Australia: ecco come si fermano le Carole

di Shadow Ranger |

Australia: ecco come si fermano le Carole è quel tipo di meme che concentra in sè tutto quello che di morboso, crudele e becero vive nel mondo della Rete.

Siamo senza ombra di dubbio nella dimostrazione di come la vita del Giustizialista da Tastiera sia un un incessante e continuo saltellare di tragedia in tragedia. E mai per pietà per le vittime, ma solo per cercare scuse per il proprio odio. Una eterna giostra che in queste ultime settimane ci ha donato perle di ogni tipo.


Giovinotti, giovinotte, adulti e anziani riuniti nel loro becero odio per inventarsi le bufale più oscene sul nemico di turno, transfobia trasformata in memetto spicciolo, persone con l’avatar che inneggia ai bambini italiani gioire per la morte di bambini stranieri definiti cibo per pesci… in questi giorni non ci siamo mancati niente, almeno credevamo.

Inevitabile premessa

Abbiamo scritto un gran numero di articoli sul caso Sea Watch 3. Prima di proseguire siete invitati a rileggerli, o quantomeno cliccare qui e qui, nonché qui.

Fatto? Allora potete proseguire.

Il nuovo meme, Australia: ecco come si fermano le Carole

Per i cattivisti da tastiera, ecco che la parola stessa, il nome proprio “Carola” diventa un insulto. Carola Rackete che peraltro preferiamo sia chiamata “Capitano Rackete”. Del resto, non ci avete mangiato assieme. E non è vostra figlia o vicina di casa. Un professionista lo si chiama con titolo e cognome.

Cosa aspettarsi da persone che brandiscono buonista (parola idonea, su Bufale, ad ottenere un blocco automatico del commento) come un insulto? Persone che possiamo immaginare durante accalorate riunioni di condominio urlarsi cose come “Filantropo!” “Ritira quello che hai detto, magnanima sarà tua madre e quella generosa di tua sorella!” “Tu mia madre la lasci stare, hai capito virtuoso?” “Virtuoso sarai tu e quel galantuomo di tuo cugino!” ?

Ed ecco che ritorna una vecchia gloria delle bufale.

L’Australia, paradiso dei leoni da tastiera in tempi in cui Putin non era ancora di moda, terra sognata da generazioni di cattivisti da tastiera in servizio permanente che, ebbri di Airport Security, sognano una idilliaca società dove Bravi Manzoniani alle frontiere percuotono il nemico di turno e catturato il “pericoloso islamico” lo costringano ad ingurgitare cibi vietati dalla loro religione con godimento affine al sadismo o fuggire.

Società inesistente, costruita ad arte da scampoli di show televisivi e bufale, prodotto della società che, ad esempio, crede che Rosy Abate sia un personaggio reale e si gloria di aver sconfitto la mafia telefonando ad un numero apparso nella fiction e minacciando Rosy Abate di violenza carnale per spingerla a sciogliere la mafia stessa.

Anche questa volta abbiamo una foto, ed un meme

Australia: ecco come si fermano le Carole!!!!!!
Australia: ecco come si fermano le Carole!!!!!

E in questa immagine, con tanto di faccette ridenti e condivisioni a quattro cifre, c’è tutto il kit della bufala di successo.

  1. Foto decontestualizzata
  2. Raccontino indinnato ed indinniante pieno di punti esclamativi per esaltare l’uditiorio contro il bersaglio dei due minuti d’odio del giorno
  3. L’invocazione del Divo Patriotta di turno. Sia questo Putin, il Primo ministro dell’Australia o altri personaggi di un Olimpo pagano di semidei muscolosi ed a torso nudo, Cattolici, Astinenti e Penitenti che al grido di Dio, Patria e Famiglia annientano ed umiliano lo straniero per esaltare il cittadino 2.0

E ce l’avrei quasi fatta, se non fosse stato per quei debunker intriganti ed il loro stupido sito…

La verità dei fatti

La foto è presa dal conflitto delle Isole Senkaku.

Abbiamo articoli e fonti in Italiano qui.

Sostanzialmente, esistono nell’arcipelago Giapponese, anzi, tra Giappone e Cina, delle isole. Le Isole Senkaku-Diayu.

Neppure il nome è chiaro.

I Giapponesi amministrano le isole Senkaku, probabile sede di giacimenti di gas ancora da scoprire definitivamente ed usare, proprietà in parte di un uomo di affari Giapponese che le affitta allo Stato dalla fine dell’Ottocento. I Giapponesi si sentono sicuri del loro dominio, per il diritto erano res nullius, dei poveri scogli abbandonati dall’umanità che i Giapponesi hanno deciso di colonizzare, usare e curare e non intendono cedere al primo che passa facendosi soffiare così sotto il naso una potenziale fonte energetica, nonché una fonte di prestigio nazionale.

Per i cinesi le Isole Diayu sono in realtà note e loro proprietà dai tempi della Dinastia Ming, anche se i Giapponesi non sono inclini a riconoscere il precedente.

Naturalmente questo genera tensioni a non finire: la foto è tratta dal momento in cui degli attivisti Cinesi hanno deciso di entrare letteralmente a gamba tesa nell’isola disputata, venendo così tratti in stato di fermo (non arresto o reclusione, come vedremo) e creando un ulteriore incidente diplomatico in una situazione diplomaticamente complessa.

Perché la situazione è del tutto diversa

Ma davvero dobbiamo stare a rispiegarvelo?

Ok, lo faremo, ma perché siamo buoni.

Abbiamo appurato cosa è successo alle isole Senkaku-Diayu: un vero e proprio incidente diplomatico, se non un conflitto strisciante.

Conflitto che al contrario di quanto i cattivisti da tastiera desiderano per l’Italia, gli stessi Giapponesi non desiderano perseguire

Non a caso, gli occupanti della nave non sono stati processati (al contrario di quanto vorrebbero i patriotti tastieristi per Carola):

il governo giapponese ha annunciato che gli attivisti, tutti cittadini cinesi e alcuni dei quali giornalisti, saranno espulsi e riportati a Hong Kong. Secondo gli esperti, la decisione di espellerli piuttosto che iniziare un procedimento giudiziario contro di loro per immigrazione clandestina è una mossa che vuole evitare al Giappone uno scontro diplomatico più grave.

Bensì, espulsi.

Abbiamo da un lato un’isola di proprietà giuridicamente disputata, dove una delle parti in corso espelle contestatori della controparte rimandandoli a casa loro senza aggravare una compromessa e complessa situazione diplomatica con un’escalation.

Abbiamo dall’altro, come abbiamo detto a suo tempo, una nave piena di naufraghi, profughi stremati dalle avversità del viaggio, in stato psicofisico precario, ed un comandante costretto dalle circostanze all’attracco.

Abbiamo quel genere di situazione dove il cosiddetto speronamento era dovuto alle elementari leggi della fisica che prevedono che sia impossibile “inchiodare” con una nave della massa della Sea Watch 3 come si farebbe con un Pandino usato al parcheggio del Burghy.

Oltretutto, ai tempi della Kater i Rades in Italia, proprio quell’increscioso e turpe sinistro aumentò tra gli addetti ai lavori ed i giuristi lo studio delle manovre di arginamento dell’immigrazione clandestina.

Non vi è alcun dubbio che un fenomeno importante come l’immigrazione clandestina vada controllato, regolato e diretto dal diritto, se non altro per evitare tragedie e morti in mare, ma proprio in seguito a quella tragedia gli addetti ai lavoro internazionali stabilirono in modo univoco, e giuridicamente ineccepibile, quanto il prodotto di una regolamentazione eccessivamente rigida e protezionistica non possa che, inevitabilmente, ricadere nella tragedia come una pallina posata su di un piano inclinato non può che rotolare verso il basso.

Parliamo di testi come Extraterritorial Immigration Control: Legal Challenges che a pagina 294, collazionando gli studi di giuristi di pregio come Enzo Cannizzaro, arriva alla conclusione che

Esiste un’obbligazione di ogni Stato a limitare le azioni a difesa dei propri confini entro i limiti necessari ad evitare un danno sproporzionato rispetto al rischio di intrusione

Sostanzialmente, ciò che chi diffonde questo meme chiedere è compiere l’equivalente di spiaccicare un’ambulanza piena di feriti ai confini doganali di uno Stato, rischiando così di spezzare le vite degli stessi, per una “difesa dei confini patrii” che lo stesso diritto considererebbe un intollerabile abuso.

Difatti, al momento ricordiamo che come prognosticato il Capitano Rackete al momento è a piede libero, e solo nei prossimi giorni ci si pronuncerà sul gravame relativo al provvedimento che ha disposto il ritorno alla libertà di cui abbiamo lungamente parlato.

In conclusione

Questo meme raffigura una Australia che non esiste, comparando due situazioni assolutamente incomparabile e chiedendo reazioni di pancia ingiustificabili in uno Stato di Diritto.

Non possiamo che, nettamente, prenderne le distanze.

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