Ma è vero che una pubblicità del 1975 prova che l’economia va a rotoli?

di Shadow Ranger |

bufala sindaco di lonigo
Ma è vero che una pubblicità del 1975 prova che l’economia va a rotoli? Bufale.net

Esiste una intera categoria di post che si rivolgono ad un pubblico sospeso tra boomer e Generazione X, un nostalgico belato “si stava meglio quando si stava peggio” pieno di menzogne.

Ma è vero che una pubblicità del 1975 prova che l'economia va a rotoli?

Ma è vero che una pubblicità del 1975 prova che l’economia va a rotoli?

La pubblicità del 1975 prova che l’economia va a rotoli non è un errore involontario, ma deliberato. Un tentativo di ragebait, il mantenere il pubblico di una pagina alto a colpi di “vergogna condividi se sei indignato”.

Ma partiamo da cosa rende tutto una becera operazione di complottismo ragebait.

Ma è vero che una pubblicità del 1975 prova che l’economia va a rotoli?

La prima fonte storica è un estratto maciullato di un pezzo giornalistico “di colore” sull’inflazione, che ad un certo punto esibendo la pubblicità interessata dichiara

Ad esempio, negli anni ’70 una Fiat 127 costava 920mila lire, equivalenti a circa 4 mesi di lavoro: lo stipendio medio di un operaio era infatti circa 220mila lire al mese. Attualizzando il prezzo della 127 ai valori monetari odierni servirebbero poco meno di 5mila euro per acquistarla.”

Chi ha assemblato la card però si è volontariamente dimenticato di inserire il capoverso successivo. Quello in cui c’è scritto

“A queste cifre non troveremmo mai auto simili – utilitarie -, ma non sarebbe corretto dire che tutto costa di più rispetto a una volta.”

Semplice inciso che ribalta tutto il senso.

La scomparsa del Segmento A

È pur vero che il settore del segmento A, le piccole utilitarie per uso urbano, è completamente scomparso dall’orizzonte occidentale, rimandendo attivo solo in Estremo Oriente (Cina ma soprattutto Giappone, dove la “Kei Car”, l’utilitaria urbana spesso biposto, sempre di ridotte dimensioni riceve ancora incentivi e attenzioni).

Su un SUV da produttore puoi scaricare i posti della transizione all’elettrico, degli ADAS e di altri dispositivi, e da acquirente ricordiamo che non è stato il Green Deal , ma già il Miracolo Italiano descritto nel film Il Sorpasso (1962) di Dino Risi aveva introdotto il concetto del “Macchinone sportivo grande e rombante come succedaneo della virilità e del successo”, orientando il favore del pubblico verso il Macchinone e portando al disprezzo della “Macchinina”.

Smart 451, ultima delle City Car

Smart 451, ultima delle City Car

Tutto questo spiega perché nel panorama dell’Italietta vintage una 127 e una 500 erano simbolo della famiglia proletaria e piccoloborghese, e nell’Italia attuale tentativi di riportare il settore “piccola utilitaria” con vetture come la Twingo e la Smart è stato accolto a insulti e pernacchie da chi ha giurato a se stesso che avrebbe guidato solo “macchinoni”.

Ma il punto non è solo qui.

Ma i dati sull’inflazione?

Anche i dati sull’inflazione sono i tipici “conti della serva”, calcoli da fazzolettino malfatti e col risultato teso non a ristabilire verità, ma aperta e ostile indignazione.

Nel suo omaggio vintage alla 127, Il Giornale ci ricordava che la stessa nel 1971 ebbe un prezzo al lancio di 920mila lire, che al netto dell’inflazione (al 2021) equivaleva ad 8.160 euro su uno stipendio di 123mila lire al mese.

Una FIAT 127

Una FIAT 127

Allineato quindi al costo delle City Car e delle Segmento A prima della loro scomparsa dal mercato, e che porta adesso ad un valore di circa 9450 euro a fronte di uno stipendio di 1300 euro scarsi, con l’inflazione che cominciò a galoppare già negli anni ’80.

Alla fine, parliamo di dati completamente a casaccio, tirati via paragonando settori del mercato auto incompatibili a scopo ragebait.

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