la Lega Nord nella XIIma legislatura – bufale.net

Questa campagna elettorale ormai è sempre più grottesca. Tanti piccoli Detective Conan da tastiera sono alla ricerca di sordidi segreti del candidato da loro inviso, tronfi che, mai come ora, l’affermazione “Ti spu**ano sul webbe!!” possa assumere una valenza tristemente reale e palesarsi diversa dalla grottesca vanteria di un miles gloriosus privo di capacità.

Ci segnalate in molti quest’immagine

Pistola fumante, a dire dei condivisori, del fatto che Emma Bonino si sarebbe candidata con la Lega Nord.

Ma la questione è molto più complessa, e lo stesso sito web istituzionale della Camera dei Deputati, che in una versione archiviata mostra la screenshot (perché si sa, i nostri piccoli Don Matteo e piccole Jessica Fletcher non sanno neppure condividere un url, ma devono passarsi le screen di quello che vedono…), in una versione successiva non riporta alcun partito o gruppo parlamentare, limitandosi ad indicare Emma Bonino come eletta con “Sistema Misto: Maggioritario e Proporzionale”, dicitura che contiene un link dinamico alla legge elettorale allora in vigore

Infatti, la storia tende a ripetersi, nonostante in forme radicalmente diversi.

Come il Rosatellum avrebbe imposto per le correnti elezioni a +Europa una raccolta firme evitata grazie all’intervento di Tabacci, il Mattarellum in vigore negli anni ’90 avrebbe sbarrato la strada ai Radicali.

Come ricorda Il Post quindi si rese necessario ancora una volta il soccorso di una coalizione già “con un piede nella porta”, che fu offerto Forza Italia, all’epoca nascente leader delblocco dicentrodestra

Nel 1994 Bonino faceva parte della Lista Pannella – Riformatori, uno dei numerosi partiti messi in piedi fra gli anni Novanta e Duemila dai Radicali, che allora erano guidati da Marco Pannella e si consideravano trasversali rispetto ai partiti tradizionali. Ai tempi la Lista temeva di non avere un consenso sufficiente per eleggere con certezza dei parlamentari – e infatti non riuscì a superare lo sbarramento del 4 per cento – e fece un accordo con la neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi per entrare nel centrodestra e appoggiarlo su alcuni temi (all’epoca il centrosinistra era ancora molto influenzato dalla tradizione comunista e socialista). In cambio, il centrodestra si impegnò ad eleggere alcuni esponenti Radicali

La legge elettorale con cui si votò nel 1994 era il cosiddetto Mattarellum, ideato dall’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prevedeva un sistema misto di elezione: il 75 per cento tramite un sistema uninominale, con un solo candidato per collegio, e il 25 per cento con una quota proporzionale. Bonino venne candidata alla Camera nel sistema uninominale, in un seggio considerato sicuro per il centrodestra e che comprendeva Padova e il paese limitrofo di Selvazzano Dentro. Due mesi prima delle elezioni, in un’intervista al Messaggero disse di non sentirsi né leghista né “berlusconiana”.

Bonino fu eletta col 39,5 per cento dei voti. Come si capisce bene dall’immagine qui sotto, è impreciso sostenere che entrò in Parlamento con la Lega Nord: la sua candidatura fu sostenuta da tutto il centrodestra. Un archivio più recente della Camera dei deputati, inoltre, scrive correttamente che nel 1994 Bonino fu eletta “con sistema maggioritario”, senza associarla a nessun partito in particolare.

L’appoggio fu quantomeno parziale, e su un numero del Messaggero dell’epoca fu precisato dalla stessa Bonino

Una radicale alla corte del Carroccio. Emma Bonino si presenta in un feudo leghista, il collegio di Padova, con Lega e Forza Italia. E’ anche candidata, per la proporzionale, nella Lista Pannella a Bologna, Roma e Catania.

‘Cosa c’entra l’ideologia radicale con quella del celodurismo leghista?’

“Dalla Lega ci dividono molte cose, ma è anche vero che altre ci uniscono, a partire dalla scelta del sistema politico ed elettorale uninominale secco all’anglosassone. Non sarà un caso se insieme alla Lega il club Pannella ha promosso con successo la campagna per i tredici referendum antistatalisti e anticorporativi, che si svolgeranno nella prossima primavera. Sono referendum che tutti i partiti del cosiddetto cartello progressista, con l’eccezione di Alleanza democratica, hanno snobbato, confermando che la stragrande maggioranza di chi si autodefinisce progressista incarna in realtà la vera forza conservatrice del regime partitocratico”.

‘C’è altro che vi unisce?’

” E’ la comune battaglia contro il regime dei partiti e lo spreco del denaro pubblico. Posso invece chiedere che cosa ci sta a fare, che ne so, Alberto La Volpe, vale a dire TeleCraxi, con i cosiddetti progressisti?”

‘Ma sui matrimoni gay, sull’aborto, sul divorzio, sulla droga, quale intesa mai ci può essere tra voi?’

“Non mi pare che la Lega abbia mai espresso una posizione ufficiale su questi temi di libertà civile. Dentro la Lega ci sono cattolici lefevriani, come la Pivetti, e cattolici moderati, come Leoni, e ci sono anche anticlericali arrabbiati e laici convinti, come Luigi De Marchi. La Lega trova la sua unità nella visione federalista. Per il resto, fino a prova contraria, è un movimento non ideologico. Lo dimostra il fatto che sull’antiproibizionismo ho conosciuto nella Lega più favorevoli che contrari”.

‘C’è anche il Msi che al sud si presenta con Forza Italia vostra alleata al nord. Sempre ideologie contrapposte, o non più?’

“Siamo stati gli unici e i soli a proporre uno sbarramento effettivo contro Alleanza nazionale. Avevamo posto a Segni e Martinazzoli candidati comuni a Roma per tentare di sconfiggere il patto tra Berlusconi e Fini. Hanno detto di no. Abbiamo offerto il nostro appoggio e simbolo ai progressisti avversari dei candidati di Alleanza nazionale. Hanno detto di no. Ora Pannella sfida direttamente Fini a Roma, partendo da una posizione di assoluto svantaggio, mentre i progressisti latitano. Tra noi e Fini la contrapposizione è sulle cose, sulle libertà civili, sulla concezione del mercato e dello Stato. Non ci convince per nulla, perchè puzza di stratagemma elettorale, l’improvvisa trasformazione del Msi da partito autoritario e statalista in liberal-democratico”.

In sintesi, mediante un’aiuto basato su alcune posizioni avverse alla Prima Repubblica i Radicali ottennero l’appoggio necessario a superare lo sbarramento, entrando nei collegi di Centrodestra. Il che è diverso da asserire il suo ingresso nelle file della Lega Nord.

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