Donna non sopravvive nel parcheggio dopo la seconda dose di Pfizer: ci risiamo coi titoloni

di Redazione Bufale |

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Da mesi, ormai, si è capito che per ottenere una bella spinta di visualizzazioni sul singolo articolo, sia sufficiente impostare un titolo allarmista sul vaccino, come avvenuto in queste ore a proposito della seconda dose di Pfizer. Vedere per credere quanto avvenuto nelle ultime ore, a distanza di alcuni giorni da alcuni chiarimenti relativi alla variante indiana. Di recente, purtroppo, una donna ha perso la vita nel parcheggio di un centro vaccinale mentre era in attesa della somministrazione anche per sua figlia.

Cosa sappiamo sulla donna morta nel parcheggio dopo la seconda dose di Pfizer

Parlarne ci sta per gli addetti ai lavori. Ci mancherebbe altro. Il problema si viene a creare nel momento in cui trapeli un certo tipo di titolo, considerando il fatto che (purtroppo) tanti italiani si soffermino su quello. Impostarlo sul fatto in sé, aggiungendo la connessione temporale con la somministrazione della seconda dose di Pfizer e senza specificare ulteriori dettagli sulla vittima di questa vicenda, a conti fatti alimenta allarmismo e disinformazione.

Vedere per credere quanto avvenuto con un recente report da parte di Il Messaggero, che ha impostato il tutto con il seguente titolo: “Pfizer, donna muore dopo la seconda dose nel parcheggio del centro vaccinale nel Trevigiano“. Il punto non è “il cosa“, ma “il come“. Come accennato, si dà evidenza alla connessione temporale tra i fatti, ma si omettono (non sta a noi dire se volontariamente o involontariamente) altre informazioni essenziali.

Ad esempio, se da un lato è vero che la donna abbia perso la vita un’ora dopo la somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer, addirittura nel parcheggio del centro in cui è avvenuta l’iniezione (era in attesa della figlia), ci sono due aspetti che non vengono a galla tramite il suddetto titolo. Il primo è che la signora aveva 91 anni, mentre il secondo (se vogliamo, ancora più importante) consiste nel fatto che l’anziana soffriva di patologie cardiovascolari e renali.

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