PRECISAZIONI e TEST PER GLI UTENTI Isis, l'imam milanese: "Europei che combattono? Sono eroi da ammirare e onorare" – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Gianni ci chiede di verificare se la notizia sulle dichiarazioni di Usama El Santawy, esponente della comunità Islamica di Milano, siano vere. Il seguente screen riguarda il post Facebook, con relativa foto, segnalata da Gianni e pubblicata dalla pagina Facebook “Catena Umana Attorno Al Parlamento Italiano”, ma l’articolo originale è a firma Andrea Mavilla.
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Il tutto gira intorno ad un’intervista video rilasciata a Il Fatto Quotidiano lo scorso 29 agosto 2014. Ecco il testo riportato dal blog di Andrea Mavilla:

Cari amici,
l’uomo che vedete in foto si chiama Usama El Santawy, 29 anni, egiziano, nonché presidente della comunità islamica di Milano.
Secondo Usama El Santawy, i musulmani nati in Italia che decidono di unirsi all’ISIS, organizzazione terroristica, sono degli eroi da ammirare ed onorare.
Inoltre, l’imam milanese afferma quanto segue: “A me non piace minimamente il sistema democratico in quanto in esso non trovo ne la giustizia e neanche l’uguaglianza”.
Gentile Usama El Santawy, se non le piace la democrazia e la libertà, perché non torna da dove è venuto?
Perché ha deciso di scappare ed abbandonare il suo Paese? Forse perché non le davano la possibilità di affermare simili idiozie?
Lei e la sua gente scappate da quelle terre sante, terre benedette dal vostro Allah, per poi approdare in Occidente, in queste terre macchiate dall’infedeltà.
Ma vede, dimentica che è emigrato per la libertà, per la giustizia, per il benessere, per l’assistenza sanitaria, per la tutela sociale, per l’uguaglianza davanti alla legge, per le giuste opportunità di lavoro, per il futuro dei suoi figli e per la libertà di espressione, opinione, e/o parola.
Gentile Imam non diffonda odio e violenza. Anzi, se non Le piacciono le nostre leggi, se non condivide la nostra civiltà, se non approva la nostra democrazia, può sempre tornare da dove è venuto.
Come scrisse Julia Gilard: ci rispetti e rispetti la nostra cultura, altrimenti vada via.

Un suggerimento che possiamo dare ai nostri lettori è quello di non soffermarsi ai giudizi e le opinioni di un fatto senza averlo effettivamente verificato di persona. Rispetto ad altri casi, questa volta abbiamo un video fruibile dal sito de Il Fatto Quotidiano che abbiamo trascritto per voi (NOTA: ricordiamo che l’intervistato non parla un italiano molto corretto, e che possono essere interpretate male le singole frasi, dove a volte si dimentica delle parti, perciò vi invitiamo a leggere tutto e capirne il senso) e l’articolo pubblicato dallo stesso Fatto Quotidiano (che vi invitiamo a leggere).

Usama El Santawy: Sono persone che vedendo le ingiustizie non vedono l’ora di poter essere parte di una resistenza e di un popolo. Io penso al popolo siriano. Il popolo siriano è un popolo che ha vissuto, cosi come la gran maggioranza dei paesi arabi, ha vissuto sotto dittature che appena il popolo si è messo contro il dittatore, quindi una minoranza di famiglie che regnano sovrane su dei territori vasti e governano la vita di milioni di milioni di persone, abbiamo visto la reazione di questi dittarori, e le reazioni non sono state tanto pacifiche, sono state reazioni sanguinarie. Quindi la persona che è andata li per liberare o per aiutare una persona nella sua resistenza contro lo spargimento del sangue, allora questa persona è sicuramente una persona da onorare, anche se oggi dire queste parole sembra giustificare il terrorismo. Invece no, dobbiamo fare dei passi indietro e ritornare alla nostra condizione umana, quella che è la nostra natura e capire che ci sono delle persone che soffrono realmente. È una cosa che non pensiamo, vorrei che ognuno di noi quando va con il suo figlio possa pensare che quel figlio è in pericolo, che se mette il piede nel posto sbagliato può morire. E adesso non sto parlando solo dell’Afghanistan, dell’Iraq o della Siria, ma sto parlando di tantissimi paesi in tutto il mondo. Ecco, se noi ritorniamo a questa condizione umana e io poi penso che c’è un ragazzo italiano, un ragazzo europeo, che va perché vuole lottare per far ritornare la sicurezza a quel bambini, allora il nostro giudizio cambierà.
Il Fatto Quotidiano: A chi l’accusa di aver avuto contatti con italiani che hanno preso parte alla Jihad cosa si sente di replicare?
Usama El Santawy: Dipende un attimino da come vogliamo dipingere questi personaggi. Cosa vuol dire gente che ha preso parte alla Jihad? Il Jihad è un concetto così profondo che lo si limita semplicemente a guerra e distruzione, la si vuole chiamare guerra santa.
Il Fatto Quotidiano: Ce lo spiega bene?
Usama El Santawy: Il Jihad nel senso del Jihad stesso, come parola, è una parola che significa sforzo, ed è lo sforzo che faccio tutti i giorni per cercare di convivere pacificamente con me stesso e con le persone. È lo sforzo che faccio per svegliarmi la mattina per andare fuori a cercare il pane quotidiano per i miei figli, è lo sforzo che io faccio per ripristinare la libertà, la giustizia e la verità sulla terra, che sia esso con la parola che sia esso con le mani, e quando intendo mani dico si fino ad arrivare alla guerra. Nel Corano c’è scritto che la guerra è una cosa che è odiata all’uomo, una cosa che l’uomo odia ma che a volte è costretto a fare.
Il Fatto Quotidiano: Si parla di 50 persone di origine italiana che hanno abbracciato le posizioni e le teorie dell’ISIS.
Usama El Santawy: La questione è c’è volontà da parte delle istituzioni italiane a trovare quale è la radice del problema e risolverlo il problema? I musulmani vengono umiliati nel mondo, vengono umiliati nel mondo a partire da tutte le guerre di cui non abbiamo parlato anche. Non abbiamo parlato della Somalia, della persecuzione dei musulmani a Myanmar, Burma, non abbiamo parlato della persecuzione dei musulmani in centro africa, e parliamo solo dei musulmani cattivi in Nigeria ma non parliamo dei pastori cristiani che benedicono quei cristiani che ammazzano i musulmani in Nigeria, non parliamo del Ciad, non parliamo delle malattie che si stanno diffondendo in paesi a maggioranza di musulmani, non parliamo più della fame. Non parliamo di tantissime guerre. Allora il musulmano quando vede se stesso umiliato in questo modo qua, soprattutto l’occidentale, il musulmano occidentale che è una persona che conosce i suoi diritti, che conosce cosa può aspettarsi e deve aspettarsi dalle istituzioni che dovrebbero garantirgli quei diritti. Allora noi, le istituzioni qua fanno finta di non vedere i problemi, continuano a fare pressioni e fare pregar i musulmani negli scantinati, ad arrestare i musulmani solo per aver osato parlare, e poi ci si morde la mano o si fa finta di mordersi la mano dicendo “ma dove sono usciti queste 50 persone che si vogliono affiliare con i taglia gole o taglia teste?”. Allora bisogna un attimino fare un passo indietro e la colpa non è di quelle 50 persone, che avranno anche le loro colpe, ma la colpa è di tutte quelle istituzioni, e ci butto dentro anche i servizi segreti, i media, tutte le immagini che noi vediamo in tv, l’omertà nel parlare di determinate cose…
Il Fatto Quotidiano: Passando a quanto dice il Corano, le volevo chiedere se l’idea del califfato che stanno portando avanti appunto tra Iraq e Siria in qualche modo va contro quanto scritto dal Corano.
Usama El Santawy: È come se lei mi chiedesse se il musulmano volesse l’unità dei musulmani. L’idea dell’avere un Califfato, che è un nuovo termine entrato nel linguaggio occidentale, è semplicemente si una cosa a cui dobbiamo, e quando dico dobbiamo è un dovere, aspirare, però nei nostri paesi, è questo che ho voluto dire dicendo anche che logicamente è una cosa che è giusta, che è giusta per noi.

Lo stesso Usama El Santawy, ospite alla trasmissione Announo lo scorso 18 dicembre 2014, disse:

Nel mondo siamo 6 o 7 miliardi di persone e dobbiamo convivere tutti pacificamente, dobbiamo imparare a volerci bene. Il nostro nemico comune è il terrorismo, che di tutti i colori qualsiasi terrorismo è nostro nemico, che sia esso di matrice religiosa, di matrice politica…

Adesso lasciamo la parola a voi utenti con questo questionario, che vi inviamo a rispondere solo dopo aver letto attentamente, analizzato con calma e con la massima serenità.
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AGGIORNAMENTO 10 marzo 2015 ore 16:59

Rispondo ad un messaggio scrittomi dal signor Andrea Mavilla.
L’autore dell’articolo che ho citato ritiene che io informi gli utenti che egli avrebbe diffuso una bufala.
In nessuna parte del mio articolo ho scritto che Andrea Mavilla ha diffuso una bufala, ma ho solo citato quanto lui ha scritto e dato libertà agli utenti di farsi un’idea propria ascoltando e leggendo la trascrizione delle dichiarazioni del signor El Santawy. Ecco l’idea che si son fatti gli utenti ascoltando e leggendo la trascrizione: risultato del test.

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