Hanno ucciso un ragazzo questa notte, il padre ha scacciato il ‘fidanzato’

di Bufale.net Team |

Hanno ucciso un ragazzo questa notte è una bufala che se non fosse grottesca ricorderebbe un ilare raccontino di Guareschi.

Nella storia breve del celebre scrittore, Giovannino Guareschi descriveva se stesso come un ancor giovane giornalista intendo a rivendere al suo quotidiano un pezzo di colore. Una semplice storiella di un ragazzino in attesa della Befana, che veniva ripetutamente riscritta dall’editore a fine di clickbait.

Nell’ultima e definitiva versione la storiella del ragazzino in attesa dei regali diventava la sordida storia di Gigino, fanciullo Meneghino che dopo aver sentito un grido straziante nella notte si imbatteva nel cadavere sgozzato di una vecchietta il cui sangue scorreva fumante come vin bruleè rimanendo orrendamente traumatizzato. Alle rimostranze del giovane Guareschi veniva risposto così

“E la vecchia sgozzata? Vuoi inventare un delitto?”


“Ma che inventare! Tu non precisare località: figurati se stanotte in tutta Milano non sgozzano una vecchia.”

Un emulo di Guareschi e della sua redazione è apparso in quella che ormai è diventata terra di conquista delle bufale: la landa Social di Twitter

Hanno ucciso un ragazzo questa notte, il post bufala
Hanno ucciso un ragazzo questa notte, il post bufala

La bufala, che conta al momento 588 retweet e oltre 3000 Mi piace (testamento del livello sordido a cui è arrivata l’umanità social in Italia…) è un semplice tweet, un messaggino redatto con un Italiano zoppicante e la tipica sintassi da messaggio “buttato giù” dalla tastiera di un cellulare.

Hanno aggredito un ragazzo nel mio palazzo sta notte ed è morto. È stato ucciso dal padre. La moglie e lui erano partiti in vacanza e al ritorno hanno trovato il figlio con il suo ragazzo e hanno buttato fuori di casa il suo “fidanzato” e a lui picchiato fino alla morte.

Ed è del tutto falso.

Si tratta della forma più sordida della bufala, la “Bufala del Giustiziere”, un tipo di bufala redatta a tavolino per assicurarsi che chiunque la legga diventi automaticamente una persona peggiore, preda degli istinti peggiori.

Il canovaccio è sempre lo stesso

Tizio è un italiano di estrazione media. Un giorno Tizio subisce un grave torto o si avvede che una donna, un bambino o un piccolo animale domestico (o altri inermi) a lui vicino hanno subito un grave torto da Caio, un malvagio criminale appartenente spesso a categorie sociali invise al lettore medio (stranieri, immigrati, politici, miliardari, arabi, nomadi, criminalità organizzata…). Tizio, abbandonato dalle autorità che non intervengono su Caio, decide di farsi vendetta da solo e nel modo più efficientemente brutale possibile. Si reca così da Caio e lo uccide nel modo più graficamente doloroso possibile, oppure lo lascia minorato/menomato/sfigurato/massacrato/moribondo. Le autorità, che non sono intervenute fino a quel momento, intervengono per punire Tizio per il suo gesto, lasciando al viralizzatore il compito di implorare il lettore di condividere la storia di Tizio esprimendo, assieme al Popolo della Rete, approvazione per la condotta dello stesso e ottenere una forma di risarcimento postumo per la condanna di Tizio.

Una sorta di perverso gioco delle parole matte buttato a tavolino per incitare all’odio per il diverso. Con tanto di finale atroce.

In questa storiella, una coppia omosessuale viene a pernottare a sorpresa nella casa dei genitori di lui, assenti. Al ritorno, il padre scaccia il ‘fidanzato’, naturalmente con le virgolette, e brutalizza il figlio picchiandolo a sangue.

Riflettete su quanto possa essere censurabile non colui che inventa un simile apologo, ma colui che, senza interrogarsi, lo ricondivide tuonando contro la stampa ed i giornali colpevoli di voler nascondere la verità, e sognando ciò che nei fatti è un pestaggio particolarmente atroce descritto con dovizia di particolari, che tradisce malcelate ambizioni di sostituire la giustizia con le forche e fare della violenza un passatempo, vendicando il pestaggio con un pestaggio pari ed eguale.

Immaginate quale levetta scatti nella mente di qualcuno che fino a qualche minuto prima vi vendeva il pane, riparava la vostra macchina, teneva la vostra contabilità, insomma viveva con voi una vita felice ed onesta per riempire la sua mente di immagini di violenza in cui vede se stesso straziare la carne di un essere umano, sognando e sperando che da qualche parte qualcuno abbia ucciso una terza persona in modo ancora più brutale solo per provare la “gioia” di cercare il colpevole e ucciderlo a mani nude, vedendo quel sangue fumante come vin bruleè scorrere sulle sue mani e riempiendosi le orecchie delle sue urla con un godimento osceno.

E la notizia era falsa.

La stampa, accusata da chi ebbro di violenza in una sorta di rito pagano da Baccanti e Menadi 2.0 la accusava di nascondere loro una storia turpe di sesso e violenza, ha contattato le autorità, ottenendo un lapidario comunicato

Il Comando provinciale dei Carabinieri di Verona e la Questura, contattati da tgverona.it , hanno smentito la notizia: nessun omicidio nel veronese e nessuna fila di testimoni in caserma.

Una serie di Tweet, reperibili sul sito del quotidiano e rimossi dall’autore, confermano la pista della Bufala del Giustiziere, col narratore che aggiunge alla sua sordida narrazione dettagli atti a calcare la mano sul pathos e sullo shock emotivo.

Era un falso. Niente da vedere. Anche oggi, i Giustizieri della Notte ripongano la pistola nella fondina.

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