L’ULSS denuncia gli autori di una bufala sanitaria su WhatsApp: “Sono gerarchici, si distribuiscono a grappolo”

di Bufale.net Team |

L’ULSS denuncia gli autori di una bufala sanitaria su WhatsApp: “Sono gerarchici, si distribuiscono a grappolo” Bufale.net

L’ULSS denuncia gli autori di una bufala sanitaria su WhatsApp: evidentemente non è più tempo di tollerare la propaganda a getto continuo novax.

La notizia la fornisce per prima L’Arena, rilanciata da RaiNews.

Il meccanismo della bufala? Lo conosciamo, è esattamente quel genere di audio a cui i tempi pandemici ci hanno abituato.

Sempre una voce, scelta per una cadenza femminile buona e rassicurante, con una serie di millanterie tese a rendersi plausibile ad un numero di persone indecise e prive di mezzi culturali.

Nel caso della bufala sanitaria su WhatsApp di cui parliamo, la voce si accreditava come una fantomatica persona che “fa lezione a tutte le infermiere laureate” (e già qui l’argomento di autorità fa molto “cugino grande che lavora in Giappone ed America ed ha la Playstation 6, ma non può farla vedere sennò la SONY manda i ninja cattivi che lo uccidono…”) e da queste avrebbe ricevuto “una confidenza”.

L’ULSS denuncia gli autori di una bufala sanitaria su WhatsApp

La bizzarra teoria per cui tutti i vaccinati della zona starebbero contraendo il COVID19 dai vaccini per contagiare i loro figli.

Ovviamente, come ricorda il direttore generale dell’ULSS 9, nessuna infermiera degna di questo nome avrebbe bisogno di prendere ripetizioni da una anonima, facendosi insegnare il suo mestiere da chi non ha titolo per farlo.

Persona che probabilmente neppure esiste, peraltro. In secondo luogo, Alessandro Ortombina, coordinatore dell’Unità diagnostica Covid 19 dell’Ulss 9 Scaligera, smentisce i dati confermando che le

“persone vaccinate trovate infettate dal Covid 19 sono sette su 123 positivi, qualcuno aveva fatto una sola dose, altri avevano completato il ciclo da tempo, ma tutti, ripeto, senza sintomi, questi sono i dati esatti”

Esattamente la percentuale di abbattimento del contagio di oltre un ordine di grandezza già riscontrata in casi simili.

Casi dove ricordiamo il vaccino non conferisce garanzia al 100% di immunità, ma fa in modo di abbattere il rischio di un decimo e fare in modo che chi venga contagiato non contragga forme gravi, ma forme asintomatiche o paucisintomatiche di più rapida guarigione.

In questo caso infatti su 123 solo il 5,7% era vaccinato, non tutti col ciclo completato e tutti paucisintomatici.

Come sulla Amerigo Vespucci solo il 6,25% (in condizioni di vita promiscua, ovvero dove rispettare il distanziamento era malagevole) ha contratto la malattia rispetto all’intero gruppo di riferimento.

“Sono gerarchici, si distribuiscono a grappolo”

Siamo di fronte ad una vera macchina della disinformazione novax che lavora a getto continuo. Macchina che conosciamo spesso, trovandoci noi stessi di Bufale commenti e messaggi minacciosi, ingiuriosi o latori di improbabili ritorsioni per ogni articolo che mette a nudo una delle citate falsità.

«I no vax sanno sfruttare la rete a meraviglia. Si comportano come un esercito. Promuovono le fake news e specifici sottogruppi le rilanciano in modo marziale. Sono gerarchici, si distribuiscono a grappolo. La loro è una comunicazione internazionale pervasiva ed efficiente». Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina e Bioetica, all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano che ha analizzato sul quotidiano Avvenire le strategie dei no vax. Chi non ha fiducia nei vaccini, secondo lo storico della medicina si suddivide in due categorie: «Gli “esitanti” che, in periodo non pandemico, sono il 10-15 per cento della popolazione e oggi il 20-30 per cento, non si immunizzano ma sono aperti al dialogo. E poi», continua Grignolio, «i no vax che in periodo non pandemico si stimano nel 3-5 per cento e oggi sono tra il 7 e il 10 per cento: sono inconvincibili, fanno dell’antivaccinismo una marca identitaria. Pochi ma si fanno sentire e sono in grado di attirare l’attenzione e di sedurre gli esitanti molto più della grande maggioranza di chi crede nella scienza».

In questo caso, la lotta alla disinformazione passa per il contrasto ai gruppi promossi da chi fa dell’antivaccinismo militante una marca identitaria ed una forma di dominio militare.

Con una corretta e costante informazione ma anche, come in questo caso, andando per le vie legali.

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