DISINFORMAZIONE immigrati pretendono "basta acqua corrente la vogliamo minerale" – bufale.net

di Shadow Ranger |

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E’ notizia di questi giorni, anzi, dell’ultimo giorno e mezzo, ma che rimbalza su Facebook crescendo come una slavina incontrollabile, la notizia secondo cui un gruppo di immigrati, alloggiati in un hotel a tre stelle di Isernia, sarebbero in rivolta per… il rifiuto di bere acqua di rubinetto, prediligendo, a dire degli scriventi, la più raffinata e costosa “acqua minerale” in bottiglia.
La notizia è, purtroppo, troppo affrettata e recente perché sia possibile averne riscontri certi, ragioni per cui vi promettiamo che “resteremo sul pezzo”, raccogliendo ogni aggiornamento per consegnarlo e sottoporlo alla vostra attenzione.
Nonostante l’estrema novità della notizia, il ricorso alla stampa locale ci fornisce un parere serio e concreto. Apprendiamo infatti che i motivi della rivolta sono, come sempre accade, una mera vox populi tramutata artatamente in vox dei una volta raggiunto il megafono di Facebook.
Scopriamo infatti che:

Qualcuno ha detto che erano stanchi di bere acqua corrente e che volevano quella minerale, da qui la protesta.
Mentre la banalità della scusa nasconde la sicurezza che gli “ospiti” di colore hanno voluto rappresentare in qualche maniera l’esigenza di avere un qualcosa di più per la vita quotidiana.
Gli stessi hanno nominato due loro rappresentanti che possano essere anche in futuro portavoce delle loro esigenze.

Non ricordate di aver letto qualcosa di simile su questo stesso sito? Mi ero già imbattuto in una notizia del genere, che potrete riscontrare qui.
Questa “nuova” notizia, sia pur in embrione ed in nuce, degna pertanto di approfondimento, si presenta del tutto speculare.
Anche in questo caso abbiamo

[Il] disagio esistenziale, della noia che i migranti stanno vivendo nella cittadina che li ospita.
Al di là di essere sfamati ed assistiti in qualche modo gli ottanta ospiti, fra cui alcuni bimbi e donne incinte, li si vede o a passeggio per le strade di Agnone oppure a bivaccare al sole su panchine, gradini di abitazioni e slarghi del posto.
Una cosa questa che tedia e certamente porterà i migranti a cercare qualcosa in più di quanto e dovuto.

Analizziamo quindi gli elementi in comune tra le due situazioni: un gruppo di immigrati viene condotto in una città marginale. Gli viene promesso che potranno impiegarsi, potranno cercare di trovare un lavoro, potranno spendersi per dare un senso alla loro vita nell’unico modo un uomo o una donna possono farlo: cercando un lavoro per porre pane sulle loro tavole col sudore della loro fronte.
Ma non possono: vengono tenuti in un albergo che diventa una gabbia dorata, una lussuosa prigione che li condanna contro ogni loro desiderio o contro ogni loro voglia ad un’esistenza oziosa e parassitaria.
Vorrebbero uscire da questo limbo, ma non possono. Non hanno la più pallida idea se gli è consentito allontanarsi senza rischiare sanzioni o la perdita della possibilità di costruirsi una nuova vita in Italia. Non sanno a chi rivolgersi: la stampa locale critica, della scelta degli immigrati, solo il non essersi rivolti alle personalità istituzionale idonee… ma non possiamo pretendere che un esule in terra straniera sia in grado di identificarle.
Così protestano, e si badi bene, in modo pacifico. Organizzano un sit-in, nominano dei loro rappresentanti, chiedono di conferire con qualcuno per esprimere questo disagio, per essere non già aiutati e basta, ma aiutati ad aiutarsi.
Poi si diffonde la voce che “vogliono l’acqua minerale”, ed il bisogno di cercare un “di più” che nasca dal libero lavoro indipendente viene sommerso in una sassaiola di commenti sovente xenofobi e razzisti.
Si ricompensa chi vuole lavorare per vivere con la diffidenza, e si accusa di essere un parassita chi si ribella alla prospettiva di dover vivere da parassita controvoglia, preferendo l’occasione di poter invece mettersi in gioco personalmente.

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