Guida OSINT #4: Come riconoscere i brani scritti con l’intelligenza artificiale

di Mattia Grandi |

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Guida OSINT #4: Come riconoscere i brani scritti con l’intelligenza artificiale Bufale.net

Nel 2023, una canzone attribuita a Drake e The Weeknd ha fatto il giro del mondo. Voce perfetta, beat impeccabile, atmosfera da hit globale, centinaia di milioni di visualizzazioni in pochissimi giorni. Peccato che nessuno dei due artisti l’avesse mai registrata. Il brano, intitolato Heart on My Sleeve, era stato generato da un’intelligenza artificiale e pubblicato da un utente anonimo su TikTok.

In pochi giorni, il panico scoppiò nell’industria musicale.

Da quel momento, una domanda ha iniziato a circolare tra appassionati e professionisti:

come faccio a capire se una canzone è scritta con l’IA?

Benvenuta/o al quarto capitolo della nostra guida OSINT (Open Source INTelligence), una serie di articoli che ti darà una mano a districarti tra gli inghippi del web con mezzi semplici e – molto importante – gratuiti.

Oggi ci occupiamo di musica ed intelligenza artificiale.

I segnali da tenere d’occhio

Il collettivo Breaking Rust, attivo su SoundCloud, ha pubblicato centinaia di tracce generate da IA raggiungendo i vertici delle classifiche su Spotify. FN Meka, invece, è stato il primo rapper virtuale firmato da una major, Capitol Records, salvo poi ritirarlo dopo le polemiche per contenuti razzisti e l’assenza di creatori umani nel team, ogni giorno vengono caricate già oggi oltre 50.000 canzoni prodotte dall’Intelligenza Artificiale, senza che milioni di ignari utenti capiscano che siano prodotte in tal senso.

Guida OSINT #4: Come riconoscere i brani scritti con l’intelligenza artificiale

Guida OSINT #4: Come riconoscere i brani scritti con l’intelligenza artificiale

Riconoscere un brano prodotto dall’AI non è semplice, ma ci sono indizi che – ad oggi – ancora ci permettono di capire se ci sia lo zampino delle macchine o meno. 

Le voci generate da IA, per esempio, tendono a essere troppo pulite: prive di inflessioni, respiri naturali o tutte quelle imperfezioni che qualunque essere umano – seppur dotato di autotune – continua ad avere come tratto distintivo del proprio parlato (o, in questo caso, cantato). 

Se già con la voce si fa fatica, passando a musica e testi diventa estremamente più complicato.

I testi è vero, spesso suonano generici e pieni di cliché, ma tralasciando i generi in cui il testo riveste una componente fondamentale (es. il rap o il cantautorato), risulta estremamente difficile identificare un testo scritto dall’IA basandosi su poche righe – spesso ripetute. 

E la produzione? Ultra-precisa e fredda, ma ad oggi qualsiasi genere si basa su un processo di post-produzione che per sua natura mira a standardizzare determinati pattern e spesso introduce suoni per loro natura metallici e digitali. Anche qui, quindi, il compito risulta decisamente difficile.

Siamo dunque destinati a non distinguere più la musica “vera” da quella “artificiale”?

Gli strumenti a nostra disposizione

Le piattaforme di streaming stanno correndo ai ripari. Deezer ha annunciato un sistema per etichettare i brani generati da IA, mentre Spotify ha già rimosso oltre 75 milioni di canzoni sospette, molte delle quali prodotte in massa da bot e modelli generativi.

Fortunatamente, esistono strumenti pensati per aiutare a distinguere il “vero” dal “sintetico” anche senza dover attendere le mosse delle grandi piattaforme (che poi sia chiaro, artificiale non vuol dire per forza brutto).

Si basano tutti su copia-incollare un link di riferimento o effettuare un upload della traccia audio, dandoli in pasto ad algoritmi che, tramite l’intelligenza artificiale, sono in grado di riconoscere i propri simili.

Si combatte il fuoco con il fuoco, insomma.

Alcuni esempi celebri sono IRCAM Amplify, che analizza file audio e stima la probabilità che siano generati da IA (ad oggi a pagamento dopo una demo iniziale gratuita, quindi è un infiltrato nella nostra guida OSINT, ma siamo fiduciosi che presto debutteranno prodotti simili gratuiti) o  Musely AI Content Detector, che si concentra sui testi, individuando tracce linguistiche artificiali con una buona accuratezza (la perfezione, ad oggi, non esiste).

Il metodo empirico

Per chi non ha accesso a strumenti professionali, esiste un approccio molto più diretto e “spartano”.

  1. Cerca l’autore: se non esiste su Spotify, YouTube o social, è un campanello d’allarme.
  2. Cerca il produttore o la casa discografica: idem come sopra.
  3. Ascolta con attenzione: le IA tendono a evitare dissonanze, errori ritmici o cambi di tono improvvisi.
  4. Controlla i metadati: alcuni file audio generati da IA hanno tag mancanti o generici.

La musica è emozione, imperfezione, contesto. Le canzoni create da IA possono essere affascinanti, ma sollevano domande su autenticità, diritti d’autore e cultura. Capire se un brano è “vero” non è solo una curiosità: è un atto critico, culturale e persino etico.

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