Mauro Rango: Non sono un medico e il messaggio è stato modificato su facebook

di Bufale.net Team |

Mauro Rango: Non sono un medico e il messaggio è stato modificato su facebook Bufale.net

Dopo alcune ricerche abbiamo trovato un videomessaggio di Mauro Rango che oggi è il nome sulla bocca di tutti.

Ci, e vi risparmiamo, le considerazioni sul fatto che davanti a tutto questo siamo con in mano le stesse conoscenze che potreste avere voi. Domandarci chiarimenti ulteriori che esulino dal riportare quanto Rango ha detto e seguire il polso di una situazione che si evolve giorno per giorno è ultroneo ed impossibile. Non chiedetecelo.

Quello che possiamo dirvi adesso è che il messaggio numero due di Mauro Rango precisa senza ombra di dubbio che non si parla di un medico. Lui stesso nega di esserlo, dicendo che ogni messaggio in cui viene indicato come tale è da dichiararsi automaticamente come interpolato e modificato.

Rango si qualifica come un laureato laureato in Diritti Umani alla Facoltà di Scienze Politiche di Padova, parte di una rete di personalità, tra cui medici, che si occupano di corsi di formazione e trasferimenti di pazienti leucemici infantili. Nega ogni contatto con l’ideologia antivaccinista, anzi si dichiara aperto sostenitore dei vaccini e in attesa del vaccino contro COVID19 in quanto paziente a rischio egli stesso, e semplicemente accaniti sostenitore della terapia con plasma iperimmune, ma incline a suggerire delle modalità e dei protocolli per effettuare i test.

Modalità e protocolli che, proprio perché Bufale non è una testata medica, francamente lasceremmo valutare alla comunità scientifica.

Vi abbiamo sempre detto che per Bufale ogni forma di autodiagnosi è un deciso no, e la nostra fiducia nella comunità scientifica mondiale è un valore assoluto e non negoziabile.

Vi lasciamo adesso con il messaggio numero due di Mauro Rango che gira sui social: perché in fondo si usa così, ascoltare cosa qualcuno ha da dire e lasciare che alla fine i fatti decidano.

Sono Mauro Rango, ho 59 anni. Ieri, per la prima volta in vita mia, ho scritto un messaggio riportando il mio nome e il mio recapito e chiedendo a una trentina di amici di divulgarlo.
Non uso social (solo Whatsapp x restare in contatto con amici in Italia e email). Non utilizzo internet. Nell’isola in cui vivo (Rodrigues), talvolta, per far partire un’email con una foto allegata, ci vogliono giorni. Mentre Whatsapp funziona abbastanza celermente.
Quindi non conosco direttamente, ma solo per averlo letto, le dinamiche che esistono nelle interazioni del mondo virtuale.

In breve, con mia enorme sorpresa, sono stato letteralmente travolto da molte centinaia di messaggi ai quali ovviamente non posso, per questioni di tempo, rispondere. (Ho letto il primo centinaio e ho risposto circa ai primi trenta).

Mi hanno scritto medici, giornalisti e tanti cittadini che volevano assicurarsi che fossi realmente io l’estensore del testo e che mi davano il loro sostegno.
Alcuni dei messaggi letti mi hanno fatto comprendere molto chiaramente come sia la situazione in Italia riguardo alla gestione dell’informazione e riguardo alle competenze mediche.

Cerco di andare per ordine:

1. Quanto ho scritto ieri, sul piano medico, dovrebbe essere patrimonio acquisito di ogni laureato in medicina.
Parlo di nozioni basilari che a tutti i medici mauriziani sono conosciute ma che, sembra, che ai medici e scienziati che occupano l’informazione siano diventate oscure.
Sono talmente semplici da comprendere che le posso riassumere in pochi punti comprensibili a tutti, a q ualunque cittadino italiano:

a) NON ci sono attualmente cure SPECIFICHE disponibili contro il Coronavirus;

b) NON esiste un vaccino disponibile e sembra che non lo sarà, su larga scala, prima di 15/18 mesi;

c) NON è il Coronavirus ad uccidere il paziente ma l’abnorme risposta immunitaria e infiammatoria dell’organismo. In pratica, un ECCESSO di DIFESA del corpo che uccide sè stesso;

d) appurato questo, la lotta NON È PIÙ SOLO contro il virus ma si sposta su DUE FRONTI:

IL PRIMO: interrompere la cascata infiammatoria (in sostanza ricondurre l’ECCESSO di difesa ad una difesa più contenuta);

Il SECONDO: combattere il virus con un’arma non specificatamente studiata per il virus ma che funziona: l’utilizzo di PLASMA di persone guarite (in pratica utilizzo le difese immunitarie sviluppate da persone guarite e le trasferisco nella persona ammalata).

Nota : Tale pratica risale al 1891. NON piace agli scienziati e particolarmente a i virologi in voga nel mondo in questo momento perchè è una implicita ammissione della loro impotenza di poter fornire una cura specifica.
È una pratica medica che in Italia, in particolare i pneumologi della vecchia scuola, conoscono molto bene e che si continua ad usare nel mondo quando non si hanno a disposizione altre armi.

e) esiste un problema di TIMING . Ed è una questione FONDAMENTALE sulla quale non c’è dibattito in Italia.

Faccio un semplice esempio: sta partendo, in questi giorni, in Italia una “sperimentazione” di infusione di plasma di persone guarite a 10 pazienti in rianimazione, con polmonite interstiziale da almeno 10 giorni. È OVVIO che questo esperimento sarà destinato a dare esiti sconfortanti.
Con grande probabilità i 10 pazienti sono FUNZIONALMENTE COMPROMESSI dunque è molto difficile che il plasma infuso dia dei risultati.

Dicevo:
Questione di TIMING :

OGNI intervento deve seguire TEMPI appropriati.
NON siamo di fronte alla somministrazione di un farmaco specifico che uccide il virus ma di fronte all’applicazione di un PROTOCOLLO composto da:

Antinfiammatori
Azitromicina
Anticoagulanti
Antiaggreganti
Plasma

Il Protocollo ha dei suoi precisi tempi di attuazione. I farmaci vanno utilizzati secondo una tempistica BEN PRECISA.

In alcuni casi, meno gravi, ne basta qualcuno.
In altri casi, più gravi, è necessario utilizzarli tutti nel rispetto di regole BEN PRECISE che un medico dovrebbe conoscere.

Nota : Un amico pneumologo italiano che vive a Padova, in pensione, le conosce perfettamente quelle regole. Parlo di lui perchè ho conoscenza diretta. Come lui ce ne sono certamente centinaia in Italia di cui, però, non ho conoscenza diretta ma, di alcuni, solo riportata – ma non mi espongo, per carattere, su quanto riportato da terzi di cui io non possa avere conoscenza diretta e sperimentata;

f) BUON SENSO. Leggendo i vostri giornali e vedendo qualche trasmissione su France24 o BBC, qui da lontano, sembrerebbe sia la mancanza di questo fattore l’aspetto più critico. Non mi riferisco solo a livello di chi ha responsabilità di governo (intendo giornalisti, politici, scienziati e medici che occupano l’informazione) ormai chiara a chiunque.
Ma anche al popolo italiano.
E questo è un aspetto inquietante perchè l’ho vissuto direttamente con alcuni amici.
Si assiste ad un fenomeno, per noi africani, incomprensibile (ne parlo a ragion veduta perchè l’ho sperimentato nel dialogo con alcuni amici che ho sempre considerato di grande intelligenza):
se devono scegliere tra :

A) le indicazioni di un grande scienziato confermate da tutti i giornalisti e politici ma che NON SALVANO ALCUNA VITA UMANA;

B) le indicazioni di chi, anche in Italia, STA SALVANDO VITE UMANE in strutture ospedaliere

SCELGONO A).

Perché ? Questo lo chiedo a voi p erchè io non riesco proprio a capirlo.
Ci penso e ci ripenso ma rimane un mistero.

L’unica risposta che ho trovato, che zittisce il mio interlocutore, è la seguente domanda che gli pongo:
Se tuo figlio ha una forma grave di Coronavirus, lo porti in un ospedale in cui gli danno solo ossigeno oppure lo porti a Mantova o a Pavia che fanno plasmaferesi, antinfiammatori, ecc?
A quel punto tace. Non risponde.

Sembra che il buon senso si risvegli di fronte alla possibilità della perdita dell’affetto più caro.

Se manca il buon senso non si va da nessuna parte.
…..

Ora è necessario che faccia alcuni importanti chiarimenti sul piano personale:

alcuni dei messaggi ricevuti ieri provenivano da persone contrarie ai vaccini e pensavano che io sposassi tale “ideologia”.
Affatto. Io attendo il vaccino più di altri perché ho doppia patologia (cancro e sindrome rino bronchiale in forma grave) e quindi sono a rischio. Non sono contrario alle vaccinazioni.

Altri ritenevano che volessi schierarmi con una parte politica.
Affatto. Sono semplicemente una persona che soffre nel vedere tante inutili morti e tanto dolore dei familiari, in Italia e nel Mondo. Morti e dolore che erano evitabili.
I mesi scorsi ho scritto lunghe email ad alcuni giornali italiani spiegando che si potevano salvare (come facciamo qui) ma senza esito.
Ora, fortunatamente, Mantova e Pavia hanno rotto la coltre di omertà.
Sosteneteli.

E se sentite di un medico che somministra antinfiammatori e azitromicina a domicilio a pazienti ammalati di Covid-19, sostenetelo.

In ultima la questione più triste per me:

qualcuno ha modificato il mio messaggio anteponendo al mio nome un “Dott.” che io NON avevo scritto.

qualcun’altro, mi dicono, ha pubblicato in Facebook il mio messaggio aggiungendo che sono un medico.

Io NON sono un medico.

Sono laureato in Diritti Umani alla Facoltà di Scienze Politiche di Padova.

Ho lavorato per anni nel settore della salute col governo locale organizzando corsi di formazione con medici francesi e psichiatri italiani e col Governo Italiano organizzato trasferimenti per cure in Italia per leucemia infantile (Monza).

Faccio parte di una rete in cui ci sono molti medici italiani.
Medici selezionati durante il percorso di una vita non facile che, oltre alle grandi competenze e conoscenze sono dotati di grande buon senso e pongono il paziente sempre prima di ogni altra cosa.
Impegnati per ottenere un risultato per il paziente e per il paziente soltanto.

Mauro Rango

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