Tumori uccisi dall’assenza di gravità. Dallo spazio una nuova frontiera per le cure

di Shadow Ranger |

“Tumori uccisi dall’assenza di gravità” è uno di quei titoli che danno speranze ma, ove letti senza conoscenze specifiche, possono indurre il commentatore ad aggiungere del suo.

Il testo nell’articolo è semplice

L’assenza della forza di gravità uccide le cellule tumorali. Bastano 24 ore di microgravità per farne morire tra l’80 e il 90%. E’ quanto ha scoperto un team di ricercatori australiani che ora utilizzerà le missioni spaziali come laboratorio per capire i meccanismi che inducono la morte di queste cellule, per studiare nuove cure o migliorare l’efficacia di quelle già esistenti. Joshua Chou dell’Università di Tecnologia di Sydney e il suo assistente Anthony Kirollos sistemeranno, infatti, diversi tipi di cellule tumorali, fra le più difficili da sopprimere, in un congegno di piccole dimensioni che sarà mandato in orbita alla Stazione Spaziale Internazionale, nella prima missione australiana di ricerca spaziale.

E questa parte, è essenzialmente corretta. Ma prima di evocare scenari affini al romanzo ottocentesco di appendice, ricco di personaggi malati di tubercolosi spediti “nelle colonie montane” alla ricerca di guarigione, bisogna fermarsi un attimo.


Il fatto che, in vitro, si vogliano studiare gli effetti dell’assenza di gravità sulle cellule non significa che l’esplorazione spaziale del futuro sarà affidata a malati oncologici spediti nello spazio in cerca di una facile guarigione.

Significa che, in vitro, le cellule oncologiche trovano riprodursi difficile.

Le possibili spiegazioni fisiche

Purtroppo, tutti voi sapete cos’è un cancro. Anzi, quale è la cosa in comune tra gli svariati e molteplici tipi di cancro.

Il cancro è una proliferazione anomala di cellule: cellule incapaci di fermare la loro replicazione, cellule alterate e malate che rifiutano di “morire” e continuano a proliferare in un organismo altrimenti sano conducendolo alla rovina.

Le attuali terapie si muovono su due filoni: la chirurgia estrae dall’organismo la parte dove la maggior parte di queste cellule malate si affollano, distruggendole “meccanicamente”. La chemioterapia rallenta e ostacola i meccanismi con cui esse si replicano, distruggendone le metastasi e rendendo più lento il loro sviluppo e diffusione. Al prezzo, però, di “rendere la vita più difficile” anche al resto dell’organismo (motivo per cui la chemioterapia viene somministrata da medici e sotto controllo medico e non a caso).

Ma anche nello spazio, in assenza di gravità, per le cellule è meno facile muoversi, comunicare e riprodursi.

Quale migliore occasione per “prendere in castagna” un gruppo di cellule impazzite la cui mortalità deriva dall’essere eccessivamente abili nel replicarsi che portarle dove la loro abilità viene fortemente limitata?

“Nello spazio le cellule del corpo cominciano a subire la condizione detta uploading meccanico”, spiega lo studioso. “L’assenza di gravità ha effetto su come le cellule si muovono e agiscono e compromette la loro capacità di sopravvivenza”.

Il problema

I più acuti di voi avranno già individuato il problema: se l’ambiente spaziale rende più complicata la sopravvivenza e la capacità di riprodursi delle cellule, non vi è certezza che non faccia lo stesso con le cellule “sane”.

Anzi, la NASA stessa riconosce che, per un corpo umano vivo e sano, lo spazio cosmico è il peggior posto dove stare.

L’impossibilità attuale di difendersi in modo assoluto dalla radiazione cosmica comporta aumento del rischio di carcinomi, danni al sistema nervoso centrale, nausea, vomito, rischio di malattie cardiocircolatorie e danni alla vista.

Inoltre, come avevamo visto in un nostro precedente articolo, l’assenza di gravità comporta la riduzione del tono muscolare ed una ridotta capacità di mantenere il proprio corpo in forma fisica.

Siamo davanti al solito paradosso dei primi stadi della ricerca in laboratorio. Dal punto di vista teorico, già adesso, l’umanità è a conoscenza di centinaia, se non di milioni di sostanze e trattamenti in grado di uccidere le cellule tumorali. Il problema è trovare un trattamento che abbia il minor numero di effetti collaterali avversi.

“In my head, this is not supposed to be a cure, a golden bullet to cure cancer, but it can work in parallel to existing therapies, drug treatments, and so forth, to help increase the efficiency of the current treatment.”

“Nelle mie idee questo trattamento non è una cura, una soluzione magica in grado di sconfiggere il cancro, ma potrebbe essere applicata assieme alle terapie, anche farmacologiche, pre-esistenti per aumentarne l’efficacia”

Riferisce Joshua Chou, ricercatore responsabile di questo studio.

Il fatto che delle cellule tumorali in una scatolina in un laboratorio sulla ISS possano essere sconfitte ci porta più vicini a capire i meccanismi coi quali possiamo sconfiggere il cancro, non ad affermare che abbiamo scoperto come sconfiggere i tumori con l’assenza di gravità.

Ma può darci qualche speranza per ricerche future, indubbiamente.

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