NOTIZIA VERA/DISINFORMAZIONE Franceschini: Riportiamo a casa le opere dimenticate dai grandi musei – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Un nostro utente ci chiede di verificare il contenuto di un’immagine che ritrae Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, la statua intitolata “Ercole Farnese” e il seguente testo:

Giù le mani dalla Collezione Farnese – Il Ministro dei Beni Culturali, l’emiliano Dario Franceschini, per non lasciare che il 2014 passi senza che il suo Ministero abbia fatto scelte a vantaggio esclusivo del centro-nord ha annunciato di voler trasferire la “Collezione Farnese” di proprietà napoletana, alle città di Parma e Piacenza.

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Cercando informazioni in merito, il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo ha effettivamente dichiarato di essere favorevole ad uno spostamento delle opere d’arte nel territorio italiano, il tutto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera lo scorso 27 dicembre 2014. Ecco alcuni punti salienti dell’intervista:

[…]
Lei ha anche la delega per il turismo. Non è soddisfatto che vengano tanti stranieri a visitarci?
«Non è questo il punto. Viviamo in un paradosso. Roma, Venezia e Firenze hanno i centri storici e i centri museali ormai al limite della loro possibilità di accoglienza e addirittura di capienza. Gli Uffizi, per esempio, hanno giustamente il numero chiuso, con i flussi regolati. Nel resto d’Italia, che è un “museo diffuso”, esistono ovunque splendidi tesori d’arte che potrebbero attirare innumerevoli visitatori. E dobbiamo organizzarci presto, altrimenti avremo dei problemi. Un numero ridotto di città rischia di soccombere e il resto d’Italia di rimanere tagliato fuori dal circuito turistico».
Quali problemi vede, ministro?
«I volumi del turismo internazionale stanno crescendo esponenzialmente. La sola Cina oggi ha circa 100 milioni di abitanti pronti a uscire dal Paese almeno una volta l’anno, e alla vetta dei desideri c’è l’Italia. Tra cinque anni diventeranno 5oo milioni. Impensabile che la parte di loro che verrà in Italia si scarichi solo su tre città. Dobbiamo puntare su un turismo sostenibile e diffuso. Anche per questo sottoporrò presto un progetto a una commissione di esperti». Di che cosa si tratta? «Penso a una ricollocazione di pezzi d’arte nei loro luoghi d’origine, a una “ri-contestualizzazione” nei territori, iniziando dalla ricollocazione di parte delle opere che riempiono i depositi dei grandi musei italiani. In questo modo si potrebbe creare, intorno all’operazione, una serie di eventi culturali capaci di attirare interesse scientifico e visitatori. Giorni fa è tornato a Cerveteri il Cratere di Eufronio, saccheggiato in quell’area dai tombaroli nel 1971, poi finito sul mercato clandestino internazionale, esposto al Metropolitan Museum di New York e infine restituito all’Italia nel 2006. Era esposto a Roma al museo di Villa Giulia, ora è al Museo archeologico di Cerveteri per una mostra temporanea. E secondo me potrebbe restarci».
Ha altre idee di questo genere?
«Posso fare alcuni esempi, fermo restando che un ministro non è un tecnico e che sarà una commissione a decidere. Gli arredi farnesiani e borbonici della reggia di Colorno, dei duchi di Parma, sono dispersi tra palazzo Pitti, il Quirinale e Capodimonte. Potrebbero tornare nella loro sede originaria. I quadri di Lorenzo Spolverini, oggi nei depositi di Capodimonte, vengono da palazzo Farnese a Piacenza, e a Piacenza potrebbero tornare, l’Ecce Homo di Federico Barocci, ora nei depositi di Brera, potrebbe rientrare nella “sua” Urbino alla Galleria nazionale delle Marche. La Leda e il cigno del Tintoretto, ora nei depositi degli Uffizi, potrebbe riprendere il suo posto a Venezia, al museo di Palazzo Grimani. Il Sarcofago di Eremburga, nei depositi del museo Archeologico di Napoli, potrebbe andare insieme al Sarcofago di Ruggero in Calabria, al Museo nazionale di Mileto. Alla Pinacoteca nazionale di Bologna potrebbe tornare la Madonna con San Pietro che consegna le chiavi a San Clemente: ora è nei depositi di Brera ma proviene dal Collegio di Spagna a Bologna».
[…]

Al momento è un’idea, non è niente di realizzato o deciso, lo stesso Ministro riferisce che sottoporrà il progetto ad una commissione di esperti. L’intervista è presente anche nel sito del Partito Democratico.
Per quanto riguarda l’immagine, diffusa dalla pagina Facebook “Unione Mediterranea“, una parte del testo riportato non è effettivamente corretto: “abbia fatto scelte a vantaggio esclusivo del centro-nord”. Dagli esempi riportati dal Ministro, che ricordiamo essere solo un’idea, non vengono citate solo le opere della Collezione Farnese e l’eventuale ritorno nelle città d’origine, ma anche di altre opere come il Sarcofago di Ruggero che potrebbero tornare in Calabria (quindi il vantaggio non è proprio esclusivo del centro-nord). Nell’intervista il Ministro parla di Sarcofago di Eremburga, ma ci risulta che questo sia già nel Museo nazionale di Mileto e che sia invece quello di Ruggero attualmente presente a Napoli.
Sul sito “Unione Mediterranea” è presente un articolo, linkato anche nel testo d’accompagnamento dell’immagine condivisa su Facebook, il quale riporta quanto segue:

[… ] Ma la Collezione Farnese è stata ereditata legittimamente da Carlo III di Borbone re di Napoli, dalla madre Elisabetta Farnese, consorte di Filippo V di Borbone. […] La Collezione Farnese è storicamente e legittimamente napoletana e non si tocca.

Bisogna fare delle precisazioni. La Collezione Farnese nacque per volontà di Papa Paolo III (in nascita Alessandro Farnese, nato a Canino in provincia di Viterbo, Lazio) e si sviluppò tra Roma, Parma e Piacenza. Morto senza eredi Antonio Farnese nel 1731, la Collezione passò a sua nipote Elisabetta, moglie di Filippo V di Spagna, e poi al figlio Carlo di Borbone (prima Duca di Parma e Piacenza, poi Carlo III di Spagna). In seguito alla guerra tra Spagna e Austria, nel 1734 Carlo di Borbone fece trasferire la collezione a Napoli in modo che questi non finissero nelle mani degli austriaci. Affermare che la Collezione Farnese è storicamente napoletana, se si considera l’origine sia della Collezione che di gran parte delle opere presenti a Capodimonte, non sarebbe propriamente corretto.
Ricapitolando, e ripetiamo, al momento quella di Dario Franceschini è solamente un’idea, non è una bufala, ma non è niente di deciso, e non risulterebbe a “vantaggio esclusivo” del centro-nord Italia. Aspettiamo maggiori precisazioni una volta che verrà convocata la commissione di esperti ed eventuali comunicazioni dal Ministero competente.

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