Assassini in subappalto: il tragicomico fallimento dell’omicidio Wei
Siamo nel 2013, e un tentativo di omicidio diventa materiale degno di un cinepanettone italiano. Però in Cina. Parte tutto da un dissidio tra imprenditori decisamente finito in acredine: l’imprenditore immobiliare Tan Youhui decide di risolvere una controversia col suo rivale in affari, tale Wei Mou, col piombo.
Tan contatta tale Xi Guangan e gli propone di uccidere Wei per la somma di due milioni di yuan, circa 282mila dollari al cambio. Di lì tutto quello che poteva andare storto, lo fa.
Assassini in subappalto: il tragicomico fallimento dell’omicidio Wei
Xi decide che non vale la pena sbattersi tanto: si tiene metà della somma e assume il killer a contratto Mo Tianxiang per il resto della somma (peraltro avendo la faccia tosta di chiedere a Xi di lasciargli un altro milioncino per le spese).

Assassini in subappalto: il tragicomico fallimento dell’omicidio Wei – Fotografia: Ye Xin
Mo decide a sua volta di subappaltare il lavoro a tale Yang Kangsheng, a cui offre 270mila yuan più altri 500mila “ma solo a cose fatte”. A sua volta Yang subappalta ad un suo quasi omonimo il lavoro, Yang Guangsheng, al quale offre 200mila yuan (quindi 28200 dollari), con un bonus di 500mila yuan.
Dopo sei mesi di scaricabarile, Yang Guasheng trova un killer di nome Ling Xiansi al quale offre 100mila yuan, prendere o lasciare.
Il povero Ling si trova quindi a compiere un omicidio tutto da solo per circa 14mila dollari.
Ferito nell’orgoglio, o comunque ormai avendo scavato il fondo del barile, Ling contatta Wei e gli propone di far finta di essere morto così possono dividersi i due spicci rimasti.
Wei apparentemente accetta di possare legato e imbavagliato per Ling per una serie di scatti malamente inscenati che Ling avrebbe mandato a Yang Guasheng, che avrebbe mandato a Yang Kangsheng, che avrebbe mandato a Mo, che avrebbe mandato a Xi, che avrebe mandato a Tan sbloccando così il valsente.
Ma alla fine Wei decide di denunciare tutti e il tragicomico processo si chiude nel 2019.
Dopo una serie di non meno bizzarre vicende processuali, Tan viene condannato dalla corte di Nanning a cinque anni di reclusione, Xi a tre anni e sei mesi, i due Yang a tre anni e tre mesi, Mo a tre anni e Ling a due anni e sette mesi, nonché, probabilmente, una figura da cialtrone nel sottobosco criminale.
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