Richiesto il sequestro degli account social di Matteo Salvini

di Shadow Ranger |

Come sapevamo da tempo, il capitano Rackete ha proposto querela, e nella stessa è previsto il sequestro degli account social di Matteo Salvini.

La cosa è importante e va precisata. La differenza è assai sottile.

Il diritto infatti, come vi abbiamo detto ai tempi dell’inizio della lotta ormai anche giudiziaria per e contro il capitano Rackete, è come un lago.

Ogni azione ha una serie di conseguenze, ognuna interconnessa e prevedibile nel suo accadere ancorché non negli esiti.

È come lanciare un sasso in un lago in un pomeriggio estivo: le increspature concentriche si formeranno inevitabilmente rimbalzando sui margini.

Cosa prevede la querela

Open ha pubblicato il testo della stessa, e l’assunto è assai semplice.

Il Capitano Rackete adduce sostanzialmente tre motivi di doglianza

  1. Ritiene se stessa diffamata dalle parole di Matteo Salvini, sul quale chiede di agire non in veste di Ministro o Vice Premier, ma cittadino italiano, essere umano dotato di account Facebook e Twitter (ancorché con una potenza delle sue azioni considerata aggravata dal suo ruolo)
  2. Ritiene che detti commenti e frasi fungano da volano e da invito per i follower di tali contenuti a reiterare le stesse esternazioni, ovvero possano suscitare in qualcuno il desiderio di andare oltre
  3. Ritiene che la permanenza di detti commenti sia idonea a proseguire i punti di doglianza 1 e 2 e perpetuarli.

strumento di un messaggio di odio concretamente idoneo a provocare da un lato la commissione di nuovi delitti di diffamazione ai miei danni e dall’altro di espormi tal pericolo di aggressioni all’incolumità fisica

Così il Capitano Rackete descrive i commenti a lei rivolti e giustifica il sequestro degli account social di Matteo Salvini.


Sostanzialmente, è lo stesso concetto di pagina pubblica che potrebbe essere ridiscusso in questi giorni.

In base a quale principio ciò sarebbe possibile?

In base all’art. 321 c.p.p., il sequestro preventivo di cui più volte vi abbiamo parlato, parte della famiglia delle misure cautelari.

Le misure cautelari sono dei provvedimenti emessi nel periodo intercorrente tra l’inizio del procedimento penale e l’emanazione della sentenza. Vengono adottati dall’autorità giudiziaria per evitare che si verifichino alcuni pericoli; nello specifico i pericoli che l’adozione vuole scongiurare sono: 1) difficoltà nell’accertamento del reato; 2) difficoltà nell’esecuzione della sentenza; 3) possibilità che vengano compiuti altri reati o che si aggravino le conseguenze di un reato.
Presentano determinate caratteristiche: sono strumentali al procedimento penale perchè mirano ad evitare che si verifichino i summenzionati pericoli; per le stesse ragioni sono anche provvedimenti urgenti; sono incidentali in quanto è necessaria l’esistenza di un procedimento penale; agli atti deve sussistere una prognosi di colpevolezza che però, in ossequio all’art. 27 Cost., comma II, deve essere ponderata alla luce del principio di presunzione di innocenza fino alla definitività della sentenza; sono provvedimenti immediatamente esecutivi, sebbene provvisori, in quanto oltre a venir meno con l’emissione della sentenza definitiva, possono essere revocate o modificate; sono impugnabili tramite i meccanismi previsti dal codice (riesame, appello e ricorso per Cassazione); sono espressamente tipizzate dalla legge; infine possono essere disposte solo con un provvedimento del giudice di cui la giurisdizionalità delle stesse.

Detto in parole semplici: siccome siamo ancora in uno stato di Diritto, nel quale nessuno può essere dichiarato colpevole se non in forza di sentenza passata in giudicato, nel frattempo comunque lo Stato ha il diritto di assumere dei provvedimenti tali da limitare le possibilità che un atto del quale si chiede la valutazione giuridica sia commesso.

Ma siccome il diritto penale è comunque l’ultima risorsa dell’ordinamento, ed abbiamo superato da diversi secoli il Medioevo in cui le pene venivano irrogate a caso, senza sanzione, anche le misure cautelari vengono irrogate in un rigoroso ordine gradato, dalla più lieve alla più grave.

Un elenco di criteri è contenuto nell’art. 275 cpp, a cui si rimanda per la disamina

Vi abbiamo parlato del diritto che funziona come cerchi in uno stagno: se il Capitano Rackete sporge querela, adduce quindi che le affermazioni contenute nei profili citati sono a. lesive della sua onorabilità e reputazione, b. costituiscono fonte di rischio per la sua integrità e c. che tale rischio è immanente nelle stesse frasi.

Sostanzialmente, si passa al secondo passo dell’esposizione: il Capitano Rackete adduce che determinati profili contengono affermazioni penalmente rilevanti ed in grado di nuocerle, e tale nocumento esisterà finché le affermazioni saranno visibili.

Il terzo step è quindi il copione già visto: si chiede al diritto, ancora prima di valutare il merito, ovvero se Matteo Salvini sia colpevole e innocente, di ritirare dalla circolazione quelle affermazioni perché ove venga in seguito confermato che quella lesione vi è, così facendo si potrebbero limitare gli effetti.

Effetti che vengono descritti nell’orda di leoni da tastiera che, anche se sfuggiranno alle maglie della giustizia come la sabbia sfugge da un pugno troppo stretto, compaiono debitamente elencati negli atti di accusa come riprova del vulnus, del danno che la difesa del Capitano Rackete adduce perdurare finché gli account social indicati ospiteranno le affermazioni citate ed i loro commenti.

Al momento non sappiamo se il sequestro avverrà però: come abbiamo detto più volte, sequestro preventivo non significa condanna, e come abbiamo detto più volte, la natura stessa dei provvedimenti preventivi porta chi è chiamato a decidere sulla loro irrogazione a muoversi coi piedi di piombo.

Ci sono quindi una lunga serie di pesi e contrappesi da valutare. Da un lato la natura stessa dei provvedimenti cautelari, che non colpendo persone la cui colpa è accertata definitivamente richiedono ponderazione.

Dall’altro lato, quando addotto dai legali della Rackete

C’è anche la fotografia, pubblicata da Salvini, in cui il ministro è ritratto insieme a un gruppi di donne in divisa, e sotto la foto di Carola con la scritta “una criminale”. Per i legali di Carola, “è un’immagine che assume la connotazione di una segnalazione pubblica e rimanda ai manifesti dei ricercati, e quindi si tratta di un’istigazione pubblica a delinquere”. Nella denuncia sono trascritte le offese sessiste apparse in Rete e nei commenti ai post di Salvini, sugli account ufficiali. Motivo per cui la Capitana chiede il sequestro preventivo degli account ufficiali del ministro, sia quello su Facebook sia quello su Twitter: “La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – motiva l’avvocato Alessandro Gamberini – che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa”.

Unitamente al fatto che, per le ragioni dianzi indicate, controparte rifiuta di considerare i profili social di cui chiede il sequestro coperti dalle garanzie dovute alla stampa o fonte istituzionale.

Cosa accadrà poi?

Quello che accade sempre in questi casi, con in più un dibattito sul ruolo di Salvini come ministro o come cittadino.

Ancora una volta un GIP sarà chiamato a decidere sull’eventualità giuridica di irrogare tale provvedimento, e si dovrà discutere se tali azioni siano quelle di un Ministro, e quindi da sottoporsi alla Giunta per le Autorizzazioni del Senato, o quelle di un cittadino, e quindi sarà il GIP in piena autonomia a decidere sul da farsi.

E quindi?

Ci sediamo ed aspettiamo: la legge è uguale per tutti. Re e mendicanti, ministri e cittadini, grand’uomini illustri e uomini comuni nella loro vita di tutti i giorni.

Ha i suoi tempi e richiede i suoi spazi.

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