Intercettazioni: “i cavi ormai sono tutti corrosi”. Cosa sappiamo degli arresti di Autostrade per l’Italia?

di Bufale.net Team |

Intercettazioni: “i cavi ormai sono tutti corrosi”. Cosa sappiamo degli arresti di Autostrade per l’Italia? Bufale.net

Ci segnalano alcuni meme sugli arresti per la gestione di Autostrade per l’Italia, chiedendoci lumi in merito ad alcune frasi.

Premessa: li state chiedendo alle persone sbagliate. Noi facciamo Fact Checking, non giudiziaria. Ed è ferma opinione di chi vi scrive che il ricorso alla “giudiziaria anticipata” cela il potenziale di diventare scellerato giustizialismo.

La differenza fondamentale tra un episodio di Forum in cui il Giudice Arbitro sentenzia su storie di corna, brillocchi rubati, figli illegittimi, licenziamenti, ancora storie di corna vissute, usucapioni, animali domestici ed ogni esempio di miseria umana e l’attività giudiziaria ordinaria è proprio questo.

Non puoi aspettarti risultati in giornata.

Troppe volte noi stessi abbiamo lanciato un Analisi in Corso per poi, il mese dopo, essere subissati di messaggi poco gentili del genere

“Il mese scorso avete detto che sono analisi in corso, si può sapere chi è il colpevole?”

“Non è possibile che dopo due mesi non si sa chi è il colpevole, per me voi sapete tutto e siete corrotti per non dirlo!”

E altre cose poco gentili che alla fine tendono a incrementare il numero di persone convocate dal sistema giudiziario di almeno un’unità per persona che ci accusa di non voler anticipare l’opera della magistratura.

Ciò premesso, e premettendo che ogni articolo di “giudiziaria” che ci chiedete sarà Analisi in Corso fino a sentenza passata in giudicato e di più non potete e non avete il diritto di chiedere, possiamo passare all’articolo

Che cosa sappiamo degli arresti per la gestione di Autostrade per l’Italia

Ben poco, e quello che sappiamo l’ha descritto mirabilmente Il Post, medaglia d’oro del giornalismo responsabile secondo noi.

Potremmo quindi rimandarvi alla loro analisi, e chiudere qui l’articolo. Hanno agito alla perfezione. E ve la riportiamo

Mercoledì mattina la Guardia di Finanza ha arrestato Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (ASPI), e altri due dirigenti, Michele Donferri Mitelli, ex responsabile nazionale delle manutenzioni di Autostrade, e Paolo Berti, ex direttore centrale operativo. Per i tre sono stati disposti gli arresti domiciliari. Castellucci era stato amministratore delegato di Autostrade per l’Italia dal 2005, e si era dimesso nel dicembre del 2018.

L’indagine che ha portato agli arresti è stata avviata un anno fa in seguito all’analisi di documenti acquisiti nel corso di un’altra inchiesta, quella sul crollo del ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto del 2018 e in cui morirono 43 persone. L’indagine riguarda l’installazione sulla rete autostradale di pannelli fonoassorbenti, utilizzati per limitare il rumore provocato dal traffico, giudicati a rischio di distacco dal 2017, ma sostituiti soltanto nel febbraio del 2020.

L’accusa per gli imputati è di essere stati a conoscenza “di difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti” e non avevano voluto “procedere a lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi.”

Come vi abbiamo detto più volte, accusato, indagato, imputato e colpevole sono concetti non sovrapponibili.

Il rito Penale segue il criterio della certezza oltre ogni ragionevole dubbio: la condanna consegue quindi un giudizio di merito, anzi una sentenza passata in giudicato. Consegue che ci sono tre gradi di giudizio, dal primo grado alla Cassazione, nel quale spetta al PM provare la colpevolezza dell’imputato, a questi è consentito difendersi, e al termine di questo (o esaurite le possibilità di gravame) si arriva alla condanna o all’assoluzione.

Parliamo quindi di rito cautelare: siccome siamo ancora in uno stato di Diritto, nel quale nessuno può essere dichiarato colpevole se non in forza di sentenza passata in giudicato, nel frattempo comunque lo Stato ha il diritto di assumere dei provvedimenti tali da limitare le capacità del reo di ripetere un reato.

Ma siccome il diritto penale è comunque l’ultima risorsa dell’ordinamento, ed abbiamo superato da diversi secoli il Medioevo in cui le pene venivano irrogate a caso, senza sanzione, anche le misure cautelari vengono irrogate in un rigoroso ordine gradato, in cui la misura cautelare “carceraria” è l’ultima possibile ed irrogabile.

I magistati hanno deciso quindi per i domiciliari, valutando il rischio che Castellucci possa, in difetto delle misure citate, alterare il quadro probatorio e reiterare il reato.

Il che non significa anticipare il processo.

Significa che ci tocca aspettare.

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