Accesso all’anagrafe tributaria: finalmente firmata intesa tra Entrate e Giustizia

di Bufale.net Team |

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Accesso all’anagrafe tributaria: finalmente firmata intesa tra Entrate e Giustizia Bufale.net

Una buona notizia per i creditori di tutta Italia ed una pessima notizia: finalmente è stata firmata l’intesa tra Agenzia Entrate e Ministero della Giustizia relativo all’accesso all’anagrafe tributaria, col placet del Garante Privacy.

Accesso all'anagrafe tributaria: finalmente firmata intesa tra Entrate e Giustizia

Accesso all’anagrafe tributaria: finalmente firmata intesa tra Entrate e Giustizia

Cosa comporta? Che un creditore, munito di idoneo titolo esecutivo e precetto (derivanti ad esempio da sentenza passata in giudicato, assegno protestato, ricognizione di debito e simili) potrà finalmente dare piena attuazione all’art 492bis del Codice di Procedura Civile e chiedere all’Ufficiale Giudiziario di occuparsi delle dovute ricerche.

Accesso all’anagrafe tributaria: finalmente firmata intesa tra Entrate e Giustizia

Facciamo un po’ di storia: il problema del creditore, da che mondo è mondo, è sempre stato farsi pagare. In passato, prima dell’introduzione delle banche dati, arrivare alla fase esecutiva era sempre stato un problema: l’Ufficiale Giudiziario può sì sempre provvedere al pignoramento dei beni di un debitore riottoso, ma senza sapere dove si trovano questi beni è un problema.

Per un debito ingente, il gioco vale la candela: pensate ad un debito di entità modesta contratto nei confronti del classico soggetto che si professa nullatenente. Nessuna casa di proprietà, magari anche disoccupato, non sapete dove ha il conto in banca… in passato era un’onerosa caccia al denaro occulto, tra atti di precetto inoltrati alle banche della zona, ricerche al PRA per cercare eventuali veicoli di proprietà, investigazioni private. E, francamente, arrivati al punto in cui la spesa superava l’impresa, si preferiva incassare “il bollo” e lasciar correre.

Con l’avvento dell’informatizzazione e la nascita dell’Anagrafe Tributaria, nonché col suo perfezionamento tecnico attuale diventa apparentemente più semplice. Se il fisco conosce le tue fonti di reddito, se la banca dove hai contanti deve comunicare la presenza di un conto, anche i vari giochi di prestigio all’italiana per sfuggire ai creditori diventano vani.

Nel 2014 viene formalmente, enfasi su formalmente aggiunta la possibilità per il creditore, arrivato all’atto di precetto (quindi al momento in cui concretamente comincia il procedimento esecutivo in danno del debitore) di richiedere all’Ufficiale Giudiziario di accedere all’Anagrafe Tributaria ed effettuare le dovute richieste senza aggravio di costo.

Il problema è quel formalmente: di fatto, senza un’intesa sul collegamento tra i due enti, l’Ufficiale Giudiziario si poteva limitare a fornire documentazione relativa alla sua impossibilità tecnica di procedere che con un “Filini facci lei” consentiva a sua volta al creditore di rivolgersi personalmente all’Anagrafe Tributaria con ulteriore aggravio di tempi e oneri (solitamente inoltrando PEC con richiesta motivata e la citata documentazione).

Questo ulteriore “balzello” viene ora a cadere: una semplice richiesta telematica dell’Ufficiale Giudiziario ora fornirà quella risposta.

Il creditore potrà quindi venire a sapere direttamente dall’Agenzia delle Entrate la presenza di beni “aggredibili”, vedendo così il suo interesse prevalere.

 

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