Mamma no vax perde la patria potestà: non voleva vaccinare il figlio

di Bufale.net Team |

Mamma no vax perde la patria potestà: non voleva vaccinare il figlio Bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti un articolo dal titolo Mamma no vax perde la patria potestà: non voleva vaccinare il figlio. Il padre potrà decidere autonomamente.

Che, ovviamente e sostanzialmente è vero. Vero ad un inevitabile livello di semplificazione, da cui il doppio tag Notizia Vera/Precisazioni. Cercheremo infatti di entrare un pochino in più nel dettaglio. Non troppo però: promettiamo di mantenerci al livello generale comprensibile al lettore mediamente scolarizatto (livello: scuola dell’obbligo) senza usare tecnicismi se non quando saranno del tutto inevitabili.

E il titolo semplifica ma è un punto di partenza. Mamma no vax perde la patria potestà: non voleva vaccinare il figlio significa esattamente quello che significa. Non una perdita completa, ma, in campo sanitario, il diritto del padre di decidere in autonomia scavalcando le posizioni materne, reputate nocive per la salute del piccolo.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio

Mamma no vax perde la patria potestà, l’inizio

Come tutti gli avvincenti film d’azione e apocalittici come Mad Max, un prologo delle vicende ti viene dato nei primi cinque-dieci minuti del film.

Film nel quale, con un articolo del Corriere del Trentino dell’8 Agosto riportato, tra gli altri, dallo stesso ex Ministro della Salute Beatrice Lorenzin abbiamo una madre che si dichiara antivaccinista già durante la gravidanza.

Tale divergenza, come riportato dal legale del padre, si è aggiunta ad una serie di insanabili divergenze che dalla gravidanza in poi la coppia ha accumulato sull’indirizzo e la gestione familiare.

La nascita del piccolo purtroppo non ha migliorato le cose: anzi.

Secondo una dinamica sulla quale noi stessi di Bufale.net ci siamo imbattuti, la madre ha cominciato ad adottare tutte le tattiche dilatorie che su Internet abbiamo riscontrato consigliate dal Popolo Antivaccinista della Rete.

Consapevole che in base all’attuale legge che dall’ex ministro Lorenzin prende il nome il piccolo non avrebbe potuto iscriversi al nido, la madre ha nell’ordine

  1. Chiesto che le vaccinazioni fossero rimandate a settembre, adducendo per motivazione i primi caldi estivi
  2. Richiesto una visita pediatrica prevaccinazione ed una successiva per valutare “reazioni all’inoculazione del farmaco”

Avrete riconosciuto l’attudine antivaccinista al cercare di evitare la vaccinazione senza farsi dichiarare “belligerante”  attuando una serie di tattiche dilatorie per poi cercare di scaricare sul medico una serie di adempimenti non richiesti, non utili ed atti a guadagnare tempo, se non a cercare motivi pretestuosi per evitare la vaccinazione.

L’abbiamo vista più volte negli articoli novaxx che ci avete chiesto di esaminare. Ci è stata brutalmente sbattuta in faccia da novaxx non sempre inclini alla “scarsa belligeranza” nei commenti.

Il sospetto che anche in questo casi si parli di tattiche dilatorie, a questo punto della storia, un po’ ci sovveniva.

Tale è stato anche il discernimento del Tribunale dei Minori.

La decisione del Tribunale dei Minori

Il Tribunale dei Minori infatti decide in caso di contrasti tra i genitori per pervenire alla decisione migliore per il fanciullo.

E infatti il primo provvedimento preso dal tribunale, adito dal padre per richiedere la necessaria vaccinazione per suo figlio è stata concedere una breve dilazione perché i genitori si mettessero d’accordo.

Capita invece la china e l’obiettivo della madre, che a tutta evidenza puntava non al pervenire ad un accordo, ma al congelare uno stallo a tempo indefinito coinvolgendoci il pediatra che non avrebbe potuto effettuare le vaccinazioni di rito, i giudici hanno disposto

la limitazione parziale della responsabilità genitoriale della donna sul figlio al fine di permettere al padre di decidere autonomamente.

Tre i punti cardine alla base del procedimento: il maggior rischio per la salute del piccolo, che avrebbe potuto contrarre gravi malattie, il danno al percorso socioeducativo del minore impossibilitato a frequentare il nido ed i suoi coetanei e l’esposizione ad un clima ostile tra i genitori, dove lo stallo sottintendeva un vero e proprio scontro ideologico con lui nel mezzo.

Laddove in condizioni ordinarie chiedere tempo per decidere sarebbe ammesso e una visita medica è sempre un atto ragionevole, in questo caso si è ravvisato l’istinto dilatorio già visto in altre storie no vax, e quindi il Tribunale ha deciso per conferire al padre la piena capacità potestativa.

Il diritto, abbiamo più volte spiegato, è come una partita a Carta, Forbice e Sasso (o se preferite Carta, Forbice, Sasso, Lizard e Spock).

In caso di contrasti tra genitori è ovvio che l’interesse superiore alla salute del bambino vale molto di più dell’interesse materno ad esercitare la potestà genitoriale.

Se tale potestà include negare la socializzazione e la frequentazione del nido al proprio figlio, esporlo al contagio di gravi malattie e ad un clima di sospetto, decisioni dilatorie e conflitto genitoriale, allora la salute vince sulla potestà genitoriale e il padre ha il diritto, anzi il dovere, di decidere in autonomia in quanto le sue decisioni si sono dimostrate più rispettose delle esigenze del piccolo.

La sentenza non punisce la madre: tutela il bambino

Solo una cosa dobbiamo ulteriormente quindi precisare. La sentenza non ha scopo afflittivo. Non punisce la condotta della madre: enumera una serie di rischi che la condotta materna ha inflitto al piccolo, e li elimina sul nascere concedendo al padre di porre in essere tutti gli strumenti per tutelare la salute psicofisica del fanciullo.

Essere genitore non significa mettere al mondo un bambino, ma fare il suo interesse, anche sacrificando proprie astratte chimere ideologiche ove queste ledano l’interesse del sangue del proprio sangue.

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