Il mistero del bando per i campi container (che mistero non era)

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Il mistero del bando per i campi container è stato uno dei misteri che ha scosso la Rete. E, dobbiamo dirlo in camera caritatis, anche la nostra cassetta segnalazioni.

C’è chi si è giustamente fatto delle domande, c’è anche chi giustamente ha rivolto delle domande, cosa che, come vedremo, ha portato ad avere risposte.

C’è anche chi, semplicemente, ha provato a darsi la risposta da solo, senza attendere le risposte. E chi ha provato (eufemismo) ad accusarci di debolezza per aver invece preferito attendere quelle risposte.

Il risultato? Molti di coloro che hanno cercato di risolvere il mistero del bando per i campi container (che mistero non era) hanno cercato la risposta dentro di loro.

Risposta che però, come sovente accade in questi casi, era sbagliata.

Sbagliato quindi evocare il concetto (prelevato da fake news d’oltreoceano) di “campi per gli italiani tolti alle loro case durante l’emergenza COVID”, sbagliato sovraccaricare di significati qualcosa che c’è, giusto far domande, ancor più giusto accettare le risposte.

Il mistero del bando per i campi container (che mistero non era)

Le spiegazioni logiche

Prima della soluzione ufficiale del mistero partiamo dalla logica.

Cosa distingue un’emergenza da un evento prevedibile?

Ovviamente un’emergenza è qualcosa che non puoi pianificare. Ti capita addosso: se ti sei preparato quando emergenza non c’era, bene. Se non ti sei preparato, malissimo.

Come ci ricorda Claudio Borghi, in quota Lega, con la verve che lo contraddistingue;

Ogni singolo comune di Italia ha un piano di emergenza comunale con l’allestimento di container.

Siamo in una zona sismica, sostanzialmente. E questo non esclude altri sinistri, come inondazioni, incendi e cataclismi: è assai più intelligente arrivare pronti al catacmisma che doversi trovare, con le macerie che cadono e la gente sfollata a chiedersi “Ohibò, ora dove la mettiamo tutta questa gente? Perdindirindina, chi poteva immaginarsi che in una zona sismica prima o poi ci sarebbe stato un terremoto/inondazione/incendio? Poffarbacco, che disdetta atroce!”

Piani che postulano una fondamentale domanda: una volta creati i piani di emergenza, dove si trovano gli strumenti per metterli in atto?

Un esempio che possiamo farvi per far capire tutto è dato dai piani di emergenza affissi in ogni stanza di albergo.

Chiunque sia mai stato in vacanza ricorderà dietro la porta, assieme al cartello delle tariffe, una massa con le uscite di emergenza.

Cosa che non significa che durante la vacanza è previsto che la vostra stanza andrà a fuoco, che un’alluvione vi annegherà o che un terremoto vi farà crollare il tetto sulla testa, ma significa che se dovesse accadere seguendo il percorso indicato raggiungerete le uscite di emergenza trovando per la via degli utili estintori.

Però nelle nicchie degli estintori trovate una bottiglietta d’acqua mezza vuota ed al posto delle uscite di emergenza un muro di mattoni.

Perché qualcuno ha diligentemente redatto i piani di emergenza, ma non ci sono i mezzi per attuarli. E questo sarebbe male, questo sarebbe peggio che non redigere il piano affatto.

E qui interviene la Consip.

Il periodico banco per i campi container: enfasi su periodico

Cercando “Container” sul sito della Consip troverete ben tre pagine sui bandi per container e affini.

Proprio perché tali bandi vengono fatti periodicamente, e, siccome a nessun essere umano è dato in sorte sapere quale destino lo affliggerà nel futuro, vengono ovviamente fatti prima che i disastri capitino.

Interpellata la CONSIP non ha infatti potuto che dichiarare:

  • L’Accordo quadro per la fornitura di container, bandito per conto del Dipartimento della Protezione civile, non è destinato alle esigenze dell’emergenza Covid-19, ma rientra del cosiddetto “Procurement di emergenza”. Le strutture deputate alla gestione delle emergenze si dotano “in tempi di pace” – attraverso procedure d’acquisto ordinarie e non dettate dall’urgenza del momento – di contratti quadro pronti all’uso al momento del verificarsi di un evento catastrofico. In tal modo, i fornitori già individuati, possono essere immediatamente attivati, con notevole risparmio di tempo

  • Nel caso specifico, l’Accordo quadro prevede la fornitura – per l’assistenza temporanea alla popolazione nelle prime fasi di un evento emergenziale che comporti l’indisponibilità di abitazioni ed edifici civili (terremoto, frana, inondazione) – di insediamenti leggeri e provvisori con diverse destinazioni d’uso (abitativo o ufficio), costituiti da container in noleggio completi di arredi, biancheria, accessori, lavatrici e asciugatrici industriali

  • Dato quanto precisato sopra, tale Accordo quadro non rappresenta un acquisto e, di conseguenza, una spesa, in quanto verrà attivato solo nel caso del verificarsi dell’emergenza. Come tale, dunque, non sottrae fondi ad altri utilizzi.

A onor del vero, l’unica modifica causa COVID che possiamo rinvenire nel bando presente è che, adesso, i dispenser di disinfettante mani sembrano essere stati promossi da lezioso oggettino da campeggio a bene utile da procurarsi.

Ovviamente, niente come una pandemia ti fa improvvisamente riscoprire la necessità di igiene.

Scopriamo anche dalla risposta qualcosa che era noto agli addetti ai lavori da un pezzo, ma al quisque populi no: gli accordi quadro non comportano distrazione di risorse. Ovvero, nessuna “spesa anticipata” e container che restano a marcire negli spiazzi comunali.

Il principio del “prima vedere cammello, poi pagare cammello” giustamente regna anche nel mondo dell’emergenza.

Tu sai che ci sono aziende pronte a fornire container nel momento del bisogno, le individui, ma spendi i soldi presso di loro nel momento del bisogno.

Il mistero del bando per i campi container è quindi definitivamente risolto.

E bando agli allarmi.

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