Gaffe di Stefano Parisi del Centrodestra contro le Sardine per Bella Ciao: “Americani liberarono gli ebrei”

di Redazione Bufale |

Arriva un altro attacco politico alle Sardine, questa volta da Stefano Parisi. Per chi non lo sapesse, si tratta del candidato del Centrodestra alle elezioni regionali del Lazio nel 2018. Anche in questo caso, infatti, a finire nel mirino della critica abbiamo la canzone “Bella Ciao“. Più che  connotazioni relative all’attuale momento storico della politica italiana, il diretto interessato ha pensato in questo frangente di richiamare alcune pagine importanti della storia contemporanea, come si potrà notare dal nostro approfondimento di oggi 11 novembre.

Stefano Parisi
Stefano Parisi

L’attacco di Stefano Parisi alle Sardine

Dopo le polemiche per aver cantato Bella Ciao in faccia a Matteo Salvini, in riferimento a cittadini non proprio allineati alle politiche dell’ex Ministro dell’Interno secondo quanto riportato qualche mese fa sulle nostre pagine, qui tocca analizzare la gaffe di Stefano Parisi. Dopo la manifestazione di Milano delle sardine, infatti, ha pubblicato un tweet di difficile lettura: “Questa sera a Milano qualcuno ha cantato Bella Ciao. Dopo l’Inno di Mameli intonato a gran voce da tutti. Nulla contro Bella Ciao ma forse bisognava intonare l’inno USA. Sono gli americani che hanno liberato gli ebrei dai campi di concentramento“.

Poi, provando a correggere il tiro per la gaffe riguardante la storia della Seconda Guerra Mondiale, ha dichiarato con altro tweet quanto segue: “Certo, anche i russi liberarono i campi. Potete cantare l’inno sovietico. Gli americani però liberarono i campi, hanno garantito la nostra libertà e ci liberarono dal Fascismo. Milioni di ebrei vivono liberi negli USA. La Russia comunista: milioni di morti e dissidenti nei gulag“.

Per chi non lo sapesse, tra cui Stefano Parisi, sono stati i sovietici a dire il via all’offensiva che ha portato dapprima alla liberazione dei prigionieri nei campi di Maidanek, tra i più grandi campi della Polonia, oltre a quelli di Auschwitz, Stutthof, Ravensbruk e Sachsenhausen secondo quanto raccolto in questi anni.

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