Tokyo: Mangia sashimi e si ritrova nella gola un parassita Pseudoterranova di 38 mm – cautela sì, allarmismo no, le giuste precauzioni

di Shadow Ranger |

Tokyo: Mangia sashimi e si ritrova nella gola un parassita Pseudoterranova di 38 mm – cautela sì, allarmismo no, le giuste precauzioni Bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti una notizia pubblicata in data odierna sul Fatto Quotidiano ed altri giornali nostrani.

Sostanzialmente secondo la notizia

il parassita si sarebbe sviluppato dopo che la giovane donna ha mangiato sashimi (piatto giapponese a base di solo pesce crudo): la donna sentiva dolore ma mai avrebbe immaginato di avere un “verme nero” alla base delle tonsille. “L’infezione orofaringea è rara – hanno reso noto i medici che hanno curato la donna – si avverte come “formicolio alla gola” e tosse. I casi sono in aumento perché lo è il consumo di pesce crudo, inclusi sushi e sashimi”. Secondo la rivista scientifica American Journal of Tropical Medicine and Hygiene, dove è stata pubblicata una ricerca su questo caso, il parassita era ancora allo stadio di larva: in una fase successiva. si sarebbe depositato nello stomaco e sarebbe stato rimosso con una endoscopia

In realtà per quanto la notizia sia vera, per quanto possa sembrare preoccupante, la preoccupazione bastante è quella minima che prevede mangiare solo alimenti in esercizi che rispettino le norme di sicurezza del caso.

Mangia sashimi e si ritrova nella gola un parassita Pseudoterranova di 38 mm, la pubblicazione

Partiamo dalla pubblicazione su American Journal of Tropical Medicine and Hygiene, dal titolo Palatine Tonsillar Infection by Infezione palatale alle tonsille causata dallo Pseudoterranova Azarasi.

Che descrive il caso di una 25enne giapponese che, come da notizia, ha cominciato a soffrire di un insistente mal di gola dopo aver mangiato sashimi, risolto con l’estrazione meccanica (con l’aiuto di un paio di pinzette), di una larva di Pseudoterranova Azarasi, un parassita tipico dei pesci, ma anche pericoloso per la salute umana a cagione del potenziale di provocare affezioni gastrointestinali ed allergie.

Come possiamo difenderci?

Per questo solitamente cuciniamo il pesce e, ove la preparazione richieda pesce crudo, usiamo pesce fresco ma abbattuto termicamente.

Infatti, come ci ricordano gli esperti

Innanzitutto, è bene sapere che il pesce non può essere consumato crudo senza subire prima dei processi termici, sia a casa sia al ristorante. Deve essere cotto per almeno un minuto a 60 gradi oppure deve essere abbattuto cioè viene congelato a una temperatura non superiore a – 20 gradi per almeno 24 ore nei ristoranti (che hanno in dotazione degli appositi strumenti per abbattere in tempi più rapidi) e per almeno 96 ore nel freezer di casa.

È anche possibile per l’uso domestico comprare pesce surgelato, ma verificando il corretto stato di conservazione e il rispetto della catena del freddo.

Alimenti scaduti, in scatole visibilmente deteriorate e privi di indicazioni sulla corretta conservazione sono sicuramente da scartare.

Un riassunto?

Effettivamente, l’otto luglio è stato registrato nella letteratura medica locale un caso di infezione da anisakis.

Non è un caso isolato: mangiare pesce crudo, tipico di molte preparazioni come il sashimi comporta tali rischi, che possono essere ridotti se non azzerati con l’uso di materia prima salubre, correttamente trattata a norma di legge mediante abbattimento termico e, ove surgelata, nel rispetto della catena del freddo.

Del resto, se il corpo è un Tempio, dobbiamo essere attenti a sfamarci solo nei ristoranti che ci garantiscono tutte le tutele relative ad una corretta e sana preparazione.

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