DISINFORMAZIONE Le Margherite mutanti di Fukushima – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Il 23 luglio 2015 l’account Twitter di Adnkronos pubblica un foto diffusa in precedenza da un account giapponese dove vengono ritratte delle presunte margherite “mutanti”.

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#Margherite mutanti di #Fukushima, ma non tutti gli utenti ci credono.
A voi il giudizio http://tinyurl.com/pb2po64

Non sono mancate le critiche da parte degli utenti di fronte ad un tweet che sfrutta la tecnica del clickbaiting.
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Solo all’interno dell’articolo linkato nel tweet, dal titolo “Margherite mutanti di Fukushima, ma non tutti gli utenti ci credono“, Adnkronos cerca di trattare l’argomento anche se in maniera approssimativa:

 Drammatici risultati del disastro nucleare a Fukushima nel 2011? Dopo la foto postata a maggio da un utente giapponese il web si divide tra chi ci crede e chi no. Sotto la foto, l’utente Twitter scrive una didascalia in cui spiega come il fiore è cresciuto per poi dividersi in due steli – si legge su Metro.co.uk – così da produrre due fiori uniti. L’utente conclude: “La dose nell’atmosfera a un metro sopra la terra è di 0.5 μSv/h“. La foto proviene certamente da Fukushima ma non è detto che sia il risultato della catastrofe del 2011. La mutazione, infatti, potrebbe essere dovuta a degli squilibri ormonali propri delle piante.

Iniziamo a trattare l’argomento dall’unità di misura citata nel tweet giapponese. Viene usato il Sievert, unità di misura del SI (Sistema Internazionale) che misura la dose equivalente di radiazioni assorbite da un organismo.
La foto misura una quantità pari a 0.5 μSv/h (microSievert/ora). Può suonare spaventoso, ma come afferma l’articolo di National Geographic si tratta comunque di valori molto bassi: 0.5 microSievert/ora equivalgono a circa 4,4 milliSeviert/anno (mSv/y), 4,383 ad essere più precisi. Il nostro pianeta emana naturalmente radiazioni (“Fondo di radioattività naturale“) di cui la media mondiale è pari a 2.4 mSv/y.
Dobbiamo ricordarci che si tratta di una media, poiché esistono zone del pianeta con livelli anche più alti di quest’ultimo appena citato, come ad esempio l’Italia con i suoi 3.3 mSv/y (y=year, anno).
Un valore di 0.5 microSievert/ora sono un livello anche accettabile per la vita a medio-lungo periodo.
Allora cosa può aver provocato questa bizzarria? Questo fenomeno è conosciuto nel campo della botanica ed è chiamato Fasciazione.

Fasciazione in Leontodon anomalus Ball. - Asteraceae: Dente di leone delle Apuane  Foto Giuliano Salvai
Fasciazione in Leontodon anomalus Ball. –
Asteraceae: Dente di leone delle Apuane
Foto Giuliano Salvai

Come funziona? Dal meristema apicale (il tessuto totipotente delle piante, in questo caso quello all’apice della parte epigea) normalmente si genera una struttura cilindrica. Nel caso della fasciazione questa forma viene a mancare, crescendo non solo in senso verticale, ma anche perpendicolarmente all’asse. In tal senso, è come se si fondessero più margherite contemporaneamente. Tale fenomeno può essere causato anche da sbilanciamento ormonale, ferite di insetti e erbivori, e talvolta può essere ereditario.
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Il numero di individui è determinante per poter dare luce ad una ipotesi o modello che possa spingere a ricercare una effettiva causa. Qui ora arriva il bello: nella foto si vedono più fiori mutati, ma pochi sanno che più fiori (ad essere precisi, infiorescenze) possono in realtà appartenere allo stesso individuo: le Margherite (Bellis perennis o Pratoline comuni) appartengono alla divisione di Raunkier delle Emicriptofite, piante che mantengono le gemme a livello del suolo. Dalle gemme possono svilupparsi fiori, foglie o ramificazioni e questo è il caso della margheritina, il quale non è sorretta da un fusto vero e proprio, ma da un ramo scarsamente sviluppato, detto peduncolo e dalla rosetta basale (la base dal quale parte il peduncolo, dove si sviluppano le foglie a rosetta) dal quale possono partire più peduncoli e perciò ciascun “fiore” presente nella foto mostrata non è un individuo a sé, ma bensì appartenenti allo stesso individuo, le cui gemme, come ogni Emicriptofita che si rispetti, stanno a livello del suolo.
 
Articolo scritto in collaborazione con Daniel Puente.

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