Il biscotto regalato da Gerry Scotti a Mario Draghi: i meme bufala sul governo si sprecano

di Redazione Bufale |

Gerry Scotti
Il biscotto regalato da Gerry Scotti a Mario Draghi: i meme bufala sul governo si sprecano Bufale.net

Pare non si possa in alcun modo arrestare la corsa al meme sul nuovo governo, alla luce delle informazioni raccolte quest’oggi su Gerry Scotti e Mario Draghi. Sufficiente, infatti, che una nota pagina Facebook satirica abbia condiviso una nuova immagine, con tanto di storia totalmente inventata, per far sì che venisse alimentata l’ennesima leggenda metropolitana su quello che dovrebbe essere il nuovo Presidente del Consiglio. Un po’ come avvenuto nella giornata di ieri, a proposito della fake news su Giancarlo Magalli, come vi abbiamo spiegato con un articolo specifico.

La bufala su Gerry Scotti a Mario Draghi: ancora meme bufala sul governo

In particolare, l’immagine che trovate ad inizio articolo ci riporta l’ennesima bufala in versione meme a proposito del governo che dovrebbe formarsi la prossima settimana. Soprattutto dopo le consultazioni che si sono tenute oggi 6 febbraio tra le varie forze politiche. Appena Mattarella ha fatto il nome di Mario Draghi, in rete hanno preso piede le storie più incredibili su di lui. E così, dopo quella di Magalli compagno di scuola, abbiamo anche la vicenda di Gerry Scotti.

Il meme in questione, ci riporta il conduttore tv in versione benefattore, regalando un biscotto a Mario Draghi che stava piangendo. Senza imparare le addizioni, infatti, i suoi genitori non gli avrebbero dato da mangiare. E così, Gerry Scotti avrebbe provato in un solo colpo ad insegnargli la matematica, oltre a sfamarlo. Come accennato, è solo il contenuto di una pagina Facebook satirica, ma a quanto pare in tanti ci hanno creduto.

Il contenuto del meme sul nuovo governo e su Mario Draghi, dunque, è inventato e non ha fonti, anche per ovvie ragioni anagrafiche relative ai due presunti protagonisti. Gerry Scotti, pertanto, non si è mai reso protagonista del gesto descritto. Ebbene sì, siamo stati costretti a specificarlo con un nuovo articolo oggi 6 febbraio.

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