PRECISAZIONI Prete sfratta anziana e dà casa ai migranti – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Ci viene segnalato l’articolo pubblicato da Blitzquotidiano l’8 ottobre 2015 dal titolo “Prete sfratta anziana, dà casa ai migranti: “Prefetto paghi”“. La storia riguarda un’anziana signora, Don Cesare Zanusso e l’appartamento situato a Malamocco, antico borgo del Lido di Venezia:
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Leggiamo l’introduzione di Blitzquotidiano:

L’appartamento di 155 metri quadri che l’anziana occupa da 50 anni per un affitto simbolico di 43 euro, ha problemi all’impianto elettrico e al riscaldamento. La parrocchia ha così deciso di metterlo a disposizione dei migranti a patto che la Prefettura si assuma l’onere di pagare le spese di ristrutturazione.

Si evidenziano alcuni elementi, tra cui l’esistenza di un affitto simbolico alla signora, dei problemi agli impianti dell’abitazione e, infine, la disponibilità dell’immobile alla Prefettura se questa paga le spese di ristrutturazione.
Continuiamo con l’articolo:

L’appartamento di 155 metri quadri che l’anziana, recentemente rimasta vedova, dovrebbe lasciare ha problemi all’impianto elettrico e al riscaldamento. La parrocchia ha così deciso di metterlo a disposizione dei migranti a patto che la Prefettura si assuma l’onere di pagare le spese di ristrutturazione. “La casa è inagibile – ha spiegato lo stesso Don Cesare al Corriere – l’impianto di riscaldamento e quello elettrico sono fuori norma, se succede qualcosa la responsabilità è della parrocchia. Ora la casa verrà chiusa, noi non abbiamo soldi per restaurarla. Seguendo le parole di papa Francesco, che ha invitato le parrocchie ad accogliere i profughi, potremmo mettere a disposizione la casa se la Prefettura o la Regione sono disponibili a eseguire i lavori necessari ad avere l’agibilità”.

La fonte è il Corriere con l’articolo dell’8 ottobre 2015 dal titolo “Casa inagibile, prete sfratta anziana «Paghi i lavori o la do ai profughi»“, ben diverso dal titolo clickbait di Blitquotidiano. A questo punto riportiamo dal Corriere:

«La casa è inagibile, l’impianto di riscaldamento e quello elettrico sono fuori norma, se succede qualcosa la responsabilità è della parrocchia – spiega don Cesare – ora la casa verrà chiusa, noi non abbiamo soldi per restaurarla. Seguendo le parole di papa Francesco, che ha invitato le parrocchie ad accogliere i profughi, potremmo mettere a disposizione la casa se la Prefettura o la Regione sono disponibili a eseguire i lavori necessari ad avere l’agibilità». L’inquilina in quell’appartamento abita da mezzo secolo e da sempre paga un affitto di 43 euro. Oggi si vedrà arrivare per la seconda volta l’ufficiale giudiziario con la forza pubblica. Di andarsene non ne vuole sapere perché pagare un affitto a prezzo di mercato con la pensione di reversibilità del marito per lei sarebbe impossibile. Ora la pratica è stata presa in mano dal Comune. Don Cesare spiega che l’affitto pagato dalla signora è fuori mercato, «con quella cifra non sono in grado neppure di pagare le tasse, è uno sfruttamento della parrocchia». Aggiunge il parroco: «Non la mando via, le avevo già chiesto di collaborare per rifare gli impianti e pagare un affitto congruo, ma non ha voluto. La parrocchia non può sobbarcarsi l’onere, qui nessuno dà un aiuto».
La signora, ricevuta la lettera di sfratto in gennaio, a giugno si è vista arrivare l’ufficiale giudiziario e si è rivolta alla Municipalità del Lido. Anche ieri il presidente Danny Carella, assieme a Matelda Bottoni della Consulta della Casa del Comune, l’ha incontrata. «Era molto spaventata dall’idea di essere buttata fuori casa e molto confusa – riporta Carella – mi auguro che si trovi un accordo con la parrocchia». La pratica è già stata inoltrata negli uffici comunali. Bottoni spiega che avendo una pensione, seppure bassa, la signora non rientra nei canoni previsti per l’Edilizia residenziale pubblica. «Purtroppo le proposte fatte dalla parrocchia sono avvenute tutte a voce – dice Bottoni – e il parroco non può pensare che la signora riesca a sobbarcarsi i lavori degli impianti e il rialzo dell’affitto a prezzo di mercato: si parla di un importo di 800 euro».

Insomma, ci ritroviamo davanti ad un caso particolare dove:

  • un appartamento di 155 metri quadri è stato da sempre affittato alla signora per un mensile simbolico di 43 euro al posto del suo prezzo di mercato di 800 euro;
  • l’appartamento è inagibile, ritenuto pericoloso per l’anziana signora e per la parrocchia che ne è responsabile;
  • la parrocchia non ha i soldi per ristrutturare l’appartamento;
  • la signora non è in grado di pagare un affitto più alto;
  • l’appartamento verrà chiuso;
  • in mancanza di fondi, e affinché venga riutilizzato, la parrocchia lo rende disponibile alla Prefettura a patto che paghino le spese di ristrutturazione.

Ora ci spostiamo su la Nuova Venezia che, nell’articolo dell’8 ottobre 2015 dal titolo “Questa mattina lo sfratto dell’anziana“, riporta quanto segue:

Vive in quella casa di 155 metri quadrati da oltre cinquanta anni, quando appena spostata era entrata con il marito. Oggi paga 43 euro al mese, ma dice di aver proposto al parroco di arrivare fino a 350 euro al mese, somma che riuscirebbe a raggiungere grazie alla pensione sua e del marito, ma non c’è stato verso. Il parroco dice che tutto quello che è stato fatto è stato in accordo con la curia veneziana, che l’abitazione è davvero a rischio e che è stato fatto un mutuo da 350 mila euro per i lavori fatti in quella proprietà. (v.m.)

Ci sarebbe stato una controproposta da parte della signora, portando l’affitto da 43 euro a 350 euro al mese, ma questi non basterebbero. Cercando sui vari siti di annunci immobiliari, sia nella zona di Malamocco che del Lido di Venezia, è veramente difficile trovare appartamenti di qualsiasi dimensione in affitto a 350 euro.
Ricordiamo ai lettori, così come ai lettori dei soliti noti che non sono capaci o fanno finta di non esserlo per comodità, che questo articolo è classificato come “precisazione”:

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La categoria “Precisazioni” riguarda quelle notizie vere dove è doveroso porre un chiarimento fatto allo scopo di puntualizzare e a definire meglio una questione.

 
 

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