Uso di marijuana e rischio di infarto: alcune precisazioni

di Bufale.net Team |

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I nostri lettori ci segnalano un articolo pubblicato da TPI News nelle ultime ore oggi, venerdì 1° ottobre, dal titolo: “Cannabis, perché No: l’uso di marijuana aumenta di 4 volte il rischio di infarto“. L’articolo è a firma di un medico che sostiene la teoria del “salto di specie” dalla cannabis alle droghe pesanti. Ancora, l’autore riporta che “nelle prime ore dopo il consumo di cannabis il rischio di infarto aumenta di ben 4 volte”. L’articolo liquida l’argomento senza citare studi che dimostrino la teoria esposta, e con poche righe.

La teoria del passaggio

L’autore, sostanzialmente, si oppone al referendum per la cannabis legale la cui raccolta firme si è chiusa ieri, giovedì 30 settembre. Lo fa, chi scrive il pezzo, con questa premessa:

E il salto di specie dalla Cannabis alle droghe pesanti diventa molto comune perché arriva un momento in cui per soddisfare la dipendenza il corpo richiede una dose superiore. Legalizzare la marijuana rende più semplice l’avvicinamento a una cosa che fa male e credo che sia uno sbaglio che uno Stato serio non dovrebbe mai fare.

Il “salto di specie” non è una novità nel dibattito sul consumo della cannabis, e per indicarlo esiste un termine specifico noto in italiano come teoria del passaggio e in inglese come gateway drug theory. È opinione comune, tuttavia, che la teoria del passaggio sia un retaggio proibizionista, e negli anni è emerso che il passaggio da cannabis a eroina (quest’ultima indicata come punto d’arrivo più comune) sia del tutto casuale e non necessariamente correlato.

La smentita di tale teoria del passaggio, inoltre, ha radici vecchie quasi di un secolo. Era il 1944, infatti, quando il sindaco di New York Fiorello La Guardia pubblicò il La Guardia Report, un rapporto che smentiva le teorie del Federal Bureau of Narcotics (FBN) e dell’ispettore Harry Aslinger, fortemente influenzate dalla campagna proibizionista.

Il La Guardia Report era confortato dagli studi della Academy Of Medicine di New York e da altri studi, e nel risultato (che troviamo qui) smontava anche la teoria secondo la quale il consumo di marijuana crea dipendenza, una tesi scientificamente infondata tranne nei casi di utilizzo cronico. Nessuna dipendenza e nessuna correlazione con il consumo di eroina e altre droghe pesanti.

Marijuana e infarto

Già nel 2017 si riferiva che l’incidenza dell’infarto sui consumatori di marijuana necessita di ricerche più approfondite. L’autore di TPI News, tuttavia, fa sicuramente riferimento a uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ) nelle scorse settimane, a firma del dottor Karim Ladha. Ne ha parlato Il Messaggero in questo articolo del 7 settembre. Il quotidiano italiano riporta le dichiarazioni di Ladha:

Lo studio non ha analizzato come la cannabis influisce sulla salute del cuore, ma ha notato che ricerche precedenti hanno mostrato che può influenzare la frequenza cardiaca di un consumatore. Quando la frequenza cardiaca di qualcuno diventa irregolare, può aumentare la quantità di ossigeno di cui il cuore ha bisogno. Allo stesso tempo, la cannabis può limitare questa quantità di ossigeno fornita al cuore. Quello che si finisce per avere è questa discrepanza tra la domanda e l’offerta di ossigeno che fondamentalmente porta ad attacchi di cuore.

Lo studio è disponibile su portale del CMAJ a questo indirizzo. Lo studio è peer-reviewed, dunque già sottoposto a revisione. Tuttavia, nelle conclusioni leggiamo:

Sono necessari ulteriori studi e più dati per confermare questi risultati e chiarire i meccanismi che contribuiscono agli esiti cardiovascolari associati alla cannabis.

Lo studio, inoltre, sottolinea che la correlazione tra l’infarto del miocardio (IM) e il consumo di cannabis avviene quando questa viene assunta come “canna”, ma è evidente il problema della separazione tra i cannabinoidi e le “sostanze irritanti e cancerogene contenute nel fumo”.

Si fa notare, infine, che lo studio di Ladha è rivolto essenzialmente ai consumatori incalliti di marijuana – ora legale in Canada – e il campione sul quale lo studio è stato condotto ha raccolto dati su consumatori di cannabis tabagisti.

Quindi?

Una correlazione tra consumo di marijuana e infarto esiste, ma lo studio condotto individua soggetti tabagisti e dal consumo più che frequente. L’autore di TPI News inciampa nel mito della teoria del passaggio, già smentita nel 1944. Lo studio canadese di Ladha, inoltre, afferma che sono necessari altri studi più approfonditi, e bisogna sempre ricordare la differenza tra cannabis legale e illegale, che hanno effetti completamente diversi e un altrettanto differente impatto sulla salute.

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