DISINFORMAZIONE E CLICKBAIT Liberi e uguali, non esistono e fanno solo danni. Come vogliono ridurre i poliziotti Boldrini&Co

di Luca Mastinu |

DISINFORMAZIONE E CLICKBAIT Liberi e uguali, non esistono e fanno solo danni. Come vogliono ridurre i poliziotti Boldrini&Co Bufale.net

I nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato da Libero il 27 aprile 2018, secondo il quale la “sinistra” starebbe lavorando per un disarmo delle forze di Polizia. Una sinistra identificata come Boldrini&Co:

Celerino, posa il manganello e assumi la classica posizione di meditazione vipassana. Vedrai che così sconfiggerai il crimine. Con la sola forza del pensiero. O almeno questa è l’ idea della senatrice Loredana De Petris, di Liberi e uguali. Che ideona: disarmare gli agenti e iscriverli a corsi di formazione sulla pratica della nonviolenza. Il tutto è contenuto in un disegno di legge appena depositato nell’archivio del Senato della Repubblica. Funziona – assicura De Petris – in altri Paesi già succede.

Le forza dell’ ordine vengono formate anche alla conoscenza e all’ uso delle risorse della nonviolenza. In Italia, informa la senatrice, ci sono rilevanti esperienze formative locali, ad esempio a Milano e a Palermo, riportate dalle pubblicazioni della professoressa Marianella Sclavi del Politecnico e dal professore Andrea Cozzo, dell’ ateneo palermitano. Ora si tratta di rendere il tutto obbligatorio per legge.

Che cosa significa polizia nonviolenta? Mahatma Gandhi voleva abolire l’ esercito, ma, bontà sua, riteneva necessaria la presenza di poliziotti per mantenere l’ ordine pubblico. Muniti di divise, sì, ma non di pistole. Le armi, secondo questa teoria, devono essere l’ eccezione assoluta. I disordini di piazza o le minacce dei malintenzionati vanno sedati a mani nude. Con la “collaborazione”.

Da diversi anni, scrive l’ esponente di Liberi e uguali nella relazione abbinata al suo disegno di legge, assistiamo a «episodi esecrabili che nel linguaggio dei media vengono indicati come “morti di Stato”. Sono storie di fermati dalle forze dell’ ordine e successivamente deceduti». De Petris fa i nomi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Carlo Saturno. Sono casi, prosegue, che non avrebbero avuto «un esito fatale con opportune misure di prevenzione ed educazione alla nonviolenza».

I poteri delle forze dell’ ordine sono stabiliti dalla legge. Ma, accusa la senatrice eletta con Pietro Grasso, fioccano i casi di abusi. Si va «dai semplici pestaggi alla violenza durante manifestazioni ed eventi sportivi, sino a veri e propri casi di omicidi”. In alcune situazioni, precisa De Petris, la responsabilità è in capo a «singole individualità, quelle che i media chiamano “mele marce”, in altri casi si è trattato di vere e proprie operazioni illegali che hanno goduto dell’ appoggio esterno di alti funzionari dello Stato e della classe politica».

Colpa dell’ addestramento, accusa la parlamentare di sinistra, che prende dei pacifici cittadini e li abbrutisce. «È una forma di educazione – dice, – che tende a disumanizzare e a considerare pericolosi per l’ ordine sociale gli antagonisti, i ribelli, gli emarginati, i carcerati…». De Petris si sofferma sul caso dei No Tav: «Il movimento che più di tutti ha dovuto fare i conti con la violenza delle forze dell’ ordine in diverse occasioni». Ma non sono solo loro ad aver assaggiato il sapore del tonfa: «Molti lavoratori e studenti scesi in piazza a manifestare hanno dovuto subire violenti pestaggi e cariche inusitate».

La ragione di questa “violenza”, secondo l’ esponente di Leu, sta nell’ ignoranza delle nostre divise. Che mancano di «una consolidata e consapevole cultura dei diritti civili». Per rimediare a questa carenza è necessario e urgente «dotare le forze dell’ ordine delle cognizioni e degli strumenti che l’ ormai vasto campo di ricerche e di esperienze della nonviolenza mette a disposizione, poiché in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite».

Il disegno di legge prevede quattro articoli. In cui si chiede di avviare il personale di pubblica sicurezza alla cultura del satyagraha, introducendo «le metodologie didattiche più idonee ad elevare la conoscenza e l’ uso dei valori, delle tecniche, delle modalità di servizio e delle strategie della nonviolenza». È fatto infine obbligo al governo di presentare al Parlamento una relazione annuale per riferire sullo stato di avanzamento del percorso. E per verificare quanto “gandhiane” siano diventate le nostre forze dell’ ordine.

La disinformazione contenuta già nel titolo clickbait di Libero è ripresa, come spesso accade, da altre fonti a noi ben note per le continue segnalazioni:

Si aggiunge Secolo d’Italia, che in un articolo del 30 aprile titola: “Boldrini e Grasso ne sparano un’altra: poliziotti e carabinieri vanno “disarmati”“. La notizia è ripresa anche di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), riportate in comunicato pubblicato sul portale ufficiale e ripreso da Gazzetta di Lucca:

La De Petris, evidentemente, non ha cognizione alcuna di ciò che accade in mezzo alla strada quotidianamente e durante le manifestazioni. Chi ha bisogno di essere educato non è certo il professionista della sicurezza come il poliziotto, addestrato quotidianamente per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Forse ci vorrebbe una legge e un corso per rieducare e disarmare i manifestanti violenti. Non rispettano la legge ed i poliziotti che in quei momenti hanno il dovere di farla rispettare e, spesso, anche se colti e arrestati in flagranza, all’indomani sono già liberi.

La polemica, in sostanza, è nata da un disegno di legge di Loredana de Petris, consultabile sul sito ufficiale del Senato.

Possiamo già affermare che l’intero testo non parla di disarmo degli agenti. Nella relazione, per esempio, leggiamo:

Con le proposte che qui avanziamo, intendiamo includere tra le attività formative e di addestramento delle forze di polizia attività che forniscano utili risorse ermeneutiche ed operative alle forze dell’ordine, con opportune strumentazioni teorico-pratiche per il rispetto della dignità e dell’incolumità di tutti i cittadini, elementi conoscitivi ed addestrativi che favoriscono la corretta percezione, comprensione e gestione delle modalità comunicative e relazionali in situazioni conflittuali, miglior adeguazione delle prassi d’intervento al dettato costituzionale ed al principio di legalità e di responsabilità, ulteriori garanzie di trasparenza e democrazia in un’attività delicatissima in situazioni complesse e critiche.

Si parla, dunque, di inclusione di nuovi strumenti formativi e di addestramento, non di disarmo delle forze dell’ordine. Di disarmo, inoltre, non si parla nemmeno nei 4 articoli del DDL. Non verranno deposte le armi, come invece riportano i principali organi di disinformazione. Per esempio, nell’articolo 1:

Nell’ambito dell’istruzione, della formazione e dell’aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, svolti mediante programmi ed attività didattiche, coerentemente ispirati ai valori della Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella «Carta dei diritti fondamentali» dell’Unione europea, si includono anche attività didattiche volte alla conoscenza, all’addestramento e all’uso delle risorse della nonviolenza.

Nessun disarmo, solo la proposta di un’integrazione di strumenti per il ricorso alla nonviolenza in situazioni particolarmente critiche, perché «in situazioni critiche ciò può fare la differenza e finanche contribuire a salvare delle vite». Nient’altro.

Un titolo come quello di Libero e di altri portali a noi noti costituisce un’esca per lettori pronti a indignarsi, creando e diffondendo disinformazione grazie alla strategia clickbait.

 

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