La tossicità di chi finge di chiedere chiarimenti ma vuole solo attaccarti

di Bufale.net Team |

La tossicità di chi finge di chiedere chiarimenti ma vuole solo attaccarti Bufale.net

C’è della tossicità, molto spesso, nel mondo di chi offre un servizio. Una tossicità molto sottile e insidiosa che appartiene ai detrattori, quelli che con la scusa dell’opinione personale trascorrono le loro giornate in un lento e inesorabile processo di autodistruzione“Autodistruzione”, sì, perché chi si presenta alla tua porta con le peggiori intenzioni ha un cuore marcito – non marcio, attenzione – che tuttavia nasconde dietro un’ammaliante strategia di comunicazione. Fallimentare, quest’ultima, perché quel cuore marcito è una bomba a orologeria pronta ad esplodere con considerazioni standardizzate, polarizzate. Questo è un sintomo dell’autodistruzione. Un animo a pezzi che non viene sanato con l’autoanalisi, ma che fa di tutto per aggredire il prossimo con una violenza celata. Il risultato è la presenza di un individuo acido, solo e incompreso, a caccia di consenso con lo strumento della paura e dell’intimidazione.

La nostra esperienza

Recentemente abbiamo avuto tanti confronti con presunti segnalatori. “Presunti”, perché tali non erano. Il cavallo di Troia era la loro maschera: al nostro numero WhatsApp arrivavano le loro segnalazioni, mediamente due o tre. Una volta stabilito un piccolo e reciproco rapporto di fiducia iniziava il sottile attacco.

Una semplice richiesta di informazioni si trasformava, così, in una stilettata invisibile. Alla loro domanda rispondevamo con l’informazione richiesta. Non bastava. “Sì, ma perché… ?”, chiedevano cercando numerosi punti dell’argomento trattato, i più delicati (la famiglia, l’omosessualità, i vaccini, la legge). Rispondevamo anche alla domanda successiva, quindi, per restare sul pezzo e garantire il servizio. “Ah, quindi… ?”, continuavano, riprendendo la nostra affermazione e distorcendola a loro favore (vuoi per scatenare il vittimismo, vuoi per titillare sulla nostra buona fede) per poi risputarla indietro nella tipica veste della domanda tendenziosa.

Tendenziosa che quindi andava a toccare la sensibilità del moderatore che si ritrovava a rispondere. Un attacco ben mirato, foraggiato dal pregiudizio. Una chiara ricerca dello scontro. Un moderatore esausto, tuttavia, può scegliere di abbandonare il molestatore di turno oppure di continuare puntando sulla pazienza. Capita, tuttavia, che il moderatore perda le staffe e risponda alle provocazioni. In quel momento il finto segnalatore, il cuore marcito, l’utente tossico, ha ottenuto ciò che vuole: passare per vittima, accusare di parzialità, screenshottare e dimostrare a tutti che Bufale.net è ora contro la famiglia, ora a favore della famiglia, ora a favore di Israele, ora contro Israele, ora contro la Bibbia, ora a favore della Bibbia, ora omofobo, ora di destra, ora misogino, ora anti-italiano, ora razzista, ora comunista. Ha ottenuto ciò che voleva: distruggerti, usare la tua gentilezza a suo favore, ha trovato la conferma che non c’è, ma che lui ha creato.

Perché questa riflessione?

Siamo freschi freschi di un episodio del genere, a proposito del ddl Zan di cui oggi non vogliamo parlare. Almeno oggi. Nella nostra home ci è capitato un post della pagina Facebook Sbagli Che Compagnano. Lo riportiamo di seguito:

Leggiamo il testo in calce:

Qualcunə ci chiedeva il significato di “sealioning”.
Per farla breve, è quell’atteggiamento che con la scusa di chiedere più informazioni o chiarimenti rispetto ad un’istanza, intasa la discussione con mille cavilli, strwmen dettati da pregiudizi personali, contestazioni pure delle virgole, benaltrismo, deragliamenti di ogni tipo. In realtà non è genuinamente interessato a recepire alcuna informazione. È lì solo sperando di far cadere in fallo l’interlocutorə, che di solito molla per sfinimento.
NON. CASCATECI.

Se dopo avergli dato l’informazione richiesta la sua risposta è diversa da “grazie per aver risposto”, non sprecate inutilmente lavoro emotivo. Non ne caverete nulla, solo frustrazione.
Non è lì per imparare, ma solo per rinforzare pregiudizi di cui non ha alcuna voglia di liberarsi.
Linkate una delle millemila risorse online (che avrebbe potuto benissimo cercare da solo) e fuggite.

Nel ringraziare autori e autrici della pagina, troviamo il post altamente illuminante. Chi si adopera per distruggere l’interlocutore è capace di un atteggiamento passivo-aggressivo che fa passare anche il moderatore più sensibile e disponibile per il cattivo, l’intransigente e l’antidemocratico.

Per questo parliamo di tossicità. Vorremmo evitare di dire che potrebbe configurarsi anche come una piccola violenza psicologica ma credeteci, talvolta ne usciamo sfiniti come dai postumi di un’aggressione. Se sei uno di questi individui e stai leggendo questo articolo sappi che sì, l’abbiamo con te e probabilmente ti compiaci di questo modo di essere. Rifletti: puoi aver ferito qualcuno e probabilmente lo fai ogni giorno. Sui social potresti non avere utilità, oppure un giorno l’avrai per il lavoro di qualche giudice. Conta fino a 10 prima di disturbare i moderatori di un servizio, potresti impiegare il tuo tempo in qualcosa di veramente utile.

La rivoluzione che cerchi non la ottieni passando il tempo a provocare Bufale.net, i suoi lettori e nemmeno gli altri fact-checker. Renditi veramente rivoluzionario: fai silenzio.

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