Da domani sarà vigente la nuova regola di Facebook. Tutti i post potranno essere usati nelle cause civili e penali

di Shadow Ranger |

Da domani sarà vigente la nuova regola di Facebook. Tutti i post potranno essere usati nelle cause civili e penali Bufale.net

La bufala del da domani sarà vigente la nuova regola di Facebook. Tutti i post potranno essere usati nelle cause civili e penali ha origini antiche. Antiche tanto quanto Facebook, se non ancora precedenti.

Ce ne siamo occupati in una sua variante dal sapore apocalittico qui. Non ci ripeteremo per non dilungarci troppo, vi preghiamo pertanto di leggere per intero quanto dicemmo all’epoca, cliccando su questa frase.

Quello che faremo oggi è invece rilevare con una breve nota storica i meccanismi con cui, di anno in anno, se non di mese in mese, questa bufala tenta di svecchiarsi giocando amabilmente con le paure e gli orrori dell’indinniato speciale.

La nuova versione

Il testo che sta girando adesso è perfettamente uguale a quello di marzo, se non per una aggiunta che evidenzieremo. Aggiunta probabilmente legata alla cronaca di questi tempi, con la partecipazione speciale di una seconda bufala.


Cosa, questa, che trasforma l’ultima versione della bufala dello Statuto di Roma in una cosiddetta Bufala Voltron, quel genere di bufala ottenuto fondendo più narrazioni deboli in una che suona più forte.

..se non erro, da domani sarà vigente la nuova regola in forza della quale Facebook potrà utilizzare tutte le nostre foto e le dichiarazioni e i post pubblicati. Non dimenticate la scadenza è oggi !!!….tutti i nostri documenti e foto potranno essere utilizzate per motivi giudiziari ai fini civili e penali nelle controversie contro di voi. Tutto quello che hai postato diventa pubblico da oggi, anche i messaggi cancellati o le foto proibite. Un semplice copia-incolla non costa nulla, meglio prevenire che curare. Channel 13 news ha parlato del cambiamento della politica aziendale sulla privacy di Facebook.

…preso atto di quanto sopra, non presto e non prestero’ d’ora in poi il mio consenso a Facebook o a chi per facebook di poter utilizzare per propri fini o scopi di alcun genere le mie foto, le mie informazioni, i miei messaggi o i miei post, passati, presenti e futuri. Con questa mia dichiarazione diffido formalmente facebook di astenersi assolutamente, in quanto da me vietato, dal divulgare, copiare, distribuire o prendere qualsiasi altra misura assunta nei miei confronti sulla base di questo profilo e/o del suo contenuto. Il contenuto di questo profilo è da ritenersi un’informazione privata e riservata. La violazione della privacy può essere punita ai sensi della normativa italiana in materia di privacy e dagli stessi Statuti internazionali (UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma). Nota bene: …Facebook è ora diventata un’entità pubblica. Tutti i membri iscritti a facebook dovranno pubblicare una diffida formale come questa. Se preferisci, puoi copiare e incollare questa versione. Se non ne pubblicherete una simile alla presente almeno una volta in modo che rimanga in rete, voi tacitamente acconsentirete all’utilizzo delle vostre informazioni, documenti, foto etc. , così come le informazioni contenute negli aggiornamenti dello stato del profilo. Non dovrete condividere ma dovrete fare Copia e incolla.
Il loro nuovo algoritmo sceglierà le stesse persone – circa 25-che leggeranno i vostri messaggi. Quindi, tenendo fermo il dito ovunque in questo post ti comparira’ il termine “Copia” dopo andrete sul vostro profilo e lo incollerete dove inizia un nuovo post .

Praticamente, è la vecchia bufala dello Statuto di Roma, inapplicabile alla fattispecie in esame per mille ragioni, tra cui il fatto che non parla di Privacy ma istituisce la Corte Penale Internazionale, mischiata a filo doppio in una ingarbugliata spirale alla bufala dei venticinque eletti utenti di Facebook in grado di leggere i tuoi messaggi.

Un breve excursus storico

Su questa bufala ci sbattiamo contro dal 2012. All’epoca era un testo in lingua inglese che faceva riferimento allo Uniform Commercial Code, una normativa Americana, inapplicabile da noi, che disciplina i rapporti commerciali (pensatela, a grandissime linee, come le norme che disciplinano i contratti B2B, Business to Business, ovvero tra imprese e non tra impresa e consumatore).

Arrivata sui nostri lidi, la bufala ha assunto una nuova forma, che chiameremo “Versione 2.0” e che abbiamo trattato nel 2014 (rimandiamo pertanto a quell’articolo per maggiore dettaglio): mantenendo gli inappolicabili riferimenti alla lex mercatoria Statunitense, la bufala si è evoluta (mutando, come tradizione di ogni buon virus) introducendo ed incorporando rimandi allo Statuto di Roma ed alla Convenzione di Berna, quest’ultima una piattaforma comune per il reciproco riconoscimento tra gli stati aderenti del Diritto d’Autore. Cosa, ovviamente, inapplicabile nei casi in cui tu stesso, usando un servizio, acconsenti ai suoi termini e condizioni d’uso.

Nel giro di pochi mesi, arginata anche grazie ad articoli come il nostro la versione 2.0, la bufala si è evoluta in una nuova forma, la “Versione 2.5”, da noi brevemente trattata ed esaminata nella sua differenza: la versione “2.5” è sostanzialmente la “Versione 2.0” (in Italiano, con riferimenti tendenziosi alla Convenzione di Berna ed allo Statuto di Roma) arricchita dal ricorso alla Fallacia di Autorità, ovvero all’argomento dell’Ipse Dixit.

Incapace di difendere nel merito la bufala, uno dei bufalari ha semplicemente introdotto come semplice cappello introduttivo “un amico avvocato che mi ha detto che”, confidando nel fatto che la figura dell’avvocato come esperto di legge fosse così penetrante da paralizzare il senso critico del lettore, insinuando sottilmente che, semplicemente, tra il semplice lettore e l’amico avvocato ci fosse una asimmetria informativa tale da rendere il parere del secondo autorevole a prescindere.

Se fosse vero. Se un avvocato si prestasse ad asseverare una bufala. Che, infatti, non riporta il nome del presunto professionista.

Arriviamo così alla versione moderna del testo, che chiameremo “Versione 2.6”. L’avvocato diventa tutti gli avvocati, in un grottesco tentativo di spergiuro postumo, e viene introdotta la finanza… intendendo probabilmente la Guardia di Finanza.

È chiaro quindi che fino a poco tempo fa il terrore principale dell’indinniato speciale era l’argomento di autorità.

Sostanzialmente, il bufalaro medio capitalizzava sulla mancata conoscenza di Internet da parte del Popolo della Rete introducendo delle figure salvifiche e ammantate di grande autorità, ovvero gli avvocati ed i finanzieri.

Persone, agli occhi del popolo della Rete, in grado di incarnare un principio di autorità dirimente e in grado di fermare il Golia Facebook con la forza di conoscenze giuridiche esoteriche,

Perché questa nuova variante della bufala è preoccupante.

Questa volta la bufala non gioca sull’asimmetria informativa. Non deve il suo successo nel presentare l’utente della Rete come una vittima di soprusi da parte di un Facebook-Golia che ingoia e distrugge ogni suo diritto. Non deve il successo all’introdurre nella battaglia la scintillante figura dell’avvocato e del finanziere.

Deve il suo successo nell’offrire ad un popolo della Rete sordido ed abbrutito, una vile teppaglia di Tastieristi da Tastiera, forzati “patriotti” che fanno dell’ingiuria, della diffamazione, dello scherno e dell’aggressione la loro arma uno scudo per continuare a compiere indisturbati le loro vili scorrerie. O almeno dargli l’illusione che sia così.

La bufala infatti introduce la seguente frase che molto appeal ha avuto il diffamatore seriale da tastiera

tutti i nostri documenti e foto potranno essere utilizzate per motivi giudiziari ai fini civili e penali nelle controversie contro di voi. Tutto quello che hai postato diventa pubblico da oggi, anche i messaggi cancellati o le foto proibite.

Ora, seriamente, pensate davvero basti una formuletta magica per mettervi al sicuro dalle responsabilità “civili e penali” di quello che dite?

Davvero davvero, contando che lo Statuto di Roma non si applica, lo Statuto di Berna è un raccordo sulla Privacy e la Lex Mercatoria c’entra come i cavoli a merenda?

Vi farò una serie di esempi.

Esempio 1

Immaginate di essere nella vostra comitiva di amici. All’improvviso, dopo una birra di troppo, cominciate a dire

Oh, guardate quella [inserire espletivo sessuale] di Clausola (citazione colta), se la tira che la dà a tutti tranne che a me! Ma io giuro se la prendo… se la prendo in un vicolo, bum! zum!! Me la ribalto come una tartaruga quella [inserire espletivo sessuale]. Le faccio [inserire operazioni sulla sua anatomia illegali e penalmente rilevanti] a quella [inserire espletivo sessuale], che se poi quel buonista del fidanzato dice una cosa contro di me io gli faccio come i cattivi di Un tranquillo Week-end di paura! Ma non dite niente a nessuno…shhh… è un segreto! Se dite a qualcuno che ho detto queste cose io vi denunzioquerelo tutti di Privacy perché i post potranno essere usati nelle cause civili e penali

Immaginate di essere così disgustati dalle azioni di Tizio da avvisare Clausola e compagno dell’accaduto.

Secondo voi se Tizio andrà a dire in Tribunale che la vostra testimonianza e quella dei presenti non è valida perché avete fatto giurin giurello di essere omertosi avrà qualche speranza di sfuggire alla giusta punizione?

Allora perché dovrebbe bastare mettere una formuletta che abbiamo dimostrato di nullo valore giuridico per trasformare Internet in terra di nessuno?

Esempio 2

Immaginate un bel giorno di incontrare un mitomane. Questo mitomane vi ferma e dice

Devi sapere che Caio, l’amico tuo, è un pedofilo e pure hacker, ha collegato il suo sistema a Facebook per scaricare le foto di tutti e farci i video porno, di notte molesta i bambini e poi sevizia orrendamente i cuccioli di panda allo zoo picchiandoli ripetutamente usando un cucciolo di foca come mazza! Ma mi raccomando, se vai a dire ad un giudice quello che ho detto ti denunzioquerelo, perché i post potranno essere usati nelle cause civili e penali

Cosa vi trattiene dal contattare immediatamente Caio perché vada a tutelarsi? Assolutamente niente.

La risposta del mondo delle bufale

Facebook, come vi abbiamo più volte dimostrato, non è un mondo a parte.

La cronaca recente ci ha dimostrato che qualcuno se ne è accorto e reagisce alle offese ed ai danni che spesso utenti irresponsabili recano.

Come risponde quindi il bufalaro? Come al solito, risponde mentendo.

Risponde rassicurando la ciurma di indinniati, le truppe cammellate di cattivisti da tastiera in servizio permanente dando loro l’equivalente di un foglio di cartoncino modello Bristol ritagliato a forma di scudo e promettendo loro che li difenderà dalle conseguenze delle loro azioni.

Il risultato? Il fronte di battaglia che è la Rete si riempirà di cadaveri virtuali, avatar di imputati per le loro colpe, che col loro ultimo respiro diranno

Ma io denunzioquerelo chi ha fatto la spia violando il mio diritto fondamentale di insultare e diffamare secondo lo Statuto di Roma

E non sapremo mai se questo ci susciterà compassione, disprezzo, disgusto o tutte le cose assieme.

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