Bibbiano, i nomi dei ba****di

di Shadow Ranger |

Bibbiano, i nomi dei ba****di Bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti una macro, chiamata Bibbiano, i nomi dei bastardi.

Un walltext, una lista di proscrizione 2.0. Che ci viene sottoposta così, con la stessa sicurezza con cui ci chiedereste di verificare ogni altra follia della Rete.

Doverosa premessa è fermarsi un attimo a realizzare quali bestie assetate di sangue e vendetta facile siamo diventati. Persone che spargono liste di proscrizione con la stessa gioia con cui chiederebbero se è vero che Jessica Jones la supereroina è sorella di Laura Boldrini.

Bravi cittadini che sognano la creazione di una razza di metalupi come quelli del Trono di Spade in grado di strappare viscere e arti a non meglio precisati immigrati ladri. Paladini della giustizia, del diritto e della legalità che buttano giù dal letto alle tre di mattina una donna incinta minacciandola di stupro convinti di star parlando con Rosy Abate, la Regina della Mafia, e di aver sconfitto il crimine organizzato esibendo la loro virilità in modo scimmiesco e scomposto.

Ed ora, la faccenda Bibbiano, i nomi sta tirando fuori dai cattivisti da tastiera, forcaioli impreparati all’eterna ricerca di un nemico, il peggio.


Vi mostreremo solo parte della foto. I nomi noi non ve li daremo. A parte quanto già emerso dalle autorità noi non vi daremo altro.

Vi spiegheremo perché. Nel farlo vi spiegheremo perché dovreste seriamente vergognarvi anche solo di aver chiesto.

La lista

Bibbiano, i nomi dei ba****di
Bibbiano, i nomi dei ba****di

Se non riuscite a leggere i nomi tranquilli: non avete problemi col monitor. È una scelta deliberata. La nostra scelta. Insindacabile.

Siete venuti qui per avere la vostra brava lista di colpevoli, ma non avete bisogno di cercarla da noi.

Guardate bene nello specchio, vi vedrete riflessa l’immagine di qualcuno che condividendo quella lista per intero ha compiuto il grave reato di diffamazione aggravata dalla pubblicità del mezzo.

Sapete, quel reato per cui

Art. 595 c.p. – «Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.»

Art. 13, L. n. 47/1948 – «Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della reclusione da uno a sei anni e quella della multa non inferiore a lire 500.000.»

Tanto più grave quanto lo stesso autore della macro si perita, dopo aver gettato in pasto alla folla nomi e cognomi dei bas**ardi, parola che di certo non consta di attestazione di stima, di precisare che si tratta di indagati.

Indagati, imputati… che ci importa! Dateci i nomi dei ba***di!!!

E invece no, nessun nome.

Vedete, esiste una sostanziale differenza tra indagato, imputato e colpevole.

In altre parole una persona assume la qualità di imputato quando il P.M. esercita l’azione penale nei suoi confronti.

Dunque, mentre l’indagato è solo una persona sottoposta ad indagini preliminari, all’esito delle quali eventualmente il P.M. potrà anche chiedere l’archiviazione degli atti, l’imputato è una persona che è sottoposta in tutto e per tutto ad un processo penale.

Altra differenza di non poco conto è che nel certificato del casellario dei carichi pendenti (cfr. Art. 2, D.P.R. 313/2002) risulta “nulla” fino a che non si acquista formalmente la qualità di imputato; successivamente risulterà il processo penale in cui si è imputati.

Come vedete, anche in un sistema giuridico in cui nessuno è colpevole se non in forza di una sentenza passata in giudicato, come è la stessa Costituzione a ricordarci, lo stato di indagato è addirittura diverso dallo stato di imputato.

L’imputato, sostanzialmente andrà a processo, un processo nel quale saranno accertate le sue colpe ove presenti.

L’indagato invece no, la sua disavventura processuale potrebbe chiudersi prima ancora che vi sia un processo, col PM pronto ad archiviare gli atti certificando che non c’è neanche bisogno di un processo, che quella persona è innocente.

In poche parole ci state chiedendo di sostituirci alla magistratura dandoci una lista di presunti colpevoli e subordinando il vostro “diritto a condividere” alla nostra sentenza su loro.

Non ci tirate in mezzo. Quello che state facendo non è lecito. Noi non vogliamo farne parte. Noi rifiutiamo di farne parte. Condividete a vostra responsabilità e pronti a pagare il prezzo delle vostre male azioni, che non è un prezzo che noi vogliamo pagare.

Noi non vi diremo chi è colpevole ed innocente, e tampoco se quei nomi sono nomi di imputati, indagati o altro.

Noi non pubblicheremo quei nomi sulla nostra pagina. Mai.

Ma tanto sono tutti ai domiciliari e in galera! Che vi costa!

Siamo, con questa, quasi alla decima volta che vi spieghiamo la differenza tra cautelare e merito.
Vi abbiamo detto più volte, e torneremo sull’argomento perché comunque notiamo che non avete ancora compreso il punto, la differenza tra indagato, imputato e colpevole non è solo una differenza di prammatica, o di grammatica.

Fornira una notizia confondendo i tre gradi allotropici dell’esistenza del soggetto sottoposto alle “attenzioni” del sistema giudico comporta, a sua volta delle gravissime responsabilità penali per chi diffonde la notizia.

Decidere che un indagato o un imputato sia colpevole, descrivendo come tale, di fatto autorizza l’imputato o indagato a denunciare per diffamazione aggravata dal mezzo sia la pagina che decidesse di offrire la notizia in modo inesatto che tutti i commentatori dal click e dall’insulto troppo facile.

E questo, ha anche senso: troveremmo raccapricciante l’idea di vivere in uno stato in cui le colpe le decide non un Tribunale con le cautele del caso, ma una Ronda Virtuale lesta a scrivere ma torbida nel pensiero.

Ove leggete domicliari o “arresto”, evidentemente, di misure cautelari.

Le misure cautelari sono dei provvedimenti emessi nel periodo intercorrente tra l’inizio del procedimento penale e l’emanazione della sentenza. Vengono adottati dall’autorità giudiziaria per evitare che si verifichino alcuni pericoli; nello specifico i pericoli che l’adozione vuole scongiurare sono: 1) difficoltà nell’accertamento del reato; 2) difficoltà nell’esecuzione della sentenza; 3) possibilità che vengano compiuti altri reati o che si aggravino le conseguenze di un reato.
Presentano determinate caratteristiche: sono strumentali al procedimento penale perchè mirano ad evitare che si verifichino i summenzionati pericoli; per le stesse ragioni sono anche provvedimenti urgenti; sono incidentali in quanto è necessaria l’esistenza di un procedimento penale; agli atti deve sussistere una prognosi di colpevolezza che però, in ossequio all’art. 27 Cost., comma II, deve essere ponderata alla luce del principio di presunzione di innocenza fino alla definitività della sentenza; sono provvedimenti immediatamente esecutivi, sebbene provvisori, in quanto oltre a venir meno con l’emissione della sentenza definitiva, possono essere revocate o modificate; sono impugnabili tramite i meccanismi previsti dal codice (riesame, appello e ricorso per Cassazione); sono espressamente tipizzate dalla legge; infine possono essere disposte solo con un provvedimento del giudice di cui la giurisdizionalità delle stesse.

Detto in parole semplici: siccome siamo ancora in uno stato di Diritto, nel quale nessuno può essere dichiarato colpevole se non in forza di sentenza passata in giudicato, nel frattempo comunque lo Stato ha il diritto di assumere dei provvedimenti tali da limitare le capacità del reo di ripetere un reato.

Ma siccome il diritto penale è comunque l’ultima risorsa dell’ordinamento, ed abbiamo superato da diversi secoli il Medioevo in cui le pene venivano irrogate a caso, senza sanzione, anche le misure cautelari vengono irrogate in un rigoroso ordine gradato, in cui la misura cautelare “carceraria” è l’ultima possibile ed irrogabile.

Un elenco di criteri è contenuto nell’art. 275 cpp, a cui si rimanda per la disamina, e che consentono all’imputato di poter richiedere, limitatamente all’applicazione delle misure cautelari, di adire il c.d. Tribunale del Riesame, che non decide nel merito, ma tocca la questione solo quel tanto che basta per decidere se l’imputato, che comunque resta imputato, debba restare a piede libero o debba essere trattenuto per timore che compia ulteriori reati, inquini le prove o si allontani.

Solo nel giudizio di merito infatti saranno raccolte prove e testimonianze, saranno escussi i testi e le parti coinvolte ed analizzato ogni singolo elemento atto a dichiarare la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato.

Infatti, proprio perché il penale è una cosa drammaticamente seria, la clausola di limite dell’Ordinamento, qualcosa che interviene quando la civile convivenza ha fallito, nel Penale si procede letteralmente coi piedi di piombo.

Il rito Civile segue il criterio della probabilità: vieni condannato quando l’evento alla base della tua condanna è più probabile che sia accaduto rispetto alla non probabilità.

Ma il rito Penale segue il criterio della certezza oltre ogni ragionevole dubbio: la condanna consegue quindi un giudizio di merito, anzi una sentenza passata in giudicato. Consegue che ci sono tre gradi di giudizio, dal primo grado alla Cassazione, nel quale spetta al PM provare la colpevolezza dell’imputato, a questi è consentito difendersi, e al termine di questo (o esaurite le possibilità di gravame) si arriva alla condanna o all’assoluzione.

Tanto lo sappiamo il nome del Sindaco, è sui giornali!

Sindaco le cui accuse non c’entrano assolutamente niente con gli abusi sui minori.

I capi di imputazione sono

abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Secondo i magistrati il sindaco avrebbe affidato alcuni spazi comunali a un’associazione coinvolta nell’inchiesta in maniera non regolare.

Sostanzialmente, immaginate che un vostro vicino di casa affitti in modo irregolare, magari a nero, magari ad un affitto diverso da quello dichiarato, un locale ad un club sportivo.

Si scopre qualche mese dopo che era un’associazione di hooligan che una bella mattina sono andati allo stadio ed hanno ammazzato qualcuno di botte.

Per caso andreste sotto casa del vostro vicino a dargli del bas****ardo omicida perché, a vostro dire, aver affittato un locale a degli hooligan accusati di omicidio trasferisce l’omicidio a lui?

Non è esattamente così che funziona

E gli altri?

Vi abbiamo detto di no, non insistete.

Anzi, possiamo anticiparvi che fra i nomi che abbiamo censurato lo psicologo C.F., punto sei dell’elenco cancellato che non riporteremo è stato giusto recentemente scarcerato perché non risultano gravi indizi di colpevolezza

“F. adesso è un uomo libero e può continuare ad esercitare l’attività”, dichiara l’avvocato Goffari, che precisa: “Mi spiace che un uomo che ha difeso per 30 anni persone maltrattate e bambine e bambini vittima di violenza, possa avere avuto un’immagine lesa, quando ha ricevuto attestati di stima da tutta Italia per tutta la sua carriera. Non può essere accusato di aver manipolato i pazienti, lo abbiamo dimostrato e ora punteremo all’archiviazione”.

E, francamente, non biasimeremmo l’avvocato Goffari se volesse prendere provvedimenti verso chi ha collaborato attivamente e fattivamente a questa lesione, osando addirittura chiederci di farne parte.

I giornali non ne parlano perché siete collusi! Siete collusi anche voi? Chi vi paga?

Non ci paga nessuno, ma sapete chi si occupa di faccende come questa?

La magistratura.

E come lo fa? Di certo non rissando, berciando e diffondendo liste di prescrizione su Facebook, ma in un giudizio.

Giudizio in cui parteciperanno, come parte lesa e come parte da ascoltare, dei bambini.

Bambini di cui dite che vi importa, ma in realtà non ve ne importa niente.

Se vi importasse qualcosa di quei bambini, capireste che le indagini vanno tenute non segrete, tutti sanno cosa sta succedendo, ma vanno limitate nella loro esposizione mediatica perché in mezzo ci finirebbero loro. I bambini.

Voi che ci chiedete ossessivamente nomi, cognomi e colpe non siete persone che hanno ad interesse i bambini. Siete nella peggiore ipotesi dei tifosi che cercano da noi scuse per la loro faziosità, nella migliore dei bulimici guardoni che cercano ossessivamente informazioni su quei bambini come se stessero guardando una pregiatissima fiction televisiva, che urlano e sbattono i piedini perché la magistratura detiene gli spoiler migliori e pretendono gli siano elargiti.

Volete giustizia? Aspettate la magistratura.

Volete nomi e cognomi, volete pagare il biglietto per vedere il mostro che balla? Allora non volete giustizia, e quello che volete non potete averlo.

Non in uno stato di diritto.

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