Il “segretissimo documento di Trump che svela la censura Europea” è un attacco al DSA ed alla difesa contro l’odio online (ed una difesa delle Big Tech)
Ci segnalano i nostri contatti come negli ambienti della controinformazione serpeggi un misterioso “documento di 160 pagine” dove “Trump che svela la censura Europea”.

Il “segretissimo documento di Trump che svela la censura Europea” è un attacco al DSA ed alla difesa contro l’odio online (ed una difesa delle Big Tech)
Sostanzialmente si tratta di 160 pagine dove l’amministrazione Trump prende sul personale le sanzioni irrogate ad X per cose tipo la grafica ingannevole del suo “segno di spunta blu”, la mancanza di trasparenza del suo archivio pubblicitario e il mancato accesso ai dati pubblici per i ricercatori.
Trasformando di fatto gli sforzi legislativi per monitorare un ecosistema in cui, specie sotto la gestione Musk, le Big Tech Americane hanno abdicato ad ogni forma di controllo e moderazione in una “censura” e riempiendo 160 pagine dal titolo altisonante e roboante in una continua richiesta di immunità.
Il “segretissimo documento di Trump che svela la censura Europea” è un attacco al DSA ed alla difesa contro l’odio online
Siamo così al paradosso evidente di “liberi pensatori indipendenti e senza padrone” che si stringono intorno alle Big Tech ed ai Magnati dell’Informazione 2.0 scoprendosi improvvisamente paladini non della Libertà di Parola, ma di Meta e X, specialmente quest’ultimo con intere sezioni dedicate a definire le sanzioni un “tentativo di spezzare la resistenza di X”.

La resistenza di X
Difendendo vere e proprie “foglie di fico” come le “Community Notes”, secondo X alternativa al Fact Checking ma come abbiamo visto un asssurdo e fallimentare sfogatoio di improvisati il cui Dunning-Kruger viene nutrito da quel Grok che, per limiti intrinseci della tecnologia non potrà mai restituire un controllo pari a quello umano e spesso fomenta utenti convinti di aver scoperto la bufala e pronti a segnalarci con gran protervia colossali fake news.

Estratto del testo in cui si chiede che le Big Tech non impediscano i discorsi di odio
Sostanzialmente laddove il DSA richiede trasparenza, la rimozione tempestiva di contenuti illeciti, compresi quelli che incitano all’odio o favoriscono la disinformazione e la contemperazione di libertà di espressione con difesa dal contenuto illecito, il “testo di Trump contro la censura” richiede nel pieno stile neocapitalista/tecnofeudale la completa libertà di azione delle Big Tech senza limiti o sanzioni.
Il testo si spinge a far finta che non esistano responsabilità delle piattaforme (anzi, chiedere alle Big Tech un intervento sembra essere “censura”), che non vi siano comprovate interferenze di gruppi organizzati nel processo democratico occidentale a colpi di fake news e che non ci siano copiosi studi sugli impatti sociali delle Fake News.
Ed anche una rigorosa casistica e aneddotica, come una serie di rivolte e sommosse a Soutport nel Regno Unito fomentate a colpi di fake news, foto modificate con AI e contenuti di odio malamente moderati dalle Big Tech.

Estratto del testo secondo cui definire “l’ideologia LGBT una minaccia pari al terrorismo ed alla corruzione” è un contenuto ammesso
Nel mondo di Trump sostanzialmente vive l’arbitrio sommo: diffondere contenuti virali misogini e omofobi diventa “libertà di espressione”, e definire “l’ideologia transgender una minaccia sociale” non è discriminazione.
Ed anche diffondere contenuti di disinformazione a tema pandemico diventa un atto neutro e di certo non possiamo chiedere alle “povere Big Tech” di evitare che utenti usino i social per proporre improbabili bibitoni di Ivermectina e altre pratiche dalle conseguenze gravissime.
Ovviamente il punto non è difendere il singolo omofobo, razzista o disinformatore, ma fornire un tana libera tutti per le Big Tech che avranno una scusa per considerare ogni richiamo alla moderazione un “tentativo di censura” e continuare a monetizzare con contenuti fake e ragebait.
Alla faccia dei “paladini della libertà”, servi della gleba Feudale stretti intorno ai diritti del TecnoSignore.
Il contenuto va quindi in Complottismo: non perché il testo non esista, anzi, ma perché non svela un disegno di censura, ma critica in modo strumentale le politiche europee di gestione delle Fake News suscitando una acritica difesa delle Big Tech mascherata da difesa della libertà di parola.
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